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Ombríe

'Lilia Slomp Ferrari ci ha insegnato che con la poesia si possono raggiungere tutti i traguardi dello spirito, anche i più remoti e impegnativi, così Elio Fox apre la sua Prefazione per l’ultimo lavoro di Lilia: Ombrìe. La contemporaneità vive una sorta di accelerazione continua, dove emergono linee culturali innovative, originali, che tendono a dare senso alla rappresentazione e alla narrazione di sé all’interno di un universo reso ancor più “aperto” dall’effetto delle nuove tecnologie.

La nostra società è la società delle reti, è la civiltà della comunicazione elettronica, che lancia nuove sfide ai valori della dignità e della persona umana. La logica della rete ci fa rimbalzare da una parte all’altra del mondo, e in tutto questo Lilia si pone come una traccia, una via d’accesso originale, significativa. Le sue poesie intense, ricche di sussulto umano,' fanno breccia nel profondo dell’anima come inno alla vita che svanisce e sempre si rinnova. E’ facile dunque sentirsi immersi in una sorta di flusso emotivo dove la parola evoca immagini, e le stesse immagini si compongono fino ad edificare piccoli mondi che non sempre sono riconducibili al reale, ma che acquistano un senso di per sé unico e originale, perché è alla nostra soggettività, al nostro sentire che viene lasciata l’interpretazione. I componimenti' intrisi di autenticità e spirito di ricerca interiore incantano, poiché ci rendono' consapevoli della banalizzazione dei messaggi, della mercificazione della comunicazione di massa, sollecitandoci alla riflessione e gettando un po’ di luce sul senso della vita. E’ alla poesia, in questo caso alla poesia in dialetto, che Lilia ha affidato il suo racconto privato, quello più intimo ma più potente, perché con essa ha cercato di comunicare l’essenza delle cose, il loro aspetto magico e segreto, gli enigmi, le illusioni delle ombre – Ombrìe che sembrano alludere a un tempo senza tempo, alla condizione umana, all’inquietudine, alla solitudine e alla precarietà della vita. Ma una lettura attenta ci spinge oltre questa prima sensazione, c’è nei versi la promessa di una speranza, che vive una certezza: siamo uomini e natura insieme, solo vivendo al ritmo della natura, consapevoli che la vita è una e che alla sua totalità non si può aggiungere o togliere nulla, possiamo rigenerarci. Di seguito, brevi riflessioni d’introduzione alla recita di alcune poesie:

Giustalvèrs- Tonde- Ombrìe- Vita

La luna che immota ci osserva dal cielo, illumina la notte e le ombrìe che così frequentemente abitano l’età matura, non proiettano nell’intimo un buio cupo, basta indossare ancora la veste della giovinezza che, seppur logorata dal tempo del ricordo, rinnova il vigore di quei giorni, e allora la vita diventa danza, Lilia balla la sua storia, ricamando oggi quella veste con fili de pazienza mentre il tempo punge la memoria.'

E danzano i pensieri nei labirinti della mente alla ricerca di una risposta, poiché i sogni sono reménghi,' sono illusione, sorgono e volteggiano come aquiloni mentre sui giorni che nascono già piombano le ombrìe. E’ la ricerca di un senso che rende incisivo il verso, una ricerca intrisa di consapevolezza: non possiamo comprendere tutto, la vita bisogna carezzarla ‘nté l’aria, bisogna viverla con leggerezza, anche quando sembra che voli via come pavèla storna de stròf,' e inventare trame nuove per il domani.

Albezar-Destràni-Vènt-Fiori de angóssa

C’è una concezione del tempo come successione lineare di passato, presente e futuro. Sta albeggiando, la luna si appisola chiamando a sé le stelle a sdràgole, la natura nella luce del giorno si apre a nuova vita dentro i nivi se deslìga i fiadi, i fonghi i se destira le capèle (Albezar). Le immagini che sorgono da questo sonetto richiamano una sensazione di attesa e contemplazione insieme, la natura vivifica il ricordo e il presente sembra fermarsi. La memoria stabilisce contatti fulminei con il passato; sono momenti, attimi sì, ma per il cuore sono attimi privilegiati, nonostante il tempo abbia conficcato le sue lancette in un singhiozzo (Destràni). 'Il passato' tesse la' trama con il pre­sente, lasciando aperto lo sguardo al futuro. Viviamo la sensazione di un di tempo di mezzo, siamo pellegrini in una terra di confine ennamoradi ancor dei nossi passi (…) enciodadi a l’us de la memoria.' (Vènt - Fiori de angóssa)

Formigar-Feride

In questa terra di confine se va come formighe al formigar,' in campi soffocati dalla gramigna, mentre la maglia fredda della terra strangola ricordi seppelliti…(Formigar) E’ il tempo dell’anima che viene scandito e il ritmo è segnato dal dolore, e nel dolore Nissùn pòl sugar su quele feride avèrte, solagne ’n font a l’anima 'mentre insistente sembra' farsi l’idea di una transizione fra un nulla che inghiotte e la sensazione di vuoto dalla quale dovrebbe sorgere un orizzonte di senso ancora non visibile. Adèss che l’arfi l’è caval al tròt/ envèrs la zima che la se svizìna/se strozza ’nté la gola quel sangiót /de creatura sola che se nina. (Feride)

