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Ragazzi a rischio.Una nuova avventura per Tommy

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Con Ragazzi a rischio, il secondo romanzo in cui Monica Florio ci propone la figura di Tommy Riccio e la sua storia, facciamo la conoscenza di tanti adolescenti a rischio che hanno trovato un punto di riferimento nel Centro Alias.

Le vicende di Tommy e degli altri ragazzi ci costringono a riflettere sulle complesse problematiche che tanti ragazzi vivono.

Il personaggio

Il nuovo romanzo di Monica Florio sa unire un’attenta analisi sul disagio giovanile all’evoluzione di un personaggio come quello di Tommy Riccio, già protagonista di una precedente vicenda (La rivincita di Tommy).

Il racconto della figura di Tommy, un ragazzo che aveva vissuto una vicenda legata al bullismo omofobico e che ritroviamo adesso come futuro psicologo che svolge il suo tirocinio in un centro per giovani a rischio, rappresenta una prova di maturità della scrittrice e un invito alla riflessione.

Con attenzione ai piccoli dettagli e ai movimenti interiori del personaggio, Monica Florio ci accompagna nelle scoperte che Tommy sa fare.

La sua capacità – oggi si userebbe, forse, un termine come resilienza – sta nel trasformare le sue paure e i suoi dolori in occasioni per comprendere gli altri ragazzi.

Nella sua formazione di psicologo, la scelta di svolgere il tirocinio presso il Centro Alias è indicativa delle inclinazioni e delle capacità di Tommy.

Il suo andare verso gli altri, il suo saper parlare la stessa lingua dei ragazzi, il suo non nascondersi dietro la cultura e le conoscenze, il suo saper esser empatico e mai distaccato nonostante le esagerazioni dei giovani del Centro, lo rendono in poco tempo una figura di riferimento, anche per Padre Gregorio, il sacerdote che ha messo su la struttura.

Citazione 1

“Per questi giovani, bocciati più volte dalla scuola pubblica, il Centro rappresentava l’ultima spiaggia e dava la possibilità di ottenere una qualifica nel ramo della ristorazione, dopo il superamento degli esami di rito. Era un progetto ambizioso quello di Padre Gregorio: offrire ai ragazzi un’alternativa alla strada e una seconda casa a chi era cresciuto senza punti di riferimento”.

Il luogo

Alberto, Andrea, Imma, Laura, Nadia e altri sono “ragazzi a rischio”, secondo una definizione che abbraccia forme assai diverse di disagio.

La loro vita potrebbe svolgersi sempre ai margini della società e senza che qualcuno mostri attenzione nei loro confronti.

Il vero dramma è che il mondo si ricorderà di questi ragazzi quando essi commetteranno gesti estremi o atti di violenza che inducono alla paura.

Ragazzi come questi s’incontrano presso il Centro Alias, un luogo di formazione voluto, gestito e protetto da un prete non più giovane ma ancora pieno di energia: Padre Gregorio.

Lo scopo del Centro è offrire ancora un’occasione a questi ragazzi usciti dal normale cammino scolastico, a questi minori che sembrano non possedere un sogno, una vocazione, un progetto.

Siamo in un quartiere difficile di Napoli, in uno di quei luoghi in cui la marginalità può assumere forme nette ed evidenti o essere appena accennata, ma non meno travolgente.

Criminalità spicciola o organizzata, prostituzione, droga, famiglie distrutte e ragazzi solitari affidati a se stessi, madri coraggiose e pronte a rischiare per i propri figli, disagi fisici e psicologici che diventano pesanti come macigni in assenza di prevenzione e di amore.

Quante vite, quante storie e anche quanti amori orbitano intorno al Centro Alias.

Quanta umanità si racchiude in pochi metri quadri, ed è una ricchezza e una scoperta per chi sa farsi davvero educatore e non giudice, compagno di strada e non supponente maestro.

Citazione 2

“Anche nelle ore calde, Laura esibiva un abbigliamento inappropriato per la stagione estiva perché, a parte le gambe lunghe e abbronzate, non aveva un centimetro di pelle scoperto.

Mosso da curiosità, non avevo esitato a darle la mia amicizia, sperando che almeno con me si aprisse un po’, anche a costo di apparire meno perfetta”.

Tommy Riccio scopre le risorse del suo cuore e impara a seguire gli altri, mentre segue se stesso e la sua famiglia con le tante contraddizioni che le appartengono.

Il ruolo che Tommy sa conquistare agli occhi dei ragazzi del Centro lo rende più sicuro di sé, più capace di essere comprensivo anche verso le stranezze di suo padre e sua madre. Tommy potrà, seguendo questa strada, ritrovare anche il suo vecchio amico Gabriele dal quale si era allontanato da lungo tempo.

Alternando i diversi luoghi della vicenda, passando da storia a storia senza sbavature e senza strappi, Monica Florio ci mostra un intero cosmo.

Leggendo con calma queste pagine ci rendiamo conto che non ci sono differenze di ceto, di struttura familiare, di cultura che possano tenerci al riparo dalle difficoltà, dai problemi che i ragazzi di oggi possono incontrare sul loro cammino.

I ragazzi incontrano altri ragazzi e se non siamo capaci di ascoltare le loro voci e le loro domande, i problemi dei cosiddetti ragazzi a rischio diventeranno i problemi dei ragazzi ritenuti normali: i giovani vivono gli uni accanto agli altri e le azioni degli uni e degli altri s’integrano e si amplificano.

Nel bellissimo finale – che per ovvio rispetto al lettore non sveliamo -, tra il tragico e l’edificante, Tommy potrà contare sulla solidarietà di tutti quelli che ha seguito e aiutato e potrà ancora una volta ripetere a se stesso e a noi che, contro la violenza e la discriminazione, le uniche armi sono nella prevenzione, nell’attenzione, nella cura di sé e del prossimo.

Citazione 3

“Sara depose il ricevitore e si accasciò sulla sedia. Si guardò attorno, in cerca di una risposta, chiedendosi perché il destino avesse deciso di accanirsi proprio contro di lei.

Con estrema lentezza, come se le costasse uno sforzo immenso, si alzò e si diresse verso la cucina. L’istinto le suggeriva di avvertire subito Pietro dell’accaduto e, invece, si versò da bere e si impose di restare calma. Correva il rischio di svenire da un momento all’altro ma doveva mantenersi lucida, per il bene del figlio, ricoverato d’urgenza all’ospedale Pellegrini”.

6 aprile 2016

Recensione
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