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Colloquio

Il “colloquio” con la vita

Maria Antonia Maso Borso, in Colloquio, si impegna ad inviare un messaggio filosofico, in cui ci rammenta che siamo più facili ad accettare la certezza della storia – appunto in qualità di uomini e di attori della storia – piuttosto che le certezze teologiche.

La descrizione si rifà in maniera emblematica alla storia antica. È implicita la conferma a quel messaggio: non importa quanto antica sia la storia; essa è in noi ugualmente certa perché è umana, terrena. Poi si rifà ai miracoli divini di Gesù. Essi sono così impregnati di immensità e di profondità che è naturale in noi uomini il dubbio.

Il messaggio che l’autrice ci invia ci rammenta che la vita è un “susseguirsi di età” e, se lo vogliamo, ognuna più rallegrante della precedente. È un messaggio psicologico (e non poteva mancare nella modernità di una poetica) che si trasfigura filosoficamente in aspetto cosmico e ci conduce a considerare noi stessi, quali uomini con la nostra esistenza complessiva, una delle tante età tra il passato e il futuro dell’umanità.

Le descrizioni fanno sempre riferimento, in maniera emblematica, ai giochi stagionali, per esempio del platano e delle sue foglie (il platano è la vita, le foglie che cadono e rinascono sono le età). In componimenti che recuperano forme della tradizione metrica (la sestina, la terzina…) in versi liberi, anche sciolti.

Nella poetica di Maria Antonia Maso Borso esiste la capacità di rinnovarsi dalle antiche regole, senza mai tradire il retaggio artistico-culturale, patrimonio inalienabile di ogni vero poeta. Il messaggio e il contenuto, che denotano una grande attenzione alla funzione filosofica e psicologica, non sono affatto un prodotto programmatico, ma di spontaneo sentire; sono la forza motrice, l’anima stessa del comporre poetico dell’autrice.

Recensione
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