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La tradizione napoletana, con i suoi racconti; le sue figure e i suoi misteri, sembra costringere a volta a vere e proprie inversioni di rotta, revisioni e rivisitazioni. Tutto quello che ci sembrava ormai chiaro e consolidato vacilla e costringe a nuove interpretazioni. Il lavoro di ricerca di Monica Florio — un testo dedicato al "guappo", figura ambigua e, al tempo stesso, affascinante della tradizione partenopea — rappresenta, nella sua ricchezza, un punto d'arrivo ed un punto di partenza. La precisazione del campo di indagine giunge puntuale. Scrive, infatti, l'autrice: "Questo studio si propone dunque, da un lato, di sfatare l'immagine idealizzata che lo ritrae come il continuatore delle gesta "eroiche" del brigante spagnolo; dall'altro di evitare la confusione con altre figure della malavita, come il più scaltro del camorrista".

Grazie ad un'ampia ricognizione fra documenti, testi letterari e teatrali, racconti ed aneddoti, produzione cinematografica e cronaca, la figura del guappo emerge con chiarezza nei suoi tratti e si distingue, nel corso dei secoli, dal camorrista e dal malfattore. Nel testo della Florio si opera una continua e necessaria analisi del contesto sociale che, nel corso dei secoli, ha lasciato emergere e, in un certo senso, ha determinato le diverse figure dei guappi e il ruolo che questi personaggi hanno. ricoperto nella vita dei quartieri di Napoli. Il lavoro di Monica Florio risulta prezioso per la struttura e per l'ipotesi interpretativa che, perseguita con straordinaria padronanza e semplicità, consente anche al lettore più distratto nel campo storico, di viaggiare fra le ggendarie figure ed episodi desunti dalla storiografia, senza i salti nel vuoto di visioni puramente letterarie e quasi romantiche.

L'autrice, fin dall'introduzione, chiede al lettore di seguirla in un lavoro che presenta delle insidie, dovendosi misurare con una tradizione che sull'argomento è state spesso fraintesa: "Potrebbe sembrare inattuale riproporre oggi uno studio sul guappo se non fosse che questa figura ancora presente soprattutto nell'immaginario popolare, è parte della storia di Napoli". I nomi dei guappi o meglio i loro soprannomi sono tanti e tutti hanno un alone di leggenda e riconducono ad azioni non sempre classificabili nel semplice spazio del delinquere. L'analisi di questo fenomeno deve procedere con la dovuta cautela per scansare i luoghi comuni o le false certezze. L'autrice ci mette in guardia rispetta alle facili suggestioni e alle incomprensioni "Sulla versione alquanto idealizzata pervenutaci da illustri rappresentanti della cultura partenopea (Matilde Sera, Ferdinando Russo) nutriamo forti dubbi, ma siamo anche contrari ad una condanna in toto di questo personaggio così sfaccettato da non poter essere catalogato facilmente" e ci guida in una preziosa ricognizione sull'argomento.

Recensione
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