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Dal fondo dei fati

Nei primi tempi della civiltà ai poeti si chiedevano idee sulla vita, sul cosmo, su Dio, su tutto; ed essi parlavano col linguaggio corposo delle immagini, cioè con metafore brillanti. Poi le idee sulla verità le si sono chieste ai filosofi e agli uomini di scienza. Oggi ai poeti resta il compito di dire sentimenti e idee traslate in immagini; che le loro idee siano giuste o meno, non riguarda il giudizio sulla loro poesia: o sanno dire le cose in modo pittoresco e bello, o hanno mancato al loro compito. Pertanto anche la critica deve prendere atto che non ha interesse star a cianciare lì sulla validità delle cose dette da un poeta.

Leggendo queste poesie di Patrizia Fazzi si sente il rumoreggiare di una vita ricca di esperienze; ci sono, nel sottofondo, dolori grandi; c’è il dolore supremo sempre teso sotto ogni vita, inflitto dalla morte; l’interesse delle poesie è nel modo di trovare l‘espressione bella, seducente; la metafora abbellisce anche ciò che di per sè non sia amabile, come il dolore.

Ne diamo qui qualche esempio: ella desidera la “millenaria parola | che irrori la mente | e stimoli gemme sul rigo”. Sì, la riga poetica deve avere fioritura di gemme. Il vento “avvolge in uno schiumare di foglie”; le rughe di un volto sono scavate “come tante strade percorse”; ci sono “binari di lacrime di lacrime e sorrisi “; “mi preme una voglia d’assoluto”; il dolore, per quanto intenso, “non genera mostri”, ma obbedienza, rassegnazione decorosa; c’è in noi una voce con la quale narrare la nostra esperienza del dolore: essa “dal fondo vischioso strappa | le perle ancora strette al guscio del dolore”.

La facoltà di dire le cose nostre nella bellezza della parola eletta ci soccorre: è una bella esperienza che chi non la prova non la conosce; e questo privilegio è detto bene. In una lirica dalle movenze tranquille ella dice: “vorrei che dolce e su di me | calasse l'ultima sera”...un augurio, che forse non sarà esaudito: cosa possiamo prevedere noi del nostro tramonto? Ma almeno ci è lecito augurarcelo sereno, lento, oblioso, sostanzialmente “dolce”.

Dobbiamo concludere che qui c’è poesia; ed è quel che conta nella valutazione di un libro.
Recensione
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