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Dove va il mondo - III

E… quanto è distante Mosca ?

Ecco che, attraverso questa domanda, seguendo sempre la stessa strada, possiamo collocare un’altra pietra miliare; ma siamo sempre ad un miglio in più, un miglio in meno, non a migliaia di chilometri di reciproca distanza trigonometrica.

Nel riferimento mentale, in pratica non ci sono distanze; puoi girare tutto il Mondo, e l’Universo intero, o solo il soggiorno di casa tua, nell’arco di un sorso di birra ben fresca, da solo o con gli amici.

Qui andrebbe rettificato il rapporto con i “classici”.

L’IMPERIALISMO SOVIETICO non avrebbe mai dovuto avere ragion d’essere sulla base del pensiero marxista.

Il riscatto del proletariato dall’egemonia della classe borghese, ma la stessa lotta di classe nulla hanno a che vedere con l’occupazione militare, da parte di uno Stato, di altri Stati circostanti, l’imposizione legislativa, amministrativa e burocratica, e la stessa organizzazione interna dello Stato invasore, finalizzata, appunto, ad estensione territoriale e politica.

Il pensiero marxista, anzi, avrebbe dovuto rettificare i principi della Rivoluzione Francese che, pur prendendo spunto dall’illuminismo, non erano giunti fino al punto della fratellanza di tutti i popoli della terra.

D’altronde… se lo stesso fondatore Carlo MARX non distingueva, non vedeva la deformazione deviante che gli imperialismi avevano perseguito e, nella specie, soprattutto l’Impero Romano aveva impresso ai rapporti tra i popoli e la natura, non più di RISPETTO e di APPRENDIMENTO, come nell’antica Grecia, ma di POSSESSO e di SFRUTTAMENTO, tant’è che, con riferimento all’Antichità, non parlava di MODELLO CLASSICO e, separatamente, di MODELLO IMPERIALE, sia pure ambedue impressi, a partire dal I° secolo a. C., con diversa valenza, secondo lo scorrere della Storia, nella CIVILTA’ ROMANA, ma, genericamente, di Mondo greco-romano…

Messa così è come se la “romanità” e la “grecità” si fossero, ad un certo punto, alleate per proporsi al Mondo, quali fari illuminanti di civiltà, e non che fosse accaduto tutt’altro, e cioè che la prima abbia invaso la seconda, impossessandosi di tutta la sua intellettualità, fisicità, genialità, spiritualità, progettualità, con effetti devastanti, che si sono, in seguito ampliati e moltiplicati, giungendo, attraverso complesse e alterne vicende, fino ai nostri giorni.

Oggi vediamo che Mosca perpetua il debellato imperialismo sovietico, sotto altre forme. Il mondo si muove così, fin quando non si troverà un antidoto, o comunque una nuova formula in sostituzione della “REGOLA del RINVIO” (v. parte seconda – IIa puntata QUI).

Ma, in realtà, qui la domanda dovrebbe essere un’altra.

Forse è giunto il momento di fare un po’ il punto della situazione; il che è sempre buona cosa.

Ritengo che la metafora della strada, sia stata frutto di una buona scelta, sia convincente e mantenga, in pieno, la sua validità, anche per i suoi caratteri di antichità, da cui molte utili informazioni è stato possibile attingere; tuttavia, per quanto possa essere tacciato di volubilità, penso proprio che dovrò, ora, abbandonarla, per dirigermi verso altri lidi.

Non mi sembra più funzionale per i punti chiave del discorso e non voglio, quindi affezionarmi ad essa, correndo il rischio di avviarmi per percorsi distrattivi, perdendo, così, di vista il nocciolo, ciò che davvero conta nell’economia delle argomentazioni che si vanno, qui, svolgendo, per cosa? Quello che si rivelerebbe, come credo, solo un esempio di feticismo narrativo da cui nulla più deriverebbe da poter aggiungere ad esse.

Ritorniamo, allora, all’argomento in trattazione, al centro della strada, diciamo, per prendere un’ultima volta commiato da essa, dalla metafora che, fino a qui, ci ha accompagnato.

Dunque, la vera domanda è: durante il SOCIALISMO REALE, dove erano le Viki Odintcova, modella moscovita, che emblematicamente menziono in rappresentanza di tutte le attrici, modelle, stiliste, e così via, prendendo spunto da quel quarto d’ora di celebrità, per la sua performance sulla torre di Dubai?

