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Il mare delle nuvole

Il poeta…con la testa fra le nuvole!

Che si tratti di nubi (nella foto a colori della copertina - Nubi a Klaros - del recente Il mare delle nuvole) oppure di nuvole come è nel titolo, corredate di albe, rugiade, luci, brine, aurore, il poeta Paolo Carlucci vive in un’altra dimensione. In una dimensione eterea, quella della poesia e quella dell’infinito o dell’ideale o dell’azzurro di cui ha sete perenne e in cui vuole perdersi. Mi pungo d’infinito. (p. 41).

Alla funzione e genesi della poesia sono dedicate molte liriche e una sezione dal titolo La democrazia della luna, Versi sulla poesia. In L’officina dei miei versi (p. 33), il tema è introdotto, anticipato e la poesia è paragonata alla donna: Poesia è donna / che lava di luce / il guanciale scordato / vento dell’infanzia / che dopo l’affanno / sulla città riposa. / In quel confuso / incanto ho l’officina / dei miei versi / nubi leggere di pensieri / vanno come passeri miti / d’autunno sul piazzale. / Poesia è donna /che ha in seno la rabbia / dolce del mare. / Schiuma sorrisi all’uomo / / comune vertebra cieca / sulla costiera delle cose. / Poesia è per me coltello / che ama la grazia / di sangue della vita. In questa lirica emerge una visione della poesia vista come incanto, visione dolce, lontana da tumulti interiori o struggenti lacerazioni. E’ come una donna sorridente che lenisce le ansie e promette gioia, radiosità e dolcezza: una visione di poesia lontana da ogni spleen, ma, comunque, fonte di lavoro e fatica costanti: Poesia è sudare: / un perdersi nell’azzurro / l’odore della vita (p.73).

Nella sezione La democrazia della luna sono presenti tutti i Maestri di Carlucci, i suoi miti letterari: Emily Dickinson e le sue dicotomie (vetro del mio silenzio-guanto di silenzio-le braci tranquille del silenzio / vulcano d’amore-ape furibonda); il fiore del verso russo - Blok, Esenin, ecc. -, ai quali lo accomuna il suo stesso mare di sogni, ideali e azzurro (NUVOLE), la LUCE accecante della poesia e il VENTO della furia dello scrivere; Federico Garcia Lorca e la sofferenza della poesia; Pablo Neruda come lui acrobata sull’impalcatura, stagionale / VENTOSO scriba; Dino Campana, ombra e follia; Pier Paolo Pasolini, autore di versi randagi di sacro; Attilio Bertolucci, rifugio della sua poesia, ai quali Carlucci offre il suo tributo.

Alcune metafore sono ricorrenti: quella del VENTO - superbo - fortissima (ceri di vento, capriccio di vento, purissima moneta di vento, tappeto di vento, ecc.), presente nei titoli (All’imeneo del vento, Passeri di vento le mie nuvole, Spade di gigli col vento, ecc.) e in quasi tutte le poesie, anche due volte (La zita del mare, p. 115); quella della NUVOLA-NUBE (altare di una nuvola, sferruzzano / parrucche di nubi / a punto croce / gli angeli, l’altare di una nuvola, la selva rossa delle nuvole, il mattino seminale di nubi, ecc.); quella del SOGNO (spesso nel titolo: Un sogno apre il giorno, Aspro il sogno ancora dell’infanzia); quella della luce, sempre foriera di nobili altezze (Sacro pulviscolo di luce, p. 56; Verso Reims, p. 57); quella della ROSA e quella della FARFALLA.

Il vento attraversa costantemente i versi di Paolo Carlucci, è presente in quasi tutte le liriche: spazza via e rinnova, è come un’anima, porta movimento, vita (Pure l’occhio / si fa vento d’oriente / ricercando cerchi di vita…(p. 64), è sinonimo dell’influsso spirituale di origine celeste: (…) il pollaio di Dio è fauna / d’anime che ha sete nell’azzurro / e di Lui ha fame nell’ombra / di un’agape di mosche, (p. 32. Quando il vento appare nei sogni, annuncia un avvenimento importante, arriverà un cambiamento: Les énergies spirituelles sont symbolisées par una grande lumière et, ce que l’on sait moins, par le vent. Lorsque la tempête approche, on peut diagnostiquer un grand mouvement d’esprit ou d’esprits. D’apès l’expérience religieuse, la divinité peut apparaître dans le doux murmure du vent ou dans l’orage de la tempête. Il semble que les Orientaux seuls puissent comprendre la signification de l’espace vide (où souffle le vent), qui est paradoxalement pour eux un puissant symbole d’énergie (Ernest Aeppli, Les Reves et leur interprétation, Paris, 1951). E quante volte nella stesso lirica, Carlucci incide le parole “luce” e “vento”?

