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Affari di cuore

Quadripartito come le quattro stagioni di Un’altra vita – la raccolta di racconti che precede il romanzo L’isola e il sogno – il libro continua l’analisi vivisezionante del fenomeno amoroso.

E Ruffilli si cimenta in tale percorso quasi scientifico in tre generi letterari diversi con lo stesso acume e il medesimo atteggiamento tra coinvolgimento e distacco, intensità e parodia.

In tale percorso attraversato in un triennio-e anche la numerologia di tali pubblicazioni soccorre il lettore nella comprensione dell’iter del poeta e dello scrittore – la ricerca di stabilità e di senso non conosce tregua, anche se l’attimo fuggente dell’amore e i dettagli della visione dell’amata-disamata nella loro oggettività circoscritta e, appunto per questo descrivibile, rendono presente | e non più astratto | né più evanescente | o spento e vano | l’istinto a opporre | al tempo un’immanenza | fingendosi un istante | eterno il mondo | prima che la traccia | slitti via | cadendo a fondo.

E con malinconia e ironia il poeta constata che E’ in quel remoto soffio | dentro al cuore | che ognuno riconosce | il suo destino | il sogno più proibito: | l’idea di un infinito | perfino quotidiano, | lasciato in sorte | al corpo dell’amore.

Nelle quattro fasi lunari l’amore conosce l’apogeo, il tempo della passione amorosa, quello del conflitto e quello del tramonto – l’amore perduto – ma, fin dall’inizio, nella sua ansia di distruzione, nella sua smania di una comunione fagica e nella conseguente aggressività e nell’invocato autolesionismo è un amore che dà la morte – eros-thanatos – che, pur conseguendo un provvisorio superamento degli opposti attraverso un totale deragliamento dei sensi, non dà nessuna risposta definitiva al senso della vita e allo sgomento davanti al tempo che s’affretta verso la dissoluzione.

Nell’ultima sezione il poeta raffina la lama penetrante della sua analisi e crede – o finge di credere – di aver dato una risposta alla sua ricerca di un infinito nell’amore e alla sua indagine tesa all’autocomprensione attraverso un processo di apprendimento insito nell’eros.

Agli interrogativi sull’amore Ruffilli così risponde nella poesia Perché l’amore: | Perché l’amore | è potente | proprio mentre | appare incerto | riempie il vuoto | che ci avvolge | rompe il muro | indifferente | e vince sempre | senza conquistare | scopre l’angelo | mentre rinfoca | l’anima animale.

Tuttavia, non è possibile il superamento dell’angoscia della vita, che, dopo aver raggiunto il culmine della pienezza degli anni, inclina ormai verso l’assenza: è sempre presente il Tao anche in questa visione erotica dell’amore. Anche il carpe diem della passione, comunque, anche se transitorio, ha sempre elargito al poeta qualcosa di non transitorio: la consapevolezza del sé e la ricchezza della memoria; che, come scrive Hesse nell’exergo di Affari di cuore, ricordando figure di donne amate, vive di visioni del passato, divenuto ormai il suo possesso e il valore della vita, il valore indistruttibile della sua esistenza.

Tale è l’esame impietoso del fiorire e del disfiorire di un amore-passione.

Ruffilli lo conduce attraverso un verso che si assottiglia sempre più in una linea appena visibile e attraverso una musica sempre più in sordina sempre più elegante e sempre più amara soprattutto nelle rime baciate e nelle chiuse gnomiche.

Canzonette definisce le sue poesie nella terza parte lo stesso Ruffilli per sottolineare la vaghezza e l’inconsistenza di ciò che viene assunto come oggetto e valore tangibile – il corpo – nella nostra liquida società postmoderna alla ricerca di concretezza e di certezze ormai smarrite.

Recensione
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