E non mi riferisco solo alle russe, ma anche alle Viki dei Paesi satelliti dell’Unione Sovietica, le Polacche, le Ceche, Rumene, Slovacche e così via.

Avrebbero mai pensato di poter mettere il capino fuori dai modesti scialletti da contadina, o dalle lise tute delle fabbriche, per arrampicarsi sulle torri di Dubai, o contrarre principesche nozze con tizi tipo un certo Ernst di Hannover, come ha fatto la stilista Ekaterina Malysheva, o posare nude per il giorno della festa dell’Indipendenza Americana, come la polacca Yoanna Krupa?

Mai.

Un “cigno nero” anche qui? Certamente, a mio avviso.

Va dato atto, però, che in un amen, le donne, quelle che potevano, ovviamente, e i loro entourage, lo hanno afferrato al balzo, e non l’hanno più mollato, come se non aspettassero altro, nella vita, da tempo, e non avessero fatto altro che aspettare l’attimo fuggente, per uscire d’un sol balzo dalla tristezza e dalla ristrettezza, dall’oblio, dalla noia, dalla vecchiaia precoce e, in men che non si dica, si sono trovate a scalciarsi, tra loro, con grande determinazione ed entusiasmo, giù dai nodi scorsoi, sulle skyline delle città-capestro del Mondo, e questa è tutta farina del loro sacco.

Siamo in pieno ESTREMISTAN.

Possiamo, forse dire: dalle STALLE alle STAR?

E con questo accattivante interrogativo, per il momento, vi lascio.

(seconda puntata)

Ed ora, per concludere, una nota di colore

Chi ricorda “CINCINNATI KID”?

E’ un film del 1965; un CULT della mia gioventù.

Edward G. Robinson e Steve Mc Queen si sfidano in un’epica, finale partita di poker.

Edward è il campione, gran vecchio, portatore dell’esperienza, della tranquillità d’animo, sicurezza, padronanza e distensione.

Steve è lo sfidante, pieno di vitalità, energia, coraggio, dotato di notevole talento.

Steve vince per tutta la serata; diciamo che, avendo vinto tutte, o quasi, le battaglie, è prossimo a vincere la guerra.

Si arriva ai rilanci illimitati.

Ultime battute… sembrerebbe concludersi più o meno così: una guerra vinta per Steve, ma non decisiva, e una delle guerre perse per Edward che, peraltro ne ha vinte tante nella sua vita.

Qualche altro giro prima di chiudere; senza ormai particolare brillantezza.

Edward chiede qualche minuto di riposo e, come è giusto, soprattutto in presenza di altri giocatori e spettatori, gli viene lealmente accordato.

Si riprende con una certa stanchezza; si è ormai prossimi a concludere la serata.

Edward commette ad un certo punto, un banale errore tattico a telesina (non ricordo quasi nulla della dinamica del gioco, come raccontata dal film, è passato molto tempo; c’era di mezzo un colore contro un full, che al poker americano, poiché si gioca con tutto il mazzo, vale più del colore; ma non ha importanza, è la sostanza del discorso che conta, e io ricordo come andò a finire; quindi preferisco ricostruirlo di sana pianta, per renderlo “all’italiana”, così risulta più comprensibile, più “nostrano”, per chi ha una certa dimestichezza col poker).

In un piatto già molto ricco, questo è importante, avendo 2 assi, uno coperto e l’altro scoperto, di fronte a Steve che non sembra avere nulla o, al massimo, una coppia inferiore, ed altri avversari nelle stesse condizioni, anziché puntare forte per chiudere lì la mano, e portare il piatto a casa, o almeno sfidare i più deboli, come è certo e matematico che bisogna fare per non imbarcarsi in figure da pirla, fa una puntata alquanto modesta, se non proprio bassa; quasi temesse di mettere in pericolo una parte della sua dote, o, maldestramente, stesse bluffando. Qualcuno passa, qualcuno resta.

Il gioco continua con mormorii dei presenti che stanno a significare che tutto può avere nella carta coperta Edward ma certamente non l’ASSO. Troppo “scafato” per questo!

Si giunge all’ultimo giro; restano a singolar tenzone Edward e Steve.

