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Rivisitazione eccentrica di Occhiodiamante

"Il poema – dicono – non aveva coesione. Saltava di palo in frasca come si addice a un espatriato quando ha perso la sinderesi. Del resto colmo di erudizione."
Marilla Battilana

Marina Battilana, scrittrice, poeta, docente di letteratura nordamericana al' Università di Padova, è "una straniera" per forme sia narrative che poetiche. Ha viaggiato e viaggia, raffinata, cosmopolita, dentro e fuori i confini del suo mondo, virtualmente, geograficamente. E' una creatura dai lineamenti fini, come tracciati in punta di matita, le sopracciglie dall'arco svettante, l'occhio rivolto a una visione fuori campo, mentre l'acconciatura dei capelli asseconda il suo modulo espressivo per una corrispondenza che direi fisico-metafisica.

Occhiodiamante, edito da Campanotto nel maggio 1989, mi si presenta come una sorpresa, ricco com'è di strutture polifoniche, vale a dire non classiche. A premessa leggo una preziosa lettera di Mario Luzi, emerso dal "caos", che qualifica questo discorso come "pungente" con un'efficacia istintiva dapprima che poi elude e infine chiama il discorso critico consono. Lettura e rilettura, a distanza di tempi, da parte di Luzi, finiscono per portare a compimento un giudizio snello ed efficace che passa dal dubbio della "demistificazione" sul "verso e la ragione di usarlo", alla ricomposizione del tutto da parte della memoria che mette in fuga il dubbio iniziale. Partiamo quindi dalla riconosciuta "salacità" leggera, dall"'eleganza dell'insieme la quale riesce ancora più pungente per questo."

Innanzi tutto ci troviamo davanti la soluzione strutturale del poema che contempla il tentativo di un AVVIO (vediamo tentiamo), si estrinseca in ESTETICA (in principio erat Sterne), in ETICA (Qualche volta anche il telefono pubblico rifiuta il qettone. Si va verso il libero arbitrio della macchina), in FENOMENOLOGIA (saggiamente non spiega non dispiega a noi profani non chiarisce non sa non può non vuole), COSMOLOGIA (converrà stabilire intanto centro ed equidistanze), TELEOLOGIA (il vento di Belfast, credi, potrebbe esserne colonna musicale), METAFISICA [houri del paradiso pratiquement inusable (a prova di ripetute fruizioni)].

Certamente l'avventuroso lettore, seppure a p. 79 vi siano le note, è presunto scaltro al punto di guardare con molto sospetto il far grande delle partizioni poematiche. Infatti le ampie didascalie che fungono da sottotitolo, riducono i titoli medesirni, nel mentre che l'indice ne presenta altri e, ad esempio, alla sezione ETICA corrisponde "ho visto una gatta".

Spettatrice spirituale o Fantasma illustre è Julia Kristeva, infatti Marilla Battilana convoca con pungente intelligenza i due livelli di testo, rappresentati dal parlare con permutazione di significanti e dal racconto che vuole il "sovrappiù teleologico", insito nel significato del narrare per cui il sovrappiù o significato logico si trasmuta in quello retorico e beatamente si dimentica del significante, nel mentre che guadagna il reale. Del resto Battilana gestisce per i lettori una nota molto vivace nel "rifiuto dei termini tradizionali", invertendo filosoficamente "l'ordine della sistemistica, in quanto l'ESTETICA si (im)pone ben prima di COSMOLOGIA e METAFISICA". Infine, splendido, eccitante il dubbio, quel suo essere stata "a lungo incerta fra sequenza lirico-filosofica" e il lirico-umoristica."

E' ovvio perchè Luzi metta tra virgolette il tipo di "racconto lirico-filosofico", fatto sempre più consapevole nella lettura e rilettura del poema. La cultura, sostituendosi alla natura, non chiama in causa l'immediatezza sentimentale di coinvolgimento e che questo discorso abbia interessato Bárberi Squarotti non fa davvero meraviglia, attento com'è a quel fenomeno importantissimo della "finta narrazione".

