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La strage rimossa. Nola, 11 settembre 1943

Caro Umberto mi sono subito immerso nel tuo libro, qui in allegato. Non l'ho ancora completato, perché medito ogni pagina e prendo appunti, ma sto quasi alla fine della parte riguardante il '43. Non resisto all'impulso di comunicare subito le mie sensazioni (poi seguiranno altri scritti); forse è una questione di carattere, ma pure il carattere è carattere.

Innanzitutto ti ringrazio di vero cuore, moltissimo, con commozione ed affetto, per le parole che hai avuto per la mia storia, la mia famiglia, la mia persona. In alcuni punti del racconto che mi riguarda, non riesco a resistere all'impulso dell'emozione.

Ti scrivo per dirti che questo libro merita una grande diffusione, per l'ampio respiro storico, culturale e sociale che da esso si trae.
Il mio "Nola, cronaca dall'eccidio" (tutti dicono "dell'eccidio", e vedo anche tu, nel tuo riferimento, perché suona meglio; ma dopo lunghi scambi dialettici con l'Editore, optammo per "dall'eccidio", in quanto l'intenzione del libro è: partire dall'eccidio, come dall'occhio di un ciclone, per espandersi alla ricerca degli avvenimenti circostanti, la storia, il futuro ecc.) in effetti è un atto di ribellione, a distanza di tanto tempo, a quello che Primo Levi, come dalle tue parole evidenziato, chiama "la deriva della memoria", narrando una "piccola storia", nella convinzione che la Grande Storia è composta proprio dalla sommatoria delle piccole storie.

Ma il tuo "La strage rimossa" va oltre; parla direttamente al cuore dei giovani e alle persone di buona volontà. Dovrebbe andare direttamente nelle scuole, nei film "finanziati dal Governo, per l'alto valore morale e civile" (quante balle clientelari si vedono in giro e, in particolare nella nostra cinematografia, sistema editoriale e televisivo ecc.), e così via, nella nostra sciagurata, eppure, incredibilmente, tanto amata Italia. Ora, non voglio dilungarmi ancora di più, ma io trovo la chiave di lettura e, al tempo stesso, il clou di tutto questo proprio nel punto in cui parli della scuola intitolata alla "gloria locale" che poi è una "vergogna nazionale". Perché mai, poi, sulla vergogna nazionale, ha la meglio la gloria locale? Non può essere questo! E'CONTRO TUTTO; la spiegazione, forse, insieme ad altre, dell'analfabetismo funzionale che affligge il popolo italiano, con valenza di primato nel Mondo. Uno dei tanti "primati" (insieme al turismo sessuale pedofilo, all'arretratezza scientifica e scarsezza universitaria, ai fenomeni che creano martiri come Peppino Impastato, ecc. tutti figli della stessa madre) di cui faremmo molto volentieri a meno.

Anche il tuo riferimento a pag. 97 /.98 (l'albergatore non sa nulla della strage del '43; il giovane accompagnatore, sa tutto di calcio, ma ha nella testa solo un vago flash circa"il '48", relativamente al passato; la biblioteca dove il citofono non funziona e il bagno è guasto "dice di no, non hanno il libro di Liguoro"), è emblematico. E' ancora molto lunga, forse troppo, la strada da percorrere; ne riparleremo.
Ci "salvano" nella speranza e nell'amore per il nostro Paese, forse i Giordano Bruno. Ma spero proprio, non si debba arrivare ad essere immolati sul rogo.

Ora mi fermo, sto proprio andando troppo per le lunghe e l'eccesso non va bene.

Due brevi precisazioni e un apprezzamento particolare

Circa Reder (lui o no l'autore della strage?) c'è da considerare la testimonianza diretta della madre dell'attuale generale Nicola De Pasqua, che vide la foto sul giornale, quando fu catturato Reder nel 1948, per i fatti di Marzabotto, e disse al figlio, "questo è colui che ha ucciso tuo padre"; quindi in un contesto semplice, schietto e immediato, privo di possibili condizionamenti e diverse finalità. Inoltre nel febbraio del '43 (come tu ricordi) gli fu amputato il braccio in Ucraina. Fino al settembre '43, c'è un vuoto di 7 mesi. I servizi segreti tedeschi potrebbero aver coperto la sua presenza in Italia. Fu processato per Marzabotto; ma non fu mai processato per Nola, che io sappia, perché quello non fu considerato un "crimine", ma una "ritorsione" (in linea generale ammessa), sia pure dalle connotazioni eccessive. Qui c'è una incredibile carenza delle nuove Istituzioni Italiane, che si disinteressano e hanno il loro culmine nell'"armadio della vergogna" e nel limite scolastico della Storia alla Prima Guerra Mondiale (stravolgendo, tra l'altro, anche l'obbrobriosità di quest'ultima perché "sfugge" che fu la culla del Fascismo).

Circa la "ferocia" nazista contro noi, considerati "traditori". Qui si vede bene come le cose, le giuste valutazioni,nascono dall' "argomentarci attorno". Proprio in occasione della stesura del mio libro, mi sono reso conto (a parte le squallide e criminali trastule tra i vertici militari italiani e i tedeschi, per salvare la pelle ecc.) che i Nazisti sapevano bene, a cominciare da Hitler dell'inevitabile collasso dell'Italia, e siccome non erano beoti, ma con grande cultura e finezza logica alle spalle (a differenza dei Fascisti, notoriamente buzzurri e ignoranti; tradizione che si perpetua a tutt'oggi), non potevano incazzarsi davvero contro "i traditori". Fecero finta di incazzarsi per trovare un alibi alla sconfitta (evitabile o inevitabile che fosse). Il tedesco di razza superiore non sbaglia mai.

Il mio particolare apprezzamento va al tuo ricordo della frase di Gobetti: nel fascismo si evidenziò "un popolo che si identifica con il suo capo e si annienta nella sua follia", per i risvolti di attualità che essa ha.

Il pericolo che ciò accada è sempre in agguato, come dimostra la propensione degli Italiani non per le ideee e i sistemi, ma per i "capiI":  Oggi Grillo, Salvini, persino Sgarbi o la buonanima di Di Pietro, non escludendo Renzi. Ieri o l'altro ieri dopo l'orrore seminato da Mussolini, il Giannini dell' "Uomo qualunque" (di cui può considerarsi degno erede "Casa Pound"), Pannella, addirittura, Berlusconi, Bossi e così via tanti altri (a proposito delle "glorie locali" e "vergogne nazionali").

Concludo con una richiesta ben precisa.

Scusate la franchezza, ma sono munito, come tutti sanno di buoni sentimenti e quindi mi rivolgo a tutti:
Se si vuol fare una commemorazione con aggancio letterario, e quindi presentazione del libro, dibattito ecc. O SI FA, o NON SI FA
Non mi convince la spaccatura in due momenti (11 settembre breve cerimonia; fine settembre "presentazione del libro" come di qualsiasi altro libro). Viene spezzato e svilito il tutto, così.

Sono d'accordo per una sola manifestazione/commemorazione, che valorizza, unisce, incoraggia proposte ecc.
Sulla data, saranno le esigenze nolane a scegliere; per me va bene tutto; l'importante è saperlo con un certo anticipo.

Scrivo a tutti apertamente, essendo quello in trattazione un argomento pubblico, con pubblica diffusione, dove tutti possono proficuamente contribuire alla discussione; non ha senso, quindi, l'invio di comunicazioni separate.

Un caro abbraccio e buona estate a tutti. Spero di avere, presto, vostre comunicazioni.
Albert

Recensione
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