Alla fine arriva per Steve con 2 RE e 1REGINA, un altro RE; tris di RE da completare con la carta sottostante (non può essere POKER di RE perché ad un altro dei giocatori è capitato il RE durante i precedenti giri); potrebbe avere un full, o solo il TRIS (due REGINE, peraltro erano capitate ad altri 2 giocatori in precedenza; quindi in ballo ce ne sarebbe solo UNA).

A Edward che ha fuori 1 ASSO (come si è detto) e 2 scartine, arriva ancora 1 ASSO (anche qui un altro asso era capitato ad un altro partecipante durante il precedente giro. Potrebbe avere un full combinando con le due scartine il tris o solo la doppia all’asso perdente. Se Steve ha combinato il full di RE o REGINE, sarebbe vincente di fronte al full di scartine di Edward; ma l’UNIVERSO MONDO sembrerebbe escludere che Edward possa avere l’asso coperto, per il gioco inconsistente fatto prima. Tanto più che sarebbe l’ultimo.

Va ricordato qui che il gioco si svolge con tutte e 52 le carte del mazzo.

Parla Steve che ha il TRIS (ed ha la REGINA coperta; quindi FULL al RE nascosto)

Puntata MEDIO/ALTA.

Se Edward crede che Steve abbia solo il TRIS andrà a “vedere”, col suo miserabile full di scartine (prendendo una bastonata consistente ma non eccessiva; al limite potrebbe tentare un bluff “presunto FULL contro ipotetico semplice TRIS”, che, viceversa, si rivelerebbe un malefico full). Se gli accredita prevalentemente il FULL passa comunque, a meno di non volergli far credere di avere l’incredibile full d’assi che si è detto; nel qual caso, se si esclude, ragionevolmente, che abbia, davvero, full all’asso, decreterebbe la propria condanna a morte, perché Steve non è giocatore da farsela sotto.

Il piatto è ricchissimo; una vera fortuna.

Edward, tranquillo come un elefante ad abbeverarsi alla sponda di un fiume, rilancia di brutto, mettendoci dentro tutto il patrimonio della serata.

Pochi secondi di mormorii tra stupore e scherno dei presenti, ad alto volume; poi silenzio che un solo tintinnio di monetine rimbomberebbe.

Ora Steve deve pensare “io ho FULL al RE. Edward non può battermi perché, pur escludendo che abbia solo la doppia coppia e voglia fare lo spavaldo, diciamo che ha il full di scartine e conta sul fatto che io avendo il solo TRIS, magari facendo mente locale che quella che, teoricamente, ma molto improbabilmente dovrei avere, sarebbe l’ULTIMA REGINA, caschi nella trappola, pensando che lui non abbia il full; o al contrario, vorrebbe farmi fuggire, addirittura col full al RE, facendomi temere il fantomatico full all’ASSO”.

Tensione da sentir volare una mosca; tutti muti i presenti.

Steve può solo “passare”, o “vedere”. Non ci sono altre opzioni.

Suspense!

Nella testa dei presenti ci sono tutte le possibili vie d’uscita:

“Steve ha solo il TRIS di RE, ora, pensando che Edward, a sua volta, abbia solo DOPPIA COPPIA all’ASSO e stia bluffando, simulando un full, andrà a vedere e PERDERA’, perché Edward ha full di scartine;

macché! VINCERA’ perché quel vecchio barbagianni di Edward ha solo “doppia all’asso” e crede di far paura con la sua grinta.”

“Steve passerà, giudiziosamente, col suo TRIS, perché è semplicemente assurdo che una vecchia pantegana del tavolo verde come Edward si giochi tutto su una doppia coppia. Ha certamente full di scartine e Steve sa che se la prenderebbe in quel posto, andando a vedere.”

“Per me Steve ha FULL al RE con l’ultima DAMA. Edward, un po’ giù di tono stasera, non glielo ha fatto, e lo ha sfidato, come si fa con i tori in un rodeo, ma imparerà, a sue spese… catastrofiche spese, ad essere meno presuntuoso. Ora lo sfidante andrà a vedere il punto dell’avversario e, sia che abbia full di scartine, sia che abbia voluto fare il gradasso solo con la doppia coppia, lo sbaraglierà!”

“E se Edward avesse davvero FULL all’ASSO?