Battilana è un poeta fuori dal paradiso delle mummie dove certi autori del presente sembrano datati, mentre autori del passato risultano più moderni dei contemporanei. Partiamo, come già scritto. dal cenno luziano, per me importantissimo e indicativo: dalla penetrazione del "pungente", dal sapore di "salacità" e alla fine della ricomposizione del tutto ad opera della memoria, dopo il dovuto intervallo di tempo.

Voilà: Marilla Battilana usa il doppio parodico, stimolando l'irrisione verso l'oggettualità del linguaggio. Ciò rende grottesco il poema, le parti, ed è messa in discussione l'autorità del linguaggio, contrapponendo la sacralità alla comicità, alla salacia. I tropi sono alti e bassi, vengono dislocati i constesti storici ed i loro dogmatismi difensivi.

Il titolo dell'opera poggia sulla funzione dell'occhio e sulla luce fredda del diamante che inducono lo straniamento, atto a cancellare l'univocità linguistica, nel mentre sbreccia e ferisce l'ironia. All'interno della struttura poematica insistono altre testualità, care alla teorizazione kristeviana che imposta il carattere trasgressivo dei livelli di generi, di stili, linguistici. Ecco allora puntuale l'Autrice col suo dubbio centrale tra il "lirico-filosofico" e il "lirico-umoristico". Ne vediamo il sonico per altro ironico in quanto il dialogo e con altri testi, altre esperienze che formano il carattere della testualità e di una interesistenzialità, amplificando con l'ultimo termine la coesistenza di altre esperienze con la propria. Avremo `icone' trasgressive che denotano come sia fermentante la crisi linguistica codificata. Citazioni intertestuali e testo codificano e decodificano, richiamando forme di modelli o generi, per negarli.

Dietro questo poema è impensabile non riconoscere una strategia nell'ironico "blame by praise". Senza esitazione ci troviamo davanti un'opera diversa, credo di tendenza anglosassone e non mi meraviglierebbe se un lavoro di questo tipo, per la carenza in Italia di una letteratura satirica, non avesse incontrato il favore del pubblico o anche fosse stato letto in altra chiave dalla critica. C'è un troppo spiccato entroterra critico che, alla lettura e stesura interpretativa, deve chiarirsi non solo in ragione del piacere della lettura ma anche dello studio strutturale. Un testo così rischia di essere abbandonato, nonostante i riscontri, alla terra di nessuno. Poematiche come quella stessa di Bárberi Squarotti, ad esempio, faticano a trovare il giusto collocamento, situandosi anch'esse. in una terra incognita che, attraverso il meccanismo straniante, diventa familiarissima e cito le Langhe e, prontamente, per la narrativa, la Brianza di Gadda.

Ritornando a Marilla Battilana, autrice fra l'altro, di racconti e romanzi in un'aria di cultura cosmopolita, il lettore ingenuo, o, abituato a considerare ancora la poesia come tutta lirica (e faccio notare che il dubbio fra sequenza lirico-filosofica e lirico-umoristica è, come direbbe lietamente don Vivaldi, "per li coglioni") potrebbe domandarsi dove sia la poesia.

In Italia la perlustrazione del settore serio-comico è tutta o quasi da fare e non è così nel mondo letterario inglese e americano. C'era da noi la rivista "il Caffè", mi pare, che privilegiava pezzi ironico-creativi ed era centro di dibattiti e vi si sono avvicendati i nomi di Bacilli, di Bárberi Squarotti, di Vicari, mentre il complesso articolo dell'irrisione è stato trattato da Calvino, da Gramigna In conclusione Occhiodiamante è un poema di grande interesse per stile sincretico e induce il doppio parodico, lo straniarnento, chiamando in causa critici attenti a valutare quanto sia vasta invece la terra della poesia. Detta rivisitazione del poema si fa doverosa per l'urgenza degli ampliamenti di spazio della poesia italiana.

Recensione
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