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Arcana Laguna

E’ denso e ricco di immagini e di tematiche il libro d’esordio in versi di Giulia Panetto, Arcana Laguna, uscito da poco per i tipi di Supernova. Trentenne, la poetessa è giunta alla tappa della prima pubblicazione, dopo anni di presenza e confronti in letture e recital poetici.

Plurilaureata, Panetto coinvolge subito il lettore in una vivace ed espansiva curiosità, che funge da stimolo per i molti motivi ispiratori dei suoi testi: dalla musica classica al rock al jazz, dai filosofi antichi a poeti e scrittori d’ogni epoca – tra cui Shakespeare, Machado e altri – fino a figure di politici che hanno lottato per portare ideali e realtà di democrazia e dialogo nel loro paese.

Il libro si sviluppa in tre sezioni: “Arcano”, “Il ritorno del Menestrello” (a sua volta suddivisa in tre parti) e “Dopo il crepuscolo”. L’abbrivo e spazio-tempo ispiratore del volume è la città adottiva della poetessa: Venezia, vissuta e vibrata interiormente, sia nelle sensazioni tenui che, sottotono, avvolgono l’esistente nell’enigma di ieri e di sempre, sia nelle manifestazioni incontenibili di bellezza e suggestione onirica: “Compare su cieli, / da mano esperta dipinti / la soglia il mio sguardo / conquista / tra distese di perlacea marea / e soffici creature / di luci le sirene”. Ne è emblema l’Arlecchino trasognato, che attraversa il tempo: “Nel quotidiano errare, stai attento / Arlecchino, / sprigioni azzurre farfalle / dal tuo misterioso cappello: / sono esse il tuo occulto fardello? / Coriandoli e maschere a celare un sogno / che pervade questo complicato mondo / in un istante corre la distanza / come un aliante”.

Il libro contiene un vasto spettro di linguaggio, dal visionario al discorsivo, dalla pulsione della memoria all’ironia a cenni di fiabesco e surreale. La musicalità varia, tra qualche tocco d’antico e l’uso sensibile di rime baciate: che per contrasto avvicina il lettore nel richiamo sonoro, mentre la poetessa – come osserva Lucia Guidorizzi nella prefazione – “ribadisce fermamente la sua fede nella poetica del Lontano, poiché solo nella distanza che si frappone tra noi e le cose, possiamo abitare poeticamente”.
Recensione
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