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L'immagine, che guida e sostiene questa raccolta di Pasquale Montalto dal titolo Amicizia e amore, è quella dell'io-"nomade", una immagine immediatamente significante, che dà la contezza del cammino dell'uomo, un cammino che si staglia tra "conscio" e "inconscio un cammino dell'anima in cerca di un approdo, in questa realtà inquieta e instabile che opprime l'essere, che insegue un punto fermo, una meta: "vitree sofferenze sull'lo, | dalla nascita viandante | nel mercato delle classi sociali | ... e randagia rimane la persona, | materia l'esistenza, | ... | la morte s'insinua nella vita" (pp. 19-21).

E' un cammino verso un approdo, un cammino che l'io concretezza nel "viaggio" nell'essenza dell'essere e dell'esistere, ponendosi in un atteggiamento di ricerca e di ascolto: "Nel profondo della notte | ascolto | i miti e le leggende | – dove dorme | l'umanità di ognuno – | ... | viaggi nell'esistenza, alla ricerca | di nuovi riflessi di vita" (p. 85). E' uno scavo la poesia di Pasquale Montalto, uno scavo nei meandri oscuri dell'essere e dell'esserci, per trovare una risposta all'ansia della propria ricerca. E' un continuo dialogo col proprio "io", un dialogo che penetra nel profondo, per cercare quella dimensione nascosta dell'io, la cui misura è l'amore: "Amore del mio animo, | – canta il Montalto – che incontro a mezzanotte; | quando tutti dormono | ed io girovago | trovo parole per me stesso. | Chiarore dello spirito. | ... | Resti onirici da portare con leggerezza. I ... Attimo di gioia. | Vita. Acqua quotidiana, | con cui cibarsi" (p. 73).

E i resti onirici si propongono, in questi versi, non come la tumultuosa gioia dionisiaca, che accompagna il momento della conquista della meta. Ma l'amore è anche desiderio di "scoprirlo e di avvertirlo in sé, di "incontrarlo e sentirlo nel calore di una "anima bianca", di "viverlo" nella profondità della sua dimensione, come dolce risposta per dare senso alla vita, come tenera carezza dell'anima: "E ora – canta il poeta – l'amore è l'unico | e prezioso approdo di ogni tempestosa turbolenza | baia sicura di ogni cuore fuggiasco" (pp. 25, 26, 27).

E sul sentiero dell'amore, il poeta ritrova la figura del padre, fra odori d'erba e di mare, nella brezza del vento e al tepore del sole, in un'atmosfera immateriale, tutta intima. Non mancano, però, nella vita, inganni, delusioni e inquietudini e, davanti alle luci della città, che illuminano l'esterno, ma rabbuiano l'anima, si leva, nel cuore del poeta, il bisogno del ritorno alla terra, al nonno, ai sentimenti e alle emozioni, in un forte odore di mosto, fra i vitigni profumati di zibibbo e malvasia: "Nuvole bianche, | – canta il Montalto – all'ombra di sudati pergolati | ... | E su profumi di zibibbo e malvasia, | portano nella terra viva | rigagnoli di gioia | che poi diventano poesia dell'anima" (p. 24).

E' una poesia quella di Pasquale Montalto, che si dipana in una variegata ricchezza espressiva e propone immagini di un mondo interiore, colto nel tumulto del suo vario sentire e fissato in pochi tocchi visivi relati ad aspetti della realtà esterna. Così è per la poesia, che il Montalto dedica al figlio David, poesia che gli consente, nella luce del sole, fra pensieri, fra sogni, nel suono delle campane, di cogliere se stesso nell'atto di bere dal palmo della mano.

Sono immagini spezzate i versi del Montalto, frammenti, che trovano il proprio senso nei bagliori, che si accendono improvvisi nel profondo e balzano rapidi dalle vie oscure dell'io. In questo clima e con questa tecnica, Pasquale Montalto propone, nei propri canti, quel che si agita nel proprio io. Ed ecco emergere la sua vis polemica nei confronti dei politicanti e delle ingiustizie della vita; ecco la protesta nei confronti di una società che, come quella di oggi, tradisce le attese dell'uomo, divide ed opprime, con la propria violenza, e sfrutta, perché il cuore degli uomini è, talora, sommerso dallo stesso cemento che ha ucciso la natura, e l'uomo, sempre più solo, non avverte la voce che viene da dentro, offuscato dalla paura: "Gente impaurita, | – canta il Montalto – desolata, | affoga su chiazze di sangue, | dispersa sul marciapiede | da un potere occulto e clandestino" (p. 37).

Anche il senso della morte, talora, turba l'anima del poeta, una morte oscura, irriverente e triste avversaria della vita. Egli la sente, a volte, nella bellezza della natura, nelle rose, nelle ginestre, nelle margherite recise. La sente come forza impietosa e indiscreta che, all'improvviso, "si stende a spartitraffico, | tra la gioia e il dolore, l come un capriccio di bimbo" (p. 54).

In altri versi il poeta si ribella contro l'aggressione dell'uomo alla natura e implora "perché sulla voglia di vivere | torni a germogliare | una nuova primavera d'amore" (p. 59). Ed è l'amore che il poeta cerca ed invoca, l'amore che, insieme con l'amicizia, dà senso alla vita: "Ditelo, sentitelo, gridatelo, | seminatelo l'amore. | E per amore crescerà" (p. 60). E l'amore riprende la propria centralità nel canto, l'amore che apre la raccolta con una poesia di Alice Pinto. E con l'amore si fa, poi, protagonista dei versi del Montalto anche il cuore, che si può leggere come metafora della poesia, per quell'avvertire "le note che canta" (p. 57) come "il segnale" dell'incontro dell'altrui "sentire" con il proprio; e così il cuore che canta si fa segno della libertà, anche della libertà creativa. Ma l'amore non è solo possibilità di incontro universale fra gli uomini, non è solo la speranza, davanti ai drammi del mondo e dei popoli, di accendere "la fiducia | dell'umana fratellanza" (p. 45), bensì è anche la donna, che, nei versi del Montalto, ha un suo posto da protagonista. La donna, proposta nel testo anche da alcuni disegni di Alice Pinto, è la dimora dell'anima, è il segreto mistero dell'io dell'essere, che sollecita il Montalto allo scavo, che gli apre il velo dell'inconscio: "Più antica è la tua memoria | – donna – quale profondità | oltre ciò che chiamiamo anima?" (p. 77).

Così il verso del Montalto trova e supera il "varco" che porta nella profondità, da cui provengono quegli attimi che toccano "nella carne e nello spirito" (p. 77). E, allora, un soffio di sensualità pare accompagnare l'anima "nel bosco dell'amore", un alito di sensualità pare sfiorarlo "e cullare l'altalena onirica | con soffi di carezze" (p. 81). E mentre nella sinestesia di questa immagine ("soffi di carezze") si leva intatto il fascino della donna, il Montalto trova, nell'amore, il senso stesso del comunicare: "Ascolta l'amore l – egli canta – e – credimi – | tutto il resto | che c'è da dire, | Io troverai sulle labbra | che parlano di te" (pp. 89-90).

In fondo, le labbra non sono solo il veicolo della parola, ma sono anche la fonte autentica da cui sgorga il sentimento.

Recensione
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