Servizi
Contatti

Eventi


Fuori da ogni poetica preconfezionata grande valore viene ad assumere, in poesia, l'ispirazione, l'atteggiamento entusiasta che è capacità di sprigionare una grande potenza generativa, contrassegno del mito stesso. L'ispirazione è difficile ad essere concettualizzata e la poesia ci rimanda sempre alla questione ontologica, oltre la funzione.

Walter Nesti ce lo testimonia in una atemporalità di carattere panico come se a contare gli anni non fosse l'uomo nel suo breve segmento di esistenza, ma l'uomo Mitico, eterno come le rocce, il mare, testimone infinito del tempo. Il poeta affermala sua ‘eternità’ in un destino incessante di metamorfosi. Il suo paese, il paese degli aneliti da cui è ricacciato, resta sempre Calu o Colono o qualsiasi altro non luogo.

Il mito della poesia come conoscenza (antico e moderno) è per altro messo in crisi, in quanto come l'amore è fallace specchio di aneliti e la poesia non è che evocazione di fantasmi.

Infatti l'immagine reale viene erosa a favore del simbolo e 1'extratealità è lo spazio sacro della poesia, oltre la funzione Apollo vince Dioniso, anzi è continuamente in lotta per assorbirne le intemperanze, devolgarizzarle, sublimarle nell'onnivoro sorso che fulmina e brucia la vita Il poeta si rende conto di una storia ideale, eterna che ha però contatti forzati con la stona temporale; e la poesia, in quanto mito (Itinerario a Calu), sembra posta come anelito irraggiungibile o, se fallacemente raggiunto, consistere in una punizione, per aver veduto o toccato, anche solo per un attimo il suo lembo di veste. Il mito nestiano resta ‑ credo nella dialettica di Cassirer: la mancata distinzione tra simbolo (la donna, ad esempio, sognata e magari goduta un poco!) ed oggetto del simbolo (realizzato nel godimento) porta alla disperazione, in quanto c'è conflittualità in sé proprio tra l'uomo mitico e quello reale: "Come cristalli vibrano le braccia/attorno attorno a te preda raggiunta/cedevole al mio passo al mio cercarti/irripetibile eterna nel momento/e dentro un fuoco giallo ti dissolvi." (Itinerario a Calu, Il possesso e l'estasi). La poesia si incarna nella manque come del resto l'amore: è imprescindibile che l'oggetto manchi: distanziato nell'anelito o dal possesso.

Il mito trova sostrato nel sentimento da una parte e, sociologicamente, è anche il ricordo del passato che, però, media tra invenzione religiosa (primitiva) e storia. Il poeta ha la presenza dell' io mitico, si guarda vivere e pensare in una sorta di feedback che non può riuscire a modificare la realtà attuale, piuttosto ad acutizzare la spina in un bisogno di miracolo che pare raggiunto.

Walter Nesti è un nome di lunga milizia letteraria, purtroppo abbandonato da una critica per forza distratta per quelle ragioni ormai a tutti note. Esordi intorno agli anni '60 con la poesia, all'ombra del movimento realista lirico, niente affatto plagiato però da ingenue mimesi, sempre consapevole del grande paradosso che è la spontaneità dell'artificio. Quindi vigile e in difesa anche alle proposizioni teoriche capassiane, con toni di già eccentrici e niente affatto suscettibili di adattamento a correnti o scuole, piuttosto filtrandole (e non una sola!), grazie a quel senso di criticità, magari negato, che non lo ha mai reso narcisista, complesso invece e pensoso al punto di saper prendere le distanze anche dalla poesia. Ha avuto le sue oasi più esplicite nella prosa con il romanzo, aiutato da una scrittura limpida, cautamente lirica, nel rispecchiare la vita con grande sapienza e umanità. (Si pensi ad Estate di fuoco, libro adottato come testo di lettura in molte scuole d'obbligo!)

Ma l'opera che è l'annuncio di Itinerario a Calu, intrigante di proposte umane e formali, credo sia Bollettini dall'ultimo delirio, presentata da Teresio Zaninetti ed edita dai Quaderni della storica rivista "Logos" di Milano.

Zaninetti, leale e generoso critico mette subito in evidenza sia "la varietà modale dietro cui si evidenziano pause di riflessione e critiche di derivazione classica", sia "l'urgenza pressante" di rappresentare in uno spazio altro, in un mondo d'invenzione, "i bisogni, i desideri, le speranze". I Bollettini... sono proprio il crogiuolo da cui s'infiammerà l'allegoria dell'itinerario fantastico ad una terradonna o viceversa che comodamente è la poesia, scomodamente l'oggetto che ad essa allude, per deludere, ricacciando l'uomo ai suoi dolorosi casellari.

Calu fa da contenitore di sogni, aneliti d'amore, rivisitazioni di gioie: sta come la pelle alla carne, come il corpo all'anima, tant'è vero che terra vergine e corpo di donna sono tutt'uno, quasi una giovane, panica reverie rimbaldiana d'identificazione della donna appunto con la natura.

Walter Nesti, ricacciato da Calu, ha voluto allegare al libro le "Istruzioni per l'uso", ma un libro non è né una medicina, né un ordigno e ciascuno è libero di seguire un proprio itinerario, partecipe di quel sogno che è la Poesia. Così il non luogo di Nesti è anche Colono, dove gli usignoli gorgheggiano tra l'edere, a cui è giunto errabondo, quasi alle soglie di un regno immortale, nel desiderio assurdo con l'amore di vincere la morte, per scoprire che solo la Poesia varca quelle soglie, durando un poco oltre la breve vicenda umana. Se l'amore promette armonia, subito la lacera, perché, come diceva l'antico, è povero: ha qualche attimo luminoso in cui promette ciò che non può mantenere, troppo legato alla vita, quindi alla morte.

Le varie tappe di desolazione (il deserto), la lunga marcia, gli impedimenti, sono espressione della vita che deve essere distanziata, prima di poter giungere all'illuminazione, alla fusione estatica. Poi il poeta è restituito ai falsi idola, alle istituzioni che difendono la sua incertezza.

Calu più che un paradiso dantesco, presuppone la risalita da un inferno, richiamato per contaminazione dalle istituzioni ed è sostenuto da una concezione eudomonista più pagana che cristiana (quest'ultima assolutizza la felicità!), mentre Itinerario a Calu trasferisce fortemente i desideri terreni in una zona fianca (la poesia) dove è permesso tutto. Ma all'apparir del vero, c'è la solitudine e la lontananza dalla parola che pare un freddo astro: l'artificiosa armonia è rotta dolorosamente in un mondo di maschere, dove lo stesso piacere viene pianificato e portato a vivere non tanto a Calu quanto in più bassi gironi d'inferno.

Walter Nesti ci comunica la sua inquietudine, il disadattamento del poeta alla realtà così diversa dall'autenticità e nel duro colpo subito, cacciato dal suo paradiso, un attimo prima della colpa, lo nega; nega la poesia e l'amore che l'anno toccato, per paura del dolore.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza