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Stelle di terra

A metà strada tra sogno e realtà si collocano le storie di Emilio Diedo, strutturate talvolta in sequenze o atti e accompagnate spesso da digressioni, commenti, precisazioni e inviti al lettore a seguire il filo di un discorso tenuto in prima o terza persona. Racconti lunghi o brevi compongono una raccolta caratterizzata dalla presenza del trascendente, entità superiore in cui i personaggi del libro ripongono la loro fiducia.

L’amore, se è presente, non conosce confini, eterno come il vincolo che unisce la giovane vedova, prossima a partorire, al defunto consorte in “Confessioni d’anima”. Ben più ordinarie sono, invece, le disavventure dell’aspirante avvocato manipolato dall’avida moglie in “Il genio della fortuna”.

Pur primeggiando, le figure femminili sono protagoniste di eventi eccessivamente melodrammatici, come la donna privata degli affetti familiari in “Farfalle d’autunno”. Quando si muove sul versante allegorico e surreale l’Autore ottiene invece risultati migliori: è il caso dell’incontro tra un’anima desiderosa di conoscere la strada per il Paradiso e il suo angelo (“Il Metadialogo”) o del misterioso furto nella villa ben custodita (“La ladra”).

All’apparenza leggere, le vicende narrate da Diedo ruotano attorno alle fasi cruciali dell’esistenza, la nascita e la morte, concatenate al punto che dalla perdita di uno scaturisca la venuta al mondo dell’altro (“Vita in corpore”).

Sarà il tempo a lenire la sofferenza causata da questo estremo distacco a patto che i superstiti rispettino i desideri del defunto come l’inglese che, giunta a Venezia, getterà nel Canal Grande le ceneri del fratello morto (“Sul ponte di Rialto”).

Recensione
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