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Magna Biblioteca Capitolare di Verona
            Con giubilo, lo splendore di alcuni Codici

Verona Economia
14/11/20

Accanto alle drammatiche conseguenze, causate dalla presenza malefica del coronavirus intorno a noi, ecco il risultato di un atteggiamento di difesa e di opposizione al virus, affidato alla volontà di reagire, ricorrendo alla elaborazione di quest’opera di Lucia Beltrame Menini, tutta tesa nel memoriare con giubilo, lo splendore di alcuni Codici della Biblioteca Capitolare di Verona.

Come dire, nel momento di difficoltà, ci soccorre lo spirito, la memoria, la conoscenza: in altre parole, il ricordo di un tempo di crescita e di educazione all’arte, alla storia, alla preziosità di un passato senza tempo.

Nell’explicit dell’opera è chiara la ragione del tutto: “Ultimata la realizzazione del libro il 23 aprile 2020, nella ricorrenza della #giornatamondialedellibro (in quarantena per il Covid-19).

Nelle 82 pagine l’autrice, innamorata di Verona, sua città, e appassionata di storia antica, avendo a suo tempo seguito le lezioni del Prefetto della Capitolare, mons. Alberto Piazzi, passa in rassegna alcuni dei maggiori tesori della Biblioteca Capitolare, una delle più antiche biblioteche ecclesiastiche del mondo, le cui origini risalgono al V secolo d.C., come risultato dello Scriptorium, un centro per la conservazione e la trascrizione dei testi, annesso alla Schola Sacerdotum.

Nel libro compaiono così: il Versus de Verona o Ritmo Pipiniano, composizione poetica in latino carolingio (fine secolo VIII), scritta in onore di Verona, riportata nel libro nella versione di G.B. Pighi (versione in latino, in italiano e nel dialetto veneto della Bassa Veronese); la Iconografia Rateriana (X secolo), la più antica e preziosa immagine di Verona nell’alto medioevo; il Velo di Classe, drappo prezioso ricamato per l’altare dei santi Fermo e Rustico, nella chiesa di S. Fermo Maggiore in Verona, fatto eseguire dal vescovo Annone (750-772), durante il dominio dei re Desiderio e Adelchi.

Il libro è arricchito da un elevato numero di note storiche (una ventina di pagine) e di 41 bellissime illustrazioni, a dimostrazione che l’autrice si è dedicata a questo suo “breve lavoro” con grande impegno e tanto amore, immedesimandosi nella figura dell’amanuense, intento nella copiatura di testi e manoscritti, rivelatisi così preziosi per la conoscenza del nostro passato.

In tal senso va collocata, quindi, anche questa amorevole rivisitazione di tempi e luoghi dell’anima, integrati in parte con il dialetto, il linguaggio “più diretto, più comunicativo e spontaneo”, come ha scritto nella sua dotta presentazione la dott. Claudia Adami.

Plaudiamo a questo nuovo risultato dell’ormai nota scrittrice veronese che, con la dolcezza del suo sorriso, prosegue sulla strada dell’invidiabile fertilità letteraria.
Recensione
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