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Personale Eden

Versante ripido

Metterei in luce nella poesia di Angela Greco l’elemento femminile, ma non certo in senso limitativo o autobiografico, piuttosto come terreno fertile nel quale germina il sentire della poeta, il suo essere donna. Lo confermano non solo la tematica amorosa, ma soprattutto i termini scelti: radice profonda, terra, seno di latte, percorsi di pelle. Il corpo è presente come luogo d’incontro, unione tra dentro e fuori, su vie colme d’azzurro. Attraverso i corpi “quando incontrano nudo il credo dell’universo”, la nuca è territorio di confine”, o “periferia delle tue mani”, “gesto istintivo ai piedi del risveglio” e ancora “seno di latte delle vie colme d’azzurro”, “rinascita di bocche che s’inseguono”.

Una poesia sensoriale e sensuale, a volte struggente. I versi liberi sono un fiume in piena, travolgente e non credo sia un difetto, con notevole capacità suggestiva e inventiva che ci indicano quel possibile “cerchio perfetto di un desiderio” che si compie nell’essere “due e uno e parte stessa del medesimo cielo”. Nessun luogo comune, e come potrebbe essere per chi dice che “la superficie è inganno/ e la parte preziosa è di chi ha unghie di sangue”. Trovo nella poesia di Angela una visione onnicomprensiva che ci parla di “sud femmina” pronta per l’accoglienza, aperta al maschio, e di un microcosmo che sa togliere” limite allo sguardo profanando il cielo”, in un susseguirsi di qualità emotive: gioia del congiungersi e timore della perdita, nella consapevolezza che l’amore vive anche attraverso una carezza “ a filo di voce e scrittura”.

Recensione
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