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L'invasione degli storni

Mosi, poeta fiorentino di delicate permanenti sfumature (permanenti perché incidono e sedimentano nella psiche del lettore sensibile) ci offre un altro gentilissimo libro dopo il memorabile Aquiloni. La bella immagine che compare sulla copertina (suggestiva fotografia di Simone Guidotti) dà subito un segno dell’assunto del libro, e, giustamente, nell’ottima Prefazione di Giuseppe Panella, viene subito indicato un altro quanto affascinante referente letterario: l’indimenticabile passo del Palomar di Calvino nel quale il personaggio di fronte alle ondate degli storni, che con ampie volute oscurano di tanto in tanto i nostri cieli, prova apprensione. Ed è sotto lo stemma dell’Interrogazione che si snoda questo “viaggio” del poeta dalla Valle dell’Inferno alla Via del Purgatorio fino al “Paradiso” della realtà presente che però si nutre del proprio passato, come già ci ha insegnato un altro grande scrittore (William Faulkner). E a fare da “guida” ispirativa per questo viaggio, un po’ come – fatte le debite differenze – avviene con Beatrice per Dante, è la piccola Gabriella, sorella di Roberto, morta dopo un giorno di vita. E’ a lei che l’autore dedica questo vibrante libretto (la dedica stessa è già di per sé un verso: “A Gabriella, il respiro, il volo di un giorno”).

Versi, questi di Mosi, delicatissimi, pieni di speranza, e al contempo indelebili, scolpiti nel tempo, come quelli collocati a suggello finale del “Purgatorio”.: “Lascio l’ospedale, corro | nella strada in discesa, l’aria | accarezza la pelle arrossata. | Gabriella mi guida, | pedalo leggero nella città, | la nuova Sala d’Attesa.”

Recensione
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