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Croce del Sud

Il compilatore di «Croce del Sud» prima di dare inizio alla raccolta antologica ha, giustamente, voluto informare il lettore sprovveduto, su cosa voglia significare «poesia sociale» per il nostro Sud, cioè il Lazio, gli Abruzzi, la Campania, la Puglia, la Basilicata, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna. Ha premesso, per chiarire quanto ha ritenuto indispensabile, ben 37 pagine di stampa. In esse il compilatore traccia i limiti e i valori della poesia sociale e, senza averne l’aria, fra le righe chiude il suo giudizio che il lettore deve saper ricavare.

Fra l’altro, il lettore saprà che il concetto di poesia, in questo nostro tempo, ha subito una evoluzione insieme al linguaggio, per quella nuova realtà storica e i problemi del nostro secolo, divenendo uno strumento di evoluzione tendente a livellare le classi sociali, sia moralmente che economicamente, per il raggiungimento dell’evangelico messaggio cristiano suggellato dalla morte e dalla resurrezione di Cristo Redentore.

Condividiamo pienamente quanto egli ha saputo dirci in merito all’evoluzione della poesia attraverso i vari secoli, così come gli diamo atto di avere apprezzato quella parte nella quale egli punta l’obiettivo su alcuni luoghi del Sud, dove la natura è stata matrigna e la ingiustizia sociale, ancora oggi, malgrado la vernice di una civiltà progredita, per la poca umanità dei governanti, ha reso la vita di quella buona gente impossibile e dura.

Non per nulla abbiamo levato anche la nostra voce trattando nell’ultimo libro «La rivoluzione sociale siciliana», la ancora aperta Questione Meridionale.

La scelta antologica, ben selezionata, riunisce dei Canti che si distinguono dall’arida poesia moderna, fatta di parole in fila, per la nobiltà della forma e la validità del contenuto che non esalta un mondo di sogni e di chimere, ma denunzia una realtà che ci mortifica e ci offende.

Speriamo che il Sud trovi gli uomini capaci di riportarlo al livello del Nord per porre fine all’esodo tanto doloroso dell’emigrazione interna, fenomeno deleterio e disgregante.

Recensione
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