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Haiku
            & l'intervista

22/07/2022

«Haiku» è il titolo dell’ultima raccolta poetica di Lilia Slomp Ferrari, edito da Biblioteca dei Leoni, per la collana Poesia diretta da Paolo Ruffilli.

Il volume, fresco di stampa, raccoglie 200 haiku ed è diviso in tre sezioni: Amore, Natura, Sensazioni.

La splendida immagine di copertina è tratta dall’opera Cantico del noto artista Lorenzo Lome Menguzzato. Gli haiku sono componimenti nati in Giappone nel XVII secolo. Si tratta di poesie molto brevi, composte secondo determinate regole.

Chiarisce Paolo Ruffilli, a proposito di questa forma di poesia sintetica ed evocativa: «Lo haiku (alla lettera, strofa d’esordio), come si sa, è composto da tre versi per complessive diciassette more (sillabe comunemente dette) e qui si presenta nella versione classica secondo lo schema 5/7/5.

Non ci si lasci ingannare dall’immediatezza e apparente semplicità, Lilia Slomp se ne fa interprete con una eleganza raffinata in queste pagine, traendo la sua forza dalle suggestioni della natura nelle diverse stagioni e dagli accadimenti umani direttamente collegati ad essa, cristallizzandone in modo esemplare i particolari nell’attimo presente.»

Il libro è impreziosito dalla prefazione di Paolo Toniolatti che, parlando dell’autrice, sottolinea così.

«Scrive recentemente Alessandro Piperno: Esistono scrittori, dotati di un talento naturale da autorizzare il sospetto che per loro scrivere e respirare sia la stessa cosa.

«Io avverto in Lilia qualcosa del genere. Talento, sincerità, autenticità che spiegano il riconoscimento della

critica, i premi importanti anche recenti, il successo di pubblico in attesa e accogliente, partecipe e complice.»

Evidenzia qualche riga più avanti, analizzando il primo nucleo di componimenti: «Difficile commentare lo haiku. La concentrazione delle parole, la tensione che le lega non consente l’esercizio micidiale della parafrasi di scolastica memoria.

«Mi limiterò quindi ad accostarmi con delicatezza ai componimenti, in una sorta di rendicontazione di lettore, in cui il fattore emozionale è forte. Il richiamo quasi simmetrico (io, tu, noi) al rapporto d’amore ne svela la complessità, il cambiamento nel tempo, l’affanno e la stanchezza, anche l’usura, il lento consumare di passi, il vacillare e lo smarrimento, il dissidio /  incrinatura, il franare lieve […].»vita, movimento, energia e insieme bellezza.»

Per quanto riguarda quelli raggruppati nella seconda sezione, Toniolatti mette in luce alcuni interessanti aspetti.

«Colpisce l’inventario vastissimo dello sguardo di Lilia: dalle galassie alle comete, il sole, la luna, le stelle, il buio e la luce, il vento e le nuvole, la neve, il fuoco e l’acqua.

«Una folla di creature, animali, piante, fiori. Un’attenzione quasi spasmodica al dettaglio. Lo haiku racchiude attimi di vita, movimento, energia e insieme bellezza. »

»Rileva, in un ulteriore passaggio del suo intervento critico, a proposito dei componimenti riconducibili alla terza sezione: «Un fitto di testi di differente intensità, dal minimalismo pittorico a significati più complessi, in un susseguirsi (inseguirci) di immagini, simboli, metafore.

«La frammentazione degli attimi può disorientare. Il lettore deve seguire venature, cercare (e aprirsi) sentieri e varchi, acuire visione e ascolto per raggiungere radure in cui sedimentare pensieri e emozioni.

«Quasi un risarcire il piacere dell’immersione sensoriale con un ritorno alle domande di senso dell’esistere, del suo prezzo. Si leggano i testi sulla madre, figura presente in altre poesie e racconti anche recenti di Lilia.»

Se pensiamo a Lilia Slomp Ferrari la dobbiamo immaginare luminosa e accogliente nel suo giardino segreto, un luogo incantevole ricco di suggestioni, fra centinaia di piante di rose fiorite (sono cinquecento, un omaggio al padre che fin da bambino coltivava il sogno di possedere un pezzo di terra nel quale poter far crescere la bellezza di 500 rosai).

Alcune brevi note biografiche prima di passare all’intervista.

Lilia Slomp Ferrari è nata e vive a Trento. È vice presidente del Gruppo «Il Cenacolo trentino di Cultura dialettale» diretto da Elio Fox, segretaria della «Pro Cultura» di Trento.

