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Alleluia in sala d'armi. Parata e risposta

Non c'è dubbio che la satira sia un elemento che vivifica la Storia e le storie, almeno qui in Occidente, almeno nella (come si diceva una volta e ogni tanto si ridice) cultura di ascendenza giudaico-cristiana; dato che, a stare almeno agli ultimi e recentissimi episodi si evince che in altro ambito culturale questa forma non sia effettivamente molto gradita, tanto da arrivare a punirla con efferato terrore e sangue a fiotti.

Stando invece a noi, dal suo etimo abbastanza incerto scelgo il significato che, probabilmente, anche gli autori di questo libretto hanno a loro volta scelto, cioè quello della mescolanza e della improvvisazione, entro al quale mescidare argomenti i più vari, che trattano dei vizi e delle stoltezze che gli umani sfoggiano, oggi come ieri.

Dentro questo recinto, i testi in prosa di Onano, brevi e rudi, sono il “la” dato a Defelice, affinché quest'ultimo possa a sua volta comporre il proprio testo, il quale ritma un verso nella forma di una poesia d'occasione.

Le occasioni vengono naturalmente dalle notizie, dalle storie se vogliamo rendere loro un poco di onore anche se probabilmente non meritano, che il nostro tempo vezzeggiato dai media di ogni tipo espongono al consumo continuo e spesso (molto spesso) stomachevole.

Sono notizie le più varie: c'è quella curiosa, che riguarda uno scimpanzé colto dal furore pittorico, il cui quadro vince una notevole somma di danaro, tanto per restare dentro l'irrilevanza che assume l'opera nel mercato odierno, a tutto vantaggio appunto dell'evento stesso; o quella che riguarda il turismo dell'orrore, di chi sbarca all'isola del Giglio per visitare (e fotografare soprattutto) il luogo e l'oggetto del naufragio e conseguente morte; e quelle, varia natura, sull'assoluta e indiscussa idiozia verso cui porta, oramai sempre sempre di più, il cosiddetto politically correct.

Sono alcuni esempi di ciò che accade e che viene fornito dal sistema mediatico, ma in questo libretto per ognuno di questi, diciamoli spunti, si confrontano i due toni e le due forme di scrittura: la prosa quasi epigrammatica di Onano contempla, con un lieve e amaro sorriso, l'idiozia, la stupidità, l'ipocrisia, non sorprendendosi di tutto questo, certo, ma anche se comunque traspare una qualche meraviglia, non già per quel che vede ma per il suo reiterarsi senza vergogna; mentre il verseggiare di Defelice, che parrebbe attenuare lo sdegno di Onano, rivela in realtà una sorta di cinico disprezzo, da stoico per intenderci, della corruttela che la notizia così esposta rivela, in parte rivelando e, forse, rivelandoci.

Si sorride della mole di stupidità che i due autori hanno raccolto – forse è esagerato citare qui il flaubertiano Bouvard e Pécuchet, ma intanto dentro questo libro ne vige l'indicazione, nel senso proprio dell'indicare l'eccesso di quella mai sopita stupidità, la sua hybris, che probabilmente si rifà a quell'illustre esempio. Oggi quel manto di ignavia pare avvolgere talmente tanto e tanti, che viene da chiedersi quasi il perché di una tale fatica nel compilarne una raccolta; sennonché la risposta a questa domanda sta proprio in quella fatica, e nel fatto che questa serve proprio a farci un po' di male; è utile, infatti, perché può raccordarci con quanto di penoso ci circonda, dato che ne siamo talmente avvolti e sovrastati, e che oramai tutto (o quasi tutto) sembra passare sopra e sotto e di lato a noi, con unta tale frequenza e quantità, che ne siamo perlomeno anestetizzati.

Cosicché, se qualcuno lancia una piccola freccia, sfodera un sottile appuntito ago o, più volgarmente, affibbia un qualche pizzicotto per risvegliare tramite un lieve dolore alla realtà, be', l'operazione risulta onorevole e giusta.

Questo Alleluia è quindi un utile viatico da tenere sottomano e da consultare quando lo sconforto ci prende di fronte allo spettacolo quotidiano che, senza sosta, ci viene ammannito.

Recensione
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