Ahahah… incredibile! E’ proprio questo che vuol far credere il vecchio coyote, e spingere Steve a passare addirittura col FULL di RE. Ma che cosa crede, costui, di giocare a TESTA o CROCE con un bambino? Steve comunque ha un nome nell’ambiente del gioco d’azzardo; non come ce l’ha Edward, certo, ma… un nome c’è ed è UN NOME!

Sì, ma… se ce l’avesse davvero?

Davvero? Steve sarebbe FRITTO! Già impanato in padella. Non puoi fuggire col full di Re, a questi livelli.

Ma è quello che sarebbe giusto fare.

Già… dire la semplice parola “passo”; in tal caso, però, Steve non saprebbe mai quale fosse la carta coperta di Edward perché quest’ultimo mescolerebbe il mazzo senza dargliene l’opportunità, e rimarrebbe tutta la vita con l’ombra di essere scappato come un coniglio di fronte ad un simulacro di full all’asso, al quale non avrebbe creduto neanche il bambino per strada, col quale poi si incontrerà, che sfida i passanti a “testa o croce”.

Questo condizionerebbe per sempre la sua esistenza, che si ridurrebbe ad essere piatta e ordinaria.

E l’altro?

“Solo io Edward il Re, posso permettermi, a carte ferme, con una doppia coppia esposta, di far fuggire un avversario con un tris esposto.”

Una aggravante; una spina nel fianco per l’eternità.

Che cosa sarebbe meglio per lui?”

Alla fine di una lunga pausa, tanto fumosa, quanto tombale, STEVE “vede”; già si aspetta, apparentemente serafico, ma trionfale, il suo FULL di RE vincente contro FULL di scartine o addirittura nulla, dall’altra parte, quando ecco che ESCE, come un cigno nero, da una onirica palude buia, FULL all’ASSO dalle carte di Edward, frutto occulto dell’errore commesso precedentemente.

E qui l’ESTREMISAN dà il meglio di sé: Edward vince tutto e Steve perde tutto.

Un CIGNO NERO positivo da una parte, per aver incassato l’ultimo ASSO e averla fatta franca sull’errore precedente; negativo dall’altra, che incassa l’ultimo RE, e MAI PIU’ si sarebbe aspettato l’ultimo asso coperto in mano all’avversario.

Lo stesso Edward commenta che un errore al momento giusto (chiaramente spontaneo, e non studiato, a meno di non volersi iscrivere nella lista dei giocatori mediocri), a volte frutta di più di una giocata brillante.

Infatti, proprio qui sta il CIGNO NERO.

Ma (anche qui) c’è da dire che Edward ne fu abile e tempestivo fruitore; non per l’errore commesso, umano, involontario, né per il gioco abile fatto alla fine; quello era professionismo.

Bensì per quei pochi minuti di riposo chiesti verso la fine della partita, dove per il vecchio ci fu relax e ripresa di forze, fiducia in se stesso e consapevolezza di aver spezzato il trend dell’avversario, e, per il più giovane, blocco della tensione che lo sosteneva durante la sua rincorsa.

E Steve, come gestì il suo “cigno nero” negativo?

Beh, certo, bisogna anche saper perdere, ma… andare a farsi togliere l’ultima moneta metallica a “testa o croce”, dal monello per strada, non fu, forse, la migliore uscita di scena.

Mi viene naturale pensare, a questo punto, che se Steve non avesse concesso ad Edward quella breve pausa, o, meglio ancora, avesse controproposto di mettere termine alla partita, che era già durata quasi un’intera notte, le cose sarebbero andate diversamente; certo avrebbe dovuto accontentarsi di una vittoria opaca, avrebbe dovuto mettere in conto una figura, a dir poco, barbina verso i presenti, soprattutto per uno come Steve che, come si sa, ha sempre amato una vita spericolata, ma non avrebbe fatto la fine del tacchino.

Ma va considerato che qui il cigno nero si incrocia con altri parametri, la forza del destino, la vanità umana e… le esigenze della produzione cinematografica.

E così Edward G. Robinson, che, nella sua carriera, non mancò di essere gratificato da Al Capone, o comunque dal tipico personaggio del gangster americano, ombra nera, funerea e negativa per tutti, ma per lui, una manna dal cielo, si rivelò anche il Viki Odintkova, in anteprima, del tavolo verde.

15 Luglio 2017

Fine

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