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L'autore si dedica solo al poema monotematico ispirandosi alla Chanson de geste. In questo testo interessante e singolare (ahimè stampato con qualche refuso di troppo), liberamente tratto dal Libro tibetano dei morti (manuale della via buddista alla vita eterna), Scarselli esempla una concezione del vivere la gioia degli affetti «fra le luci e gli orrori del mondo».

Il suo è un lungo colloquio ad una sola voce con la «sposa diletta, angelo e guida». di cui il poeta loda amore, generosità e grazia. e a cui chiede di salvarlo da un troppo brusco passaggio, dopo che avrà dato l'ultimo respiro. Le chiede di rammentargli «la giusta via nel turbine oscuro», ripetendogli a lungo, all'orecchio «le antiche esortazioni dei Sapienti», perché si ravveda e riconosca la via verso la nuova nascita. Infatti gli spiriti «che agognano leggeri | a liberarsi della vita corporale» devono dimenticare le cose amate, sostanze impermanenti che non conducono alla Luce. Infine la sposa lascerà lo sposo. che non temerà più «di soffrire le tempeste della morte intermedia», all'anelito di tornare al «grembo profondo dell'Essere», a riconoscere la «luce materna di Dio», splendente ormai senza accecare. Di questo poeta hanno scritto tra gli altri Baldacci, Bárberi Squarotti, Oli e Vettori.

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