Servizi
Contatti

Eventi


Il canto stonato della sirena

Racconti per fotografare la felicità

Angoscianti e angosciati. Così sono i personaggi disegnati da Monica Florio. Tutti che combattono con una realtà che non gli appartiene. Ma in fondo, non è quel che fa la stragrande maggioranza delle persone da quando esce di casa al mattino? Non tutti noi forse combattiamo con un’angoscia che ci attanaglia per sbrigare regolari faccende lavorative, universitarie, familiari?

È Il canto stonato della sirena che fa da sfondo a tutte le storie dei racconti del libro di questa donna fascinosa. Ma qual è il canto? Quale la sirena?

Beh, il canto crediamo siano tutte queste storie che come una cantilena descrivono lo scorrere della vita. La sirena invece abbiamo ragione di credere sia Parthenope.

In questi racconti il tempo, se necessario, poche volte fa da sfondo se non per dipingere l’età di qualche personaggio che avanza. Qui e la si parla del tempo come di un tempo migliore, con occasioni gradevoli che si offrono ai personaggi.

Per il resto ben potrebbe dirsi che il libro offre uno spunto perché si pensi che esiste il non tempo, quella condizione statica della vita secondo cui l’uomo e la donna fotografati nel momento di massimo vigore mai hanno bisogno del tempo e non sono soggetti alle sue regole.

Dicevamo angoscianti e angosciati i personaggi ma anche tristi e sconfitti. La tristezza è talvolta parte della vita ma a questo punto una domanda ancor più profonda si insinua nelle nostre menti, ovvero: cos’è la felicità? La felicità è l’attimo di una fotografia. Tra due scatti fotografici il tempo che intercorre è tristezza.

Si può fotografare la felicità. È il senso di Smilla nello stare accanto ad Aldo durante un concerto seppure annoiata ma felice. È la complicità di un’insegnante con il proprio discente. È il momento in cui un eroe si disegna una tuta.

Ma allora verrebbe da dire se nel testo è intriso un qualche senso di felicità, qui e lì, nei vari racconti, come mai i personaggi appaiono sconfitti? È la sconfitta quotidiana, la pesantezza con cui termina ogni giornata la stanchezza d’aver appena terminato un lavoro.

Al di là delle caratteristiche dei vari personaggi, i racconti sono molto piacevoli, con stupefacente armonia si passa da un breve racconto ad un altro e a questo punto verrebbe da rileggere il racconto appena terminato, così, giusto per rendere un po’ più immanente quello scorcio di vita dipinto dall’autrice. Sono racconti leggeri anche se con risvolti sociali e background molto complicati, di una quotidianità disarmante rispecchiando la società moderna che produce talvolta anche fallimenti.

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza