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Il filo rosso

la poesia l'arte e un sottile filo rosso

Cortona (Arezzo)
Sala del Consiglio comunale
27 settembre 2008

Un sottile, seppur resistente ed impossibile da ignorare “filo rosso” conduce il lettore dall’arte di Giampaolo Talani fino alla poesia di Patrizia Fazzi e viceversa. Un percorso tutt’altro che facile da compiere: il viaggiatore deve mettersi in cammino con il cuore aperto e l’animo pronto a raccogliere quanto più possibile lungo la strada poiché il “filo rosso” di Giampaolo Talani e Patrizia Fazzi altro non è che l’amore, che “ci salva e ci porta lontano, ci unisce e ci fa vivere” come afferma la poetessa nella Introduzione critica al suo recente libro “Il fio rosso – Segno e simbolo nell’arte di Giampaolo Talani”, Polistampa, 2008. Non a caso due arti quali poesia e pittura parlano d’amore; la radice stessa della parola ‘poesia’ , il termine greco poiesis, designa la creazione e in senso lato l’attività demiurgica. Qualunque gesto creativo, da quello divino narrato nella “Genesi” fino a quello del concepimento, è prima di tutto un atto d’amore. Una responsabilità importante, dunque, quella di poeti ed artisti nel decidere di seguire la strada indicata dalla loro personalità per esprimere le emozioni, lasciare un messaggio, aprirci il loro animo. Nel “Timeo di Platone il Demiurgo è la figura senza il quale “è impossibile che ogni cosa abbia nascimento”, mentre nella mitologia greca egli è artefice e padre dell’Universo, una forza ordinatrice che vivifica la materia e la rende anima universale. Ed è proprio questo che poeti e artisti sono capaci di fare, in particolare Patrizia Fazzi e Giampaolo Talani, mettendoci a disposizione un’inestimabile patrimonio di sentimenti, emozioni, sensazioni.

Risulta senza dubbio interessante nel volume il connubio tra arte e poesia , il trarre ispirazione nel comporre le proprie liriche dai quadri di un artista. Patrizia Fazzi, grazie al suo animo sensibile ed alla sua passione per l’arte, era riuscita magistralmente in questa operazione fin dal precedente libro “La conchiglia dell’essere”, Le Balze, 2007, dedicato a Piero della Francesca, e anche qui ha raggiunto lo stesso livello, applicandolo ad un artista contemporaneo. Se sin dai tempi di Omero ed Esiodo il poeta ha avuto necessità di una Musa ispiratrice, una scintilla che gli accendesse l’animo permettendo alle parole di uscire e farsi sentire, la nostra poetessa ha trovato nelle splendide opere di Talani una musa d’eccezione ed ha saputo guidare animo e ‘ars poetica’ attraverso il mondo interiore di un artista dalla pittura estremamente narrativa. In questo connubio felice tra arte e poesia la bravura di Patrizia Fazzi è emersa nel trovare le parole giuste, quelle del cuore, per il ‘filo rosso’ che attraversa le opere del celebre pittore livornese.

È una poesia delicata, dolce e mai invadente, quella che la poetessa aretina ha costruito intorno ad ogni quadro, anche quando il tono è malinconico. Si parla di sogni (“La balaustra dei sogni”, “La sabbia dei sogni”), di partenze (“L’occhio del tempo”, “La vela bianca”), di attese (“Statua di cera”, “Spiaggia delle attese”) di amore e di amori (“L’affresco danzava”, “Il filo rosso”, “Il portachiavi”, “Fuochi d’agosto sul mare”, “Statue d’amore”), di ricordi e speranze (“Il sangue dei ricordi”, “Il vento delle note”, “Il cielo di rose”, “La rosa e le cose”, “Le due mani”, “La balena”, “La cometa”, “Il talismano aguzzo”) sempre in stile garbato ed elegante, capace di guardare il quadro e trarne l’essenza in modo efficace. Se proviamo, leggendo il libro, a chiudere gli occhi per vedere con lo sguardo della poetessa l’arte di Talani, sentiamo i versi tracciare quei colori e quelle figure che si riscontrano nelle illustrazioni a fianco di ogni componimento: dimostrazione quanto mai efficace della potenza evocativa della parola, se usata con maestria, e della poesia in particolare. “Ut pictura poesis” (come nella pittura così nella poesia) scrive Orazio nella “Ars poetica” e Patrizia Fazzi ha scelto proprio questa citazione a manifesto della sua poetica ribaltando, al contempo, il concetto e rendendolo “ut poesis pictura”.

Fin dalle origini della scrittura, quando si cominciò a trascrivere l’enorme patrimonio di cultura orale esistente, la poesia è stato il veicolo privilegiato: la poesia cantava le gesta degli eroi, celebrava le divinità, la bellezza dell’ amore e della donna amata, condannava questo o quel regime ed allietava le serate creando mondi e scenari che tutti, riuniti attorno all’aedo, al cantore, potevano vedere e vivere. Patrizia Fazzi è una degnissima erede di questa lunghissima tradizione poetica: la sua capacità di raccontarci il mondo interiore suo e di tutti, seguendo pazientemente un lungo e sottile filo rosso, ha qualcosa di magico e demiurgico.

Cortona, 27 settembre 2008

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