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Io e la vita

La poesia di Pasquale Montalto, nei versi di questa raccolta, e un dialogo profondo dell'io con se stesso, attraverso uno scavo intimo che porta l'uomo nelle zone remote dell'anima, dove si agitano emozioni e stati d'animo, passioni e sentimenti, speranze e gioie, inquieti momenti onirici e sogni, moti intimi e profondi che contengono, sub-limine, la "grammatica" della vita, anzi la storia stessa della vita, espressa dalla poesia.

"Lasciate - scrive P. Montalto - che parli la. poesia, / che dei popoli ne porta la storia, / dalla morte estraendo ogni volta la vita" (cfr. Nella poesia la storia, p. 42). Così il poeta incontra sé stesso e, attraverso la poesia, si racconta; così incontra gli altri uomini e, nella poesia, li canta; così incontra la vita e la storia e, con la poesia, le narra da una dimensione universale "dove - egli canta - per conoscere la storia si interroga la poesia" (cfr. Nella poesia la storia, p. 42).

La poesia del Montalto, pertanto, è un cammino oltre la sfera dell'esteriore, oltre il limite del sensi, per cui l'io penetra. nell'in sé e ne varca i confini esplorando, dall'interno, in cui é riflessa, la vita che è al di fuori del sé. E' questo il rapporto fra l'io e la vita, che Pasquale Montalto instaura ed esprime nei versi di questa raccolta, cantandolo da una prospettiva che non è l'io e non è la vita, non è l'in sé e non è il fuori da sé, ma è il punto nodale tra l'uno e l'altro che scioglie l'individuale e il particolare nell'universale.

Da questo orizzonte fondamentale, il Montalto vive i moti della vita e li traduce in immagini ricche di poesia pari, per senso di armonia e di serenità, ai disegni di Alice Pinto che accompagnano queste pagine.

E' la fonte della vita, che si fa poesia, l'uomo, l'uomo che, attraverso il viaggio nell'in sé, riesce a fondare una nuova esistenza fuori dal sé: "Quando, smarrito - scrive il Montalto - non so dove andare, / a chi rivolgermi, e il terreno s'assottiglia, / completamente aperto dico al mio cuore / Faccio ciò ch'è meglio seguendo con fiducia / la risposta che mi arriva dal SE'. / Dialogo che fonda una nuova esistenza. /Anima 54" (cfr. Uomo 54, p. 18). E c'è bisogno di creare una nuova forma di esistenza, il poeta lo sa, perché in fondo la vita, questa vita, non lesina paure, solitudine, dolore e sofferenza.

Il Montalto, però sollecita a non abbattersi, a "cercare le perle / nell'immensità del cielo" (cfr. Il dolore nel mare della vita, p. 21), sollecita a ripiegarsi nel proprio intimo e a trovare un senso, donde guardare alla fatica della vita: "Scendere - egli canta - più in profondità, sempre di più, / fino ad incontrare il centro mostruoso, / dove i nostri fantasmi / attendono d'essere sconfitti. / E ci sei tu, ci sono io, / c'è l'anima del nostro sogno d'amore / c'è il canto del nostro cuore, / radicato nella fede per la vita, / per l'amore, per la pace" (cfr. Il dolore nel mare della vita, pp. 24-25).

E nel fondo dell'anima il poeta sente dimorare l'amore che è la forza per dare armonia alla vita e che sollecita l'uomo artista "a dare corpo al Sé corale" (cfr. L'amore, p. 36), l'amore che è sublime sentimento ed emozione dell'uomo, l'amore che offre le ali per volare al di sopra delle miserie quotidiane e vincerle: "L'amore... / è poesia della vita - canta il Montalto / ... / Sole doppio d'armonia, / pronto a illuminare e riscaldare, / ogni angolo buio e gelido del cuore" (cfr L'amore, p. 29). Proprio nell'amore il Montalto, per l'uomo, mitico "ulisside" come il poeta trova la possibilità di uscire dall'esilio di solitudine dell'io per raggiungere, nella vita la "patria" dell'armonia attraverso la donna amata: "la parola dell'amore / - egli canta -  rende comprensibile l'asprezza del viaggio / e il canto per Nausicaa / prepara la strada. all'incontro con Penelope" (cfr. Versi ulissidi, p. 39).

E il canto d'amore e quello per la donna amata s'intrecciano e s'illuminano di continuo nelle pagine di quest'antologia: "Mi rallegrano le panchine innamorate / e lo zampillo che disseta tanti fiori colorati, / a me basta la piega del tuo collo, / dove nascondi la tua bellezza" (cfr. Gocce oceaniche, p. 53); e poi "Bacio appeso al tuo respiro, che s'accende / al sussulto del rito dell'amore / e sul tuo seno trova morbido riposo" (cfr. La goccia e la parola, p. 54); e ancora: "Vita è lasciar parlare il cuore, / prendersi la mano / e in silenzio incamminarsi / nel morbido fluire del fiume dell'amore. / E per la donna che bacia, / è vita decidere / di non lasciarla andare via" (cfr. Vita d'amore, p. 57). Poi, fra le volute della memoria, l'amore richiama figure e voci lontane, scomparse nel silenzio del tempo, e il cuore si leva ad incontrarle oltre la soglia della dimensione fenomenica, fra rumori vaghi della quotidianità o fra gli echi di giochi interrotti: "Vorrei che la saggezza di quel raggio di sole // inondasse di coraggio il tuo animo / e la lunga scia colorata di blu / svegliasse il custode del tempo / da sonno monotono del solito tocco, / eco di un antico campanile diroccato, / che veglia sullla vecchia cappella, / dove riposano le ossa tuo padre" (cfr. Raggio blu, p. 52).

E subito dope, ancora una volta, l'amore riaccende la vita rubata dal peso degli anni "Quanto ancora vorrei giocare / e togliere sonno dai tuoi occhi, // Mamma, cerca che ci sei / / Bastano però i giochi memoria / a portarmi la tua calda presenza che mi quieta. / Questo tempo d'assenza crea la nuova vita" (cfr. Vorrei giocare ancora mamma, p. 59). La calda voce, che sprigiona questi versi, segna la misura profonda dell'amore, della ricerca e dello scavo intimo, che animano la poesia di Pasquale Montalto In questi versi il viaggio del poeta si scioglie come un'avventura dell'io che si ripiega e penetra nei meandri intimi del proprio sé e ne risale, poi, per andare oltre il limite di sé ad incontrare la vita e a viverla appunto nel respiro dell'amore.

Recensione
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