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Il tuo corpo elettrico

Tra le numerose pubblicazioni che da sempre sono state dedicate ad animali, gatti e cani preferibilmente, questo elegante librino di 19 poesie di Leda Palma si distingue per varie ragioni, dalle più evidenti: l’essere accompagnato da preziose immagini di gatti, opera di Giorgio Celiberti, l’avere come prefazione un prezioso scritto di Antonella Sbuelz, sensibilissima interprete dei versi, ad altre meno esplicite ma anch’esse di grande interesse.

Si tratta di ‘ritratti’ dei felini appartenenti all’autrice, ciascuno individuato con il suo nome proprio, ciascuno introdotto da una pertinente citazione d’autore, ciascuno colto nella sua ‘unicità’, ed è quest’ultima connotazione a indirizzare la lettura (e prima la scrittura).

Leda Palma ama i gatti, e questo non sarebbe di per sé notevole dal momento che molti tra noi li amano, ma lei riesce a cogliere pienamente in loro quei tratti distintivi che fanno di ogni animale quell’individuo particolare diverso da tutti gli altri, compiuto nella sua singolarità. Ne descrive l’aspetto, ne delinea il carattere, ne osserva i mutamenti nel tempo. Lontanissima da ogni “specismo”, l’atteggiamento di chi misura gli animali rispetto l’uomo, è invece straordinariamente in sintonia con l’idea di un’origine comune ai viventi, non importa se questa origine sia “creazionista” o “evoluzionista”, e questo la induce a parlare di loro con un tono di serietà e di credibilità raro e credibile, esente da ogni sia pur velata ironia (come capita a chi tratti una materia ritenuta minore), al contrario intensamente empatico, ma senza scivolate nel lezioso.

Lo sguardo è fermo, lucido nel rilevare i comportamenti anche indecifrabili dei suoi gatti e gatte: Rachele e Leonilde, che partoriscono all’unisono, aiutandosi a vicenda; Clotilde, che rifiuta il latte al piccolo appena nato; Spina, che è affascinata dal gocciolio dell’acqua; Ares, che arriva da chissà dove e pretende d’essere nutrita con l’arroganza di chi ha sofferto la fame; Cip, che attende con dignità la morte; Beniamino, che si merita due poesie e rivela fino in fondo quale misterioso legame tenga uniti i mortali nella loro ricerca di emozioni, di affetti, di paure e slanci.

In questa intensa raccolta di pensieri e immagini i gatti non sono pretesto di poesia, la incarnano nel modo più diretto e più riuscito, prestando all’autrice parole precise, al tempo stesso realistiche e simboliche, mai superflue, suggerendo stratificazioni interne di senso, così che i versi rivolti a Beniamino con il loro auspicio finale «nero gatto buio folate d’ignoto / mi sorprendono / mi tremano sulla pelle / vieni poesia difendimi / la parola donami essenziale» offrono la chiave per sintonizzarsi con il percorso mentale e sentimentale dell’autrice.

Recensione
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