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La poetessa abruzzese ha voluto intitolare il suo volume di versi Cerco un pensiero, ma certo in questo titolo c’è una sorta di benevola provocazione immediata, chiarita nella prima poesia della raccolta: i pensieri sono, infatti, tanti e profondi, ed ella non ha bisogno di cercarli, ché pare scaturiscano immediatamente dalla ricchezza del suo vissuto, specialmente interiore. Il contatto con la realtà esterna è soltanto il pretesto immediato per la poesia, il motivo contingente alla sua creazione, perché la poesia è dentro di lei, è parte integrante del suo quotidiano, e compare, come di solito per il “miracolo” artistico, per una immediata intuizione: la vista del mare, il suono che la colpisce improvviso, la fontana dell’infanzia che è stata rimossa, l’alternarsi delle stagioni. Mille spunti lirici per comporre versi che vogliono parlare direttamente al cuore del lettore, che non desiderano intermediari alla comunicazione, bensì suggestioni ed emozioni immediate attraverso le quali creare il contatto diretto e profondo, quello più duraturo.

Gli strumenti “tecnici” della lirica sono usati da Daniela Quieti con sobria naturalezza: metafore e allegorie sono sospese in un soffuso sentimento di evocazione, le parole scelte con cura per il loro significato, ma ancor più per il loro suono, il ritmo e l’armonia pervasi di delicata gentilezza. Il tutto per uno stile mai ricercato o artificioso, ma ben congeniato e ponderato.

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