Il Poeta ondeggia tra cielo e terra, tra sogno e realtà perché, a ben analizzare, ognuno dei termini “vento” e “nuvola” è controbilanciato da una parola “concreta” (tappeto di vento, scintilla di vento, vento di pagine bianche, grani neri di vento, ciglia di vento, ecc.): è quasi come se il Poeta indugiasse, avesse paura a lasciarsi andare del tutto alla forza dell’azzurro, quell’azzurro di cui Mallarmé diceva: (…) l’Azzurro trionfa, lo sento che canta / nelle campane, anima, che si fa voce / e più ci spaventa con la sua cruda vittoria, / ed esce dal vivo metallo in celesti angelus! (Stéphane Mallarmé, Poesie, 1991, L’Azzurro, pp. 35-36).

La nuvola o nube (maglia di nubi, p. 116; il cielo / sfrena nubi sulla piana, p. 118; il cielo / ansato di nubi, p. 124; il salotto delle nuvole, p. 56, ecc.) ha una natura confusa (confuso incanto), mal definita e simboleggia la metamorfosi nel suo divenire, confermando il senso della metafora del “vento”.

Il sogno porta il poeta ad un livello superiore e ribadisce il rapporto costante che c’è nel libro con il cielo, il rapporto costante tra l’ascensione e la luce.

La rosa (E’ il cielo / un caos di luce / che s’imbrina / su una rosa, p. 28; Il vento quando è superbo / non sgronda rugiada tra le rose (…), p. 30;…filari / lustri delle macerie delle rose, p. 125; la gloria delle rose, 31; Virgola desolata una rosa / putrefatta nel settembre che verrà (…), p. 47; …mi punse gli occhi la tua rosa bianca …p. 85, ecc.) simbolo della donna (è nebbia di rose il tuo volare, p. 96; E’ rosa d’inverno il tuo sorriso, p. 97), di bellezza, di rigenerazione, dell’amore puro.

Per Carlucci la donna è angelo del paradiso – matrice di paradiso, p. 90 - (ange plein de gaieté), angelo pieno di bontà, di bellezza, di luce e il mare è luogo della libertà (uomo libero, amerai sempre il mare, homme libre, toujours tu chériras la mer) come per Charles Baudelaire (Les fleurs du mal, Mursia, 1980, Réversibilité, p. 115): Donna, nell’ombra l’unghia del tuo piede / disperata pianta che inferna / nel mattino seminale di nubi. / Matrice di paradiso nell’ortica / il tuo calzare di pelle fiera / che tra gli ulivi batte la terra. / Sulla mimosa / oh le ali doloranti / di una farfalla / nelle sue vene il mare / l’urlo delle libertà (Matrice di paradiso nell’ortica, p. 90). Questa poesia mi consente di parlare di un’altra importante presenza nelle liriche di Carlucci: la farfalla che conferma ciò che ho detto a proposito delle nuvole. Altrove leggo: Invano tra questi dotti volando / l’inchiostro di una farfalla /rosseggia l’errore (Per alcuni deboli che resistono, p. 30) oppure Sulla terra il sangue di una farfalla (Granada nel sole, p. 81) oppure ancora Tra macchie d’acqua, sulle felci / il regno d’una farfalla, Il regno d’una farfalla, p. 39. La farfalla, alla quale il poeta dedica una poesia – Il regno d’una farfalla -, in quanto simbolo di leggerezza, incostanza e grazia, è proprio il simbolo di tutta la raccolta la cui lettura procede costantemente su un livello di levità e soavità. Si pensi a tal proposito alla leggiadria di questi versi: S’impiglia tra le reti, carusa, una stella, / zita che sbircia il letto del mare / abbandonandosi / lancia d’amore tra i velieri / alla fonda (La tonnara dell’alba, p. 117) o ad altre immagini quali: Va / scalza salendo / una fatica di pietre / la ragazza / attinge l’acqua di ieri / fresca di ricordi /nell’arsura della corsa / fuso la punge uno zampillo / cintura che la serra / nel garage dell’estate / tra ruote di polvere / lei si netta di rugiada (L’acqua di ieri, p. 132).

Nel mondo poetico ricreato da tutte queste belle metafore, nello spazio ampio, mutevole, nella visione alta del mondo, sono molteplici le scene serene, pacate che rimangono impresse nella mente e trasportano il lettore in un mondo di equilibrio, di idéal senza spleen, di saggezza fatta di vita / morte / fiori del Male / della Modernità che verrà (p. 54).

Recensione
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