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La conchiglia dell'essere. Poesie per Piero della Francesca

“Poesie per Piero” per tornare alla bellezza etica

Chiusi 23 gennaio 2007
Biblioteca

Varcare la porta della Sala Conferenze San Francesco, sotto suggestive arcate di antichi mattoni e colonne di pietra serena, è stato come valicare uno Stargate e ritrovarsi improvvisamente catapultati da un paese buio, freddo e addormentato in una nicchia calda e accogliente. Dentro la sala la protagonista della serata, la poetessa Patrizia Fazzi, dialoga con l’Assessore Leonora Ghepardi, mentre il pubblico affluisce per ascoltare. La conchiglia dell’essere (Le Balze, 2007), prima raccolta di poesie per Piero della Francesca, è il libro che prosegue le danze del ciclo di conferenze “Chiusi biblioteca”, patrocinato dal Comune di Chiusi e coordinato dell’Assessore Gherardi che, da buona padrona di casa, presenta l’ospite della serata, illustrando l’iniziativa del Comune. “Questo ciclo di conferenze - dichiara l’Assessore - vuol essere qualcosa di diverso, di meno formale, delle solite presentazioni, più simile a un disinvolto simposio, ad una serie di incontri dal carattere umano, meno passivi per il pubblico, cosìcchè Chiusinbiblioteca diventi una sorta di moderno caffè letterario. L’idea innovativa è fondere insieme i piaceri del corpo e dello spirito: dopo la degustazione di vini del precedente incontro stasera abbiamo quello uditivo di ascoltare parole poetiche, quello visivo di contemplare splendidi quadri pierfrancescani e quello gustativo di assaporare cioccolata calda e biscotti. Chiusinbiblioteca cercherà di portare avanti questi connubi tra letteratura e cibo, alternando presentazioni di libri famosi, vincitori di premi di rilievo, a libri meno conosciuti”.

Da questo punto di vista l’iniziativa chiusina è continuata al massimo, portando in questo nucleo etrusco una raccolta di poesie pluripremiata e apprezzatissima dagli amanti della poesia e da quelli della storia dell’arte. “Questo libro nasce dalla mia passione per l’arte - spiega Patrizia Fazzi, già autrice di due raccolte poetiche di successo, “Ci vestiremo di versi” e “Dal fondo dei fati”. L’intento era fermare attraverso la parola poetica il mistero intrinseco della pittura di Piero, fondamentale non solo per la tecnica e per i particolari artistici, ma anche perché ricca di significati etici, politici e filosofici.”. Ribadisce poi la poetessa: “Non ho consultato alcuna critica su Piero prima di scrivere le poesie di La conchiglia dell’essere. Ho ‘letto’ da me le opere dell’artista biturgense, cercando di ricavare dall’interpretazione di ogni singolo elemento il significato nascosto, trascrivendolo in versi essenziali e lirici.”. Rivela, con molta umiltà, di non aver avuto la possibilità di contemplare dal vivo tutte le opere di Piero della Francesca, alcune lontane da Arezzo, come Il battesimo di Cristo alla National Gallery di Londra o la Pala di Brera a Milano, a testimonianza del fatto che non sia necessario, in un mondo ormai globalizzato e a portata di click informatici, spostarsi fisicamente per apprezzare la bellezza delle arti, quanto attivare la propria sensibilità e attenzione su esse.

L’autrice continua poi svelando la sorpresa personale nello scoprire, durante la stesura delle poesie, l’attualità del messaggio di Piero della Francesca: “In fondo da allora non è cambiato nulla, afferma riferendosi alla “Battaglia tra Eraclio e Cosroe” nella Basilica di san Francesco ad Arezzo: il terrore negli occhi dei soldati dipinti da Piero è lo stesso che mio nonno mi raccontava aver vissuto al fronte della prima guerra mondiale” e l’”innocenza” di fronte a cui “si inginocchia il potere” di Federico da Montefeltro è la stessa che ci appare violata in tante cronache quotidiane. L’intervento termina con un discorso sul potere salvifico del testo poetico: “Le poesie non sono un lacrimatoio del poeta, semplicemente prendono spunto da una particolare situazione personale che resta in parte nascosta, ma che diventa di tutti. Credo profondamente nella parola poetica che è parola-universo; la poesia è l’unico testo letterario nella cui struttura inamovibile le parole comuni diventano speciali, creando riflessione, evocazione, musicalità : senza di esse non è possibile parlare di poesia. Scrivere in versi è un atto d’amore per me e per gli altri, perché attraverso la lettura di una poesia si legge se stessi e la bellezza del testo sta solo per metà in chi l’ha scritto, il resto dipende dal lettore. Non mi sento una persona speciale, penso soltanto che la poesia sia importante per tutto quello che è in grado di trasmettere, perché se fosse più seguita, risulterebbe una risorsa interiore nei momenti difficili e molte tragedie quotidiane forse sarebbero evitate. C’è una bellezza etica e una estetica sia nell’opera poetica che nei dipinti di Piero della Francesca, una duplice bellezza che è in ognuno di noi, ma che dobbiamo saper trovare e vivere”.

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