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“Poesie d’amore” titola una antologia del poeta indiano Tagore, è una lirica orientale di mistica purezza che sa penetrare nella psicologia del bambino rivivendone il mondo meraviglioso spesso contrapposto a quello arido e privo di fantasia degli adulti, con una profonda, commovente, straordinaria tenerezza: “Vorrei occupare un cantuccio tranquillo nel cuore del mondo del mio bambino.”

Non è facile nella letteratura occidentale trovare raccolte di poesia interamente dedicate ai piccoli. In questa silloge E ci sono Angeli è il mondo d’amore della poetessa Maria Luisa Daniele Toffanin ad abbracciare l’infanzia. Il sentire poetico dell’Autrice, sempre ispirato alla cerchia degli affetti ora è catturato da una amorevolezza che è preghiera, lamento, giubilo per l’universo dei piccini, delle “creature”. Ci sono ancora gli angeli e sono i nostri bambini e chi li protegge, loro potranno donarci il motivo per risorgere, volare verso rinnovati ideali d’umanità per “albe nuove sulla terra”. La raccolta prende i primi passi da un intimo, intenso moto di tenerezza e stupore. La subitanea necessità di esultare per il fiorire, il nascere, la venuta al mondo della nipotina Giulia. Il suo primo vagito è la canzone eterna della vita come “Dal chiarore primo del cosmo”. L’emozione porta Maria Luisa a ricercare, assaporare antiche nenie, ninne-nanne e filastrocche quasi a voler riscoprire l’arcano delle origini, del concepimento. E l‘ispirazione, il sentire diviene pensiero, parola, un cantico esultante per il miracoloso primo vagito e riflessione, strazio per la crudeltà di chi ne fa scempio.

Tre i segmenti del libro: Il volto dell’infanzia, E ci sono angeli, Di luna in luna.

Un primo momento per meditare sulla sacralità della nascita, del dono della vita, del risorgere, un nuovo fiorire che “profuma di poesia-epifania di bellezza” e invade la casa ormai spenta di una gioia subitanea, di slanci vitali che evocano e ci avvicinano al divino. Segue una realtà impietosa: sono in agguato i nuovi erodi, i malvagi che abusato dell’ingenuo candore e ancora il lamento disumano invade tempo-spazio. Tutta la terra urla per le “paludi della guerra- nei ghetti della lebbra- in anfratti del sottosuolo – nella casa del patire – e in presunta dovizia. E ancora quanti nel silenzio e nell’indifferenza soffrono “in un deserto di spine” e la casa del mondo diventa la valle di lacrime.

A testimonianza l’autrice riporta scritti di infanzie profanate alla ricerca di nuove ragioni per vivere malgrado le “cose orribili subite.” “Sulle mie spalle hai caricato la pesante soma di uno spirito disumano. E’ troppo pesante per me.” Confessa la piccola Edita Rogonja – dalla mostra “Bambini di guerra”. Ma c’è anche la solidarietà e la stella di Natale ancora splende. Il dolore può tramutarsi in canto di vita. Una nuova “cuna” ha allietato la famiglia e il fiorire dell’infanzia è il profumo di Dio sulla Terra sacro e irresistibile. Così la poesia sgorga dal cuore tenerissima, intensa, raffinata, quasi a purificare lo spietato, corrotto mondo degli adulti.

Poesia veicolo, fede per meditare e trasmettere pietà e valori universali ai tanti, troppi uomini e donne che assuefatti all’ indifferenza, egoismo e crudeltà li hanno dimenticati.

Forse soltanto l’innocenza dei bambini e l’amore potranno fare in modo che qualcosa si salvi: come ha scritto il poeta Andrea Zanzotto, citato anche dall’Autrice: “Forse solo l’affanno e il grido dei bambini – e la trombetta che scavalca i monti, – forse solo l’amore…” ci salverà.

Recensione
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