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Quale patria?

Che cos’è la patria se non la terra «che ciascuno ama, quella ove colui che si fa esule (…) anela poi a ritornare perché (…) “niente è più dolce della patria e dei padri (…)”» (p. 9)?

È questo sentimento di intenso amore e afflato ad emergere dall’interessante saggio della Benagiano, abile nello spaziare dagli aspetti puramente storici a quelli linguistici a quelli culturali.

Suddiviso in 5 sezioni il testo dopo avere insistito sul concetto di patria quale territorialità sulla quale sono radicati, come sostiene Levi-Strauss, immagini mentali, racconti, rappresentazioni e raffigurazioni simboliche che lo rendono un luogo mitologico e di felicità, indugia sul sentimento patriottico alla cui base vi è quel concetto di “libertà per tutti” capace di smuovere gli animi.

È questo un capitolo – dal titolo Patriottismo – nel quale l’autrice mostra tutta la sua profonda cultura nel menzionare gli eventi e gli effetti che produssero i vari risorgimenti europei: dai patrioti napoletani allo stesso Giuseppe Mazzini che Metternich non esitò a definire astuto, disinvolto e infaticabile per il suo temperamento.

E malgrado oggi a dominare, come sostiene l’autrice, non ci sia più gente attenta e lungimirante, dotata di senso etico, rimane alto il desiderio di gettare le basi di una nuova coscienza che possa condurre non solo il nostro paese ma tutta l’umanità verso lidi tranquilli e pacifici in cui non vi sia più traccia della violenza e del sopruso. Poiché «miseria ed esclusione avanzano nella globalizzazione del mercato: questo, si sa, non fa scelte sociali, il suo fine è il profitto (…) la crisi è globale » (p. 109).

Un vigorosa messa in guardia dalle insidie contemporanee da parte di una scrittrice profonda che mostra di possedere un ricco acume critico.

Recensione
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