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Storie dall'ombra

È nell’ombra, al riparo della luce che rischiara, vivida, le nostre esistenze, al riparo dal fragore del mondo che avvolge le vite comuni, che si svolgono le storie anonime narrate da Angela Ambrosini. Perché è nell’ombra, spesso velo di tristezza e di dolore, che si consuma quella condizione del disagio mentale che suscita tanto timore nelle persone normali.

Duetto è forse il racconto che restituisce meglio i fantasmi che popolano la mente dei malati, sempre in bilico tra coraggio e miseria, silenzio e urla interiori, estraneità al mondo e desiderio di esistere. «Coraggio, non t’arrendere», sprona la voglia di emergere malgrado tutto «sai bene che non te lo puoi permettere. Così è la vita, ora miserevole, ora baldanzosa e a noi è dato lo stesso ruolo, di volta in volta miserevoli o baldanzosi. E se adesso ti senti miserevole, aspetta che cambi il vento e nuove energie poi ti assaliranno» (p. 34).

E che cosa rimane al di là del fluire monotono delle ore che scandiscono giorni di intollerabile solitudine se non l’io più profondo che si eleva ad angelo custode per confortare e alleviare lo smarrimento? «Io sono per te indispensabile, nella misura in cui tu lo sei per me (…) Noi siamo non solo necessari, ma indispensabili l’uno all’altro. Così è sempre stato fin da piccoli, fin da quando ci conoscemmo (…)».

Ecco, allora, che il proprio io si sdoppia a creare un’immagine, un alter ego con il quale dialogare «fare quattro chiacchiere in pace, senza nessuno che possa sopraggiungere a guardare con sospetto “come se fossimo folli”».

Con una scrittura diretta ed essenziale Angela Ambrosini riesce ad entrare nella mente di chi soffre e a restituire al lettore i contorni di un mondo che risulta estraneo ai più, senza per questo indugiare in immagini stucchevoli o lacrimose. E in questo consiste la sua maestria, oltre ad avere avvicinato un po’ tutti ad una condizione umana che ci sforziamo di cancellare.

Recensione
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