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La contessina Valéry

Un romanzo, di solito, termina a lieto fine o in tragedia e si legge con piacere, curiosità e interesse insieme, proprio per arrivare al “the end”, per conoscerne il finale. “La contessina Valéry”, che paragonerei a “Il nome della rosa” di Umberto Eco, è un romanzo particolare che ti prende in modo violento e ti fa vivere di “suspense” dall’inizio alla fine; ti riempie di paura, ti fa seguire il protagonista, colui che si racconta in prima persona, più che tutti gli altri personaggi, i quali hanno pure la loro importanza, la loro parte nel racconto. Il nostro protagonista, uomo onesto, attento, ligio al dovere, preparato, si trova, per caso, a lavorare in un ambiente perfetto sotto tutti i punti di vista ma ambiguo, un ambiente che lo mette a disagio, sebbene la sua perfezione, che lo fa agire con circospezione, lo fa, a volte, pentire di esservi entrato, nonostante lo stipendio sia alto e il trattamento encomiabile. C’è qualcosa, a lui intorno, che lascia nel dubbio, che lascia riflettere, sospettare. Qual è il desiderio del nostro protagonista? Quello di far luce, di sapere chi sono veramente coloro che gli stanno intorno, com’è veramente l’ambiente e in che modo vive il personale che in esso abita. Del resto, per meglio comprendere, è bene descrivere l’ambiente con tutti i suoi abitanti.

Siamo in una villa antica, di colore rosa opaco, sbiadito, un misto tra il barocco e il rococò, con finestre munite di inferriate come fosse un luogo di giustizia. Nella villa vi sono più piani e un sotterraneo intriso di umidità e cattivi odori sotto cui scorre dell’acqua, pare un fiume. Tutto è avvolto nel mistero e desta terrore.

Il nostro protagonista viene introdotto nella villa da un tale che si spaccia per maggiordomo. Questi l’ha scelto per l’ onestà, perché il Nostro ha scoperto, svelato una truffa ideata dai responsabili del reparto amministrativo. Dal maggiordomo gli viene consigliato, quasi imposto, di essere molto discreto, di parlare con la contessina solo se richiesto, per sedici mesi non può uscire dal perimetro dei muri, può invece passeggiare nel parco situato dietro la villa. Gli viene corrisposto uno stipendio abbastanza alto. Proprietaria della villa è la contessina Valéry, una donna molto bella, di cui si conoscerà il nome dopo qualche tempo, dopo che ella si sarà innamorata del Nostro. La storia della donna è tragica: pare che abbia avuto un figlio (deforme, che infine muore) dal padre, un incesto dovuto non a principi immorali ma al fatto che il padre di lei voleva un erede della sua stirpe (non vi erano altre persone in famiglia, era rimasta solo la contessina la quale era innamorata di un giovane che dovette lasciare per imposizione del padre). Vi sono, poi, il maggiordomo, Victor, di cui abbiamo già parlato e che è vecchio e malato e sta per essere licenziato, il cuoco, il giardiniere ed altro personale.

Il Nostro comunica con la contessina tramite computer dapprima, dopo va lei a trovarlo in camera, dopo che gli ha dichiarato di amarlo e di volerlo sposare.

Il Nostro accetta, perché è innamorato di lei, della sua ‘misteriosa’ bellezza, ma è nel dubbio, ha paura. Infatti, quando lei lo conduce nei sotterranei, dove è rinchiuso il padre, per sposarlo e avere da questi la benedizione, egli scappa: «A quel punto mi alzai di scatto, liberando la mano da quella di Reizia (la contessina, la sposa), e cominciai a correre per sottrarmi alla cosa blasfema che mi era apparsa seppur incompleta, mentre ‘lei’ mi implorava di non fuggire».

Qual era la ‘cosa blasfema’ ? Era il padre di lei che si era “modificato secondo la stessa oscurità, mescolando la sua carne con le tenebre” e che veniva inghiottito da un “tenebroso risucchio”.

Il romanzo è coinvolgente e si legge con una certa tensione; si è dalla parte del

Nostro, del protagonista principale: si vuole, si brama che egli scappi da quell’ambiente misterioso e torni alla vita di prima. Siamo accontentati, i nostri desideri si sono realizzati ed emettiamo un respiro di soddisfazione.

Recensione
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