Sia in dialetto che in lingua ha conseguito importanti premi. Ha pubblicato: «En zerca de aquiloni» 1987, «Schiramèle» 1990, «Nonostante tutto» 1991, «Controcanto» 1993, «Amor porét» 1995, «Leggenda» 1998, «Striarìa» 2002, «All’ombra delle nove lune» 2005, «Come goccia di vetrata» 2008, «Ombrìe» 2012, «Pagine Sul filo sottile del tempo» 2017, «Pass dopo pass» 2020.

È presente in numerose antologie e sue poesie in dialetto trentino sono state incluse e tradotte in inglese nell’antologia Dialect Poetry of Northern and Central Italy, Legas New York, 2001.

Abbiamo avuto il piacere di incontrarla e di rivolgerle alcune domande.

Quando è nata l’idea di questa raccolta?

«Durante il lockdown, in piena pandemia, ho avuto occasione di raccogliere un nutrito numero di haiku, scritti nel corso del tempo su innumerevoli foglietti conservati poi in un cassetto, trasferendone più di quattrocento nel mio computer. Ho fatto una selezione rigorosa, decidendo di pubblicarne solo duecento.»

Che cosa trova affascinante nello haiku?

«Mi è difficile descrivere l’attrazione che questa forma antica di fare poesia esercita da sempre su di me; è un amore che ha radici lontane, in realtà ho sempre scritto haiku senza averne consapevolezza, essi fluivano in maniera del tutto spontanea come una musica, io li chiamavo piccoli voli.

«Credo che fermare l’attimo, cogliere in soli tre versi sensazioni, emozioni, dialoghi segreti con ciò che mi circonda sia molto affascinante. Come spiego nel libro, considero lo scrivere haiku una tappa magica della mia sensibilità poetica.»

C’è un filo rosso che lega i vari componimenti?

«Il filo rosso che li lega è proprio il dialogo con tutto ciò che mi circonda, il saper penetrare nell’anima delle cose.»

Le sue poesie rivelano grande sensibilità e una notevole capacità di entrare in relazione dialogica con le piante, gli oggetti…

«Sono profondamente convinta che ci sia un’anima dentro a ogni cosa, nelle piante, negli oggetti, in tutto. Mio padre, quando avevo quattro-cinque anni, mi portò in un campo di grano, dove c’erano dei fiori, fra cui dei fiordalisi e dei papaveri. I fiordalisi apparivano più umili e per questo li preferivo.

«Un papavero, in particolare, era totalmente piegato dalla rugiada, sembrava sconfitto, inerme, nell’osservarlo mi misi a piangere. Dopo avermi chiesto il motivo del mio dispiacere, mio padre mi invitò a girarmi e a tenere gli occhi chiusi, dicendomi che di lì a poco mi avrebbe mostrato un miracolo.

«Quando mi girai, sulla sua mano callosa vidi il papavero trasformato in una ballerina e così io mi riconciliai con quel fiore che mi era sempre sembrato superbo. Mi disse di ricordarmi che un per un fiore che piange ce n’è un altro che balla.»

Suo padre era una persona molto poetica…

«Mio padre era straordinario, una persona con una spiccata sensibilità. Nel campo, un giorno scavò una piccola buca nella quale mi invitò a infilare le mani. Lui le ricoprì con del terriccio e poi mi disse di chiudere gli occhi e di inspirare profondamente, così avrei potuto sentire il respiro della terra.»

Come sottolinea Paolo Toniolatti nella prefazione, nella scelta metrica dello haiku lei pratica «una tecnica della sottrazione capace di produrre un ampliamento di senso». Potrebbe condividere un pensiero a riguardo?

«L’haiku permette di cogliere l’intensità del momento, è un componimento dell’anima in grado di catturare emozioni, sensazioni, restituendo e amplificando la profondità dell’attimo che diventa rivelazione.»

Il libro è stato peraltro recensito dal Corriere della Sera, nella sezione «Soglie» di Franco Manzoni: è in previsione una presentazione a Trento?

«Il libro è uscito da poco, non è stata ancora programmata una presentazione ufficiale, se ne riparlerà dopo l’estate.»

Lei dedica la raccolta a suo marito Paolo…

«La raccolta è dedicata al mio compagno di vita, mio marito, per i nostri cinquant’anni ancora insieme, per quel sorseggiare il presente con lo stupore dell’attesa del domani, finché, come ricordo nelle note, ci sarà respiro.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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