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Poesie per una conversazione

“Coscienza incorruttibile e guerriera” è il refrain di questa poesia d’esordio di Francesca Simonetti (1993) oggi ristampata da La Recherche, che disvela quella “poesia delle cose” ove imprigionato – quasi con catene michelangiolesche – vive “l’immortale inconscio collettivo”. Non è una poesia che mira al diletto nel tentativo di disvelare una poesia annidata in un terreno infido di “serpi e sterpi”, bensì è approfondimento delle radici che coagulano il “tormento e la gioia dell’essere e del divenire”: è il canto della resistenza stoica del poeta, che, prigioniero, canta un canto di dolore e di gioia, sempre lontano, sempre più lontano dalle proprie radici.

Nella raccolta ricorrono alcuni lemmi, pilastri della poesia e della vita della Simonetti: “fiamma della coscienza, diversità che ingenerano disarmonie, i meandri del cuore, il cammino della memoria, la solitudine, ecc…”

E “l’autunno è carico di promesse, più che la primavera.” E la solitudine è creativa e consente di “guardare negli abissi dell’anima e rinascere con desideri e orizzonti nuovi.”

Tale poetica consente all’autrice di lanciare uno sguardo – ed è uno sguardo sghembo – sulle storture della storia e sulle sue menzogne, perché mai la “guerriera” Simonetti rinuncia alla ricerca disperata “dell’archetipo di perfezione assurdo filosofico che si dipana nelle mani, che stringono ancora ciò che resta dell’incontaminato”, anche se, nell’angoscia di un centro storico violato, “un archetipo di futuro angoscia l’io infinito.”

Nonostante gli orrori della Storia passata e del quotidiano dissesto, Francesca Simonetti persiste nella sua resistenza perché “più importanti siete voi, frutti dell’albero, esposto alle intemperie che le cime hanno sfrondato ma giammai divelta dalle radici.”

I lemmi già citati saranno i fondamenti anche della poesia futura della Simonetti – anche se, nel tempo, le tematiche saranno soggette a oscillazioni e sviluppi e si diversificheranno “per l’uso degli strumenti linguistici”, come osserva Franca Alaimo nella prefazione all’attuale riedizione. Già in L’essenzialità della speranza (2003) la Simonetti celebra la funzione della memoria, che coincide con l’essenza della bellezza, nostra “estrema forza” e con la forza della poesia che può sconfiggere anche la morte. Le Muse di De Chirico, infatti, presenti nella loro astrazione in Poesie per una conversazione attraversano tutte le raccolte successive e, in particolare, Per versi necessari peregrinando (2006), Nei meandri del tempo a ritroso (2007), Indagine postuma (2007).

Diventano addirittura velenose nell’ultima raccolta, Inedita per vestigia (2010), pronte a colpire chi dissacra la sacralità della parola “specchio di bellezza e tomba per la stessa morte”.

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