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Vrtoglavost duše / Vertigine dell'anima

Ivan Tavčar è un triestino Sloveno, dalle radici immerse nell’humus di una città multietnica, che ha conservato dai tempi dell’Austro-ungheria qualcosa della sua patina, ma non purtroppo le sue aperture e ampiezze di convivenza, per la quale egli invece si impegna con la sua poesia e con la sua attività culturale. E’ per sangue e collocazione culturale poeta di tre lingue e culture: slovena, italiana e austro-tedesca. Già con l’elencazione di queste prerogative risulta essere il più caratteristico poeta di Trieste, intesa come città mitteleuropea.

I critici letterari italiani lo reputano il più significativo tra i poeti triestini, sia per apertura culturale sia per la sua originale poeticità. Poeta che persevera nel suo atteggiamento dialettico e nel suo creativo esplicarsi interculturale in un ambiente dove le passioni nazionalistiche sono ancora vive, e che lo spingono perciò verso i margini della pubblica opinione. Non è perciò un caso che si sia affermato come poeta italiano principalmente nell’Italia del Sud, dove ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Significative sono nel contesto alcune affermazioni critiche che, per esempio, dicono:

“… Ancora una nuova opera del bravo Tavčar, poeta di fama nazionale, e non solo …”. “… Tavčar si conferma come una splendida realtà nel contesto della nuova poesia italiana …”. “… Tavčar è tra gli autori contemporanei più interessanti …”. “ … Giovanni Tavčar è forse uno dei poeti più emblematici della cultura italiana dell’Ultimo Novecento e dei primi anni del Terzo Millennio …”. “ … Giovanni Tavčar tra le personalità più eclettiche e apprezzate della cultura contemporanea …”. “ … Tavčar si conferma come una splendida realtà nel contesto della nuova poesia italiana …”. “ … Poeta di riconosciuta capacità creativa, che sa mantenere con coerenza la riconoscibilità della sua cifra letteraria …”. “ … Posso tranquillamente affermare che Tavčar è un poeta nato, un poeta per grazia divina …”. “ … I versi di Tavčar sono a dir poco illuminanti …”. “ … Un singolare viaggiatore dell’anima, capace di sondare i misteriosi percorsi umani …”.

Tavčar si è presentato pubblicamente come poeta nei suoi anni già maturi, appena nel 1995, dopo aver oltrepassato i cinquanta anni d’età. Non troveremo perciò nella sua poesia giovanili e impulsive confessioni, ma una lirica matura e riflessiva, fortemente tinta con motivazioni e tematiche religiose. Possiamo così annoverarlo anche tra i poeti religiosi, ma non nel senso tradizionale del termine, che sottintende una restaurazione della consunta lirica religiosa che si sta di nuovo risvegliando in Slovenia.

La sua poesia è del tutto esistenzialista, tesa tra le sensazioni della fragilità e della labilità che permeano l’esistenza umana; poesia che si interroga sul senso dell’umana precarietà e contemporaneamente sul radicamento alle sicurezze della fede, che ci suggerisce che la vita umana non è soltanto un’avventura sensata e colma di significati, ma anche un’aperta occasione volta verso un futuro assoluto e trascendente.

Egli stesso contrassegna la sua poesia come “un’esplorazione di sé stesso”, constatazione che gli apre sempre di nuovo “ingressi verso mondi sconosciuti”. La sua poesia è perciò parola che parla dell’uomo, dei suoi desideri e del suoi sogni, del dolore e della felicità e più espressamente della fugacità di tutto l’umano, nella quale egli scorge delinearsi l’aurora dell’eternità.

Il linguaggio poetico di Tavčar è estremamente suggestivo, ricco nell’espressione e nelle immagini poetiche. Egli canta con le nobili tonalità di un’alta liricità e con la brillantezza del linguaggio poetico sloveno.

Di raccolta in raccolta il suo sloveno fiorisce nella ricchezza delle espressioni e nella ricerca di nuovi significati. Si tratta di una “tremito della protolingua”, come definisce egli stesso la sua avventura nelle ricchezze della parlata slovena.

E siccome si tratta di un poeta d’oltreconfine, al quale sia la seconda che la terza lingua sono equivalenti mezzi di espressione, anche la critica locale dovrà, prima o poi, tributargli il dovuto riconoscimento.

Recensione
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