Quel dì – Silenzi -Passi- Scarpinar - Cà vècia

In questo tempo sospeso fluttuano im­magini interiori, riaffiorano episodi d’infanzia, ritorna il ricordo della madre bellissima e del suo profumo.' Te èri cossì bela quel dì, mama,/ col to vestì da le pervinche bianche/ che snasavo tacada a la to man..' è la piccola Lilia' che con la mamma percorre il viale d’ippocastani che a Trento porta dal Ponte Cavalleggeri a Piazza Vicenza. Il loro incedere è leggero, quasi regale e, mentre camminano, il profumo inebria ogni passo della bambina. Se podessa gavérte chì ’n moment te ciaperia la man come quel dì. (Quel dì) All’immagine della madre segue in Passi la figura del padre che prende consistenza come sagoma uscita dall’ombra Me pesa la to ombrìa de passi/ sul sìntér …' un uomo che sapeva raccontare le favole… te savevi la lengua delle fade,/ i passi ’ntéi ziéli dei aquiloni. E’ il padre 'una presenza viva nella preghiera della figlia che, in ginocchio sulla sua tomba, avverte la sua storia scricchiolarle nelle ossa mentre la to ombrìa me camina arènt, mentre la sua ombra le cammina accanto. La madre e il padre, il loro irrompere improvviso svanisce, sfugge irrimediabilmente, lasciando la sensazione che il procedere del tempo presente si sovrapponga al tempo passato, derubandoci delle certezze, impoverendoci.' Gò recìni de gnènt/ che slagrima slusóri de rubini,/ temporai d’arzènt entéi cavéi (Silenzi). Eppure na scarpa tira l’altra ’nté la vita, tutte sanno la danza, tutte sanno el scarpinar sora sta tera seca, senza buti. La musica dell’andare non è la stessa per tutti, nemmeno le soste lungo la strada. E come un’invocazione Lilia dichiara: “Io vorrei arrivare alla mia cima a salti, con le scarpe di vernice, quelle bianche, ’nsognade la matina lontana de la Prima Comunion” (Scarpinar). Ognuno di noi fa parte di un ciclo, il nostro cerchio vitale potrà essere chiuso nella condivisione, nel giusto equilibrio con il mondo, con tutto ciò che ci circonda, quando avremo cioè la percezione di essere raggio, diametro e curva insieme.' Alór l’era cossì che se ’nsognava:/ tuti i doman per man en girotondo… (Cà vecia). Questo in fondo è messaggio d’amore.

Crosara – E’ rivà el tèmp

Il mondo si fa intimo, sensazioni ed emozioni prendono il sopravvento nella certezza che un giorno saremo tutti davanti al crocevia, dove le strade tutte se soméia 'e non ci sono più segnali per proseguire sicuri. La scelta lessicale pulita e sottile, l’uso sapiente del verso e della parola fanno trapelare una grande capacità di sintesi, nella quale Lilia sa condensare tutto il suo sentire. I sogni bruciano ’ntéi falò a la crosara (…) Mi ero en le passión (…) come filo d’erba' piegato nella superbia di rugiada che luccica come ape al firmamento, per succhiare via il miele dalla contrada. Chi scrive è come un pittore, sceglie un soggetto e lo dipinge attraverso il colore che scaturisce dalla propria forza evocativa. Chi scrive procede come il musicista, poiché in quella scelta imprime il ritmo e la melodia dell’anima.

Dialèt – Litania - Sinfonia

Il dialetto, la sua particolare melodia, avvinghiano l’anima dell’autrice' te me sbrìgoli font enté le vene/ come na bissa ’n zerca de la tana, dialèt de la me tera, ninanana/ lengua s’cèta che sa ’l saór dei spini, de l’ùa fraga/ Mi formicoli fondo nelle vene, come una biscia in cerca della tana, dialetto della mia terra, ninnananna, lingua schietta che sa il sapore delle spine, dell’uva fragola (…) permettendole di dare un ritmo al ricordo, dove il passo si fa lieve nella danza della vita,' e lè demò en bal che permette a una preghiera, una supplica, na litania. L’è quando che la zima l’èi vizina/ che se ’emponta i ensògni sui costóni… È quando che la cima è vicina che i sogni si appigliano ai costoni, … intanto che la tua vita si allontana …ed è solamente un ballo, una litania questo arrampicare di giorni nella canta.' Accennare il passo della danza per sentire la profondità delle radici, quelle che' trattengono l’infinita trama degli eventi, nella cornice della nostra storia, perché siamo fatti di tempo e non importa' quale sia il nostro confine, quale lingua' intoni il canto, ciò che ci accomuna tutti è l’essere su questa Terra insieme. Sta sinfonia l’ è note ‘mpassionade/ la gà el sòn de scórtoi stramissiéri…Questa sinfonia è note appassionate, ha il suono di scorciatoie faccendiere allo scricchiolare di peste smorzate, su foglie disseminate sopra i sentieri ’ndó se bina cète le balade/ scrite dal vènt de ancòi, dal vènt de algéri.

Scopriamo così, sfumate tracce d’amore nella sincera bellezza della poesia di Lilia che come albero ha rivolto le sue radici verso il cielo, per capire quella terra che le afferra,' per percepire ancora la forza generatrice e sentirne infine il respiro.'

Danza la sua storia Lilia, ne coglie l’incanto.

Assessore alla Cultura di Villa Lagarina (Trento)

Recensione
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