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14 - Qualche altra considerazione intorno a “Dove va il mondo”

LA SCIENZA

Un punto nodale imprescindibile circa il FUTURO (sempre più incerto e dalle fosche connotazioni) del Genere Umano e del Mondo, è certamente il PENSIERO SCIENTIFICO; ma anche qui bisogna distinguere la “buona” SCIENZA, dalla “cattiva” SCIENZA. Quindi è DECISIVA la sua qualità, ma anche la disponibilità dell’altro polo: i modi e i tempi del rapportarsi ad essa, della parte più pronta e dotata di buona volontà e dei necessari mezzi culturali dell’Umanità.

Dice giustamente il nostro bravo e volenteroso Piero ANGELA: “la velocità della luce non si misura a maggioranza” – bisognerebbe però aggiungere – “e neanche con le visite guidate alla Cappella Sistina”.

Che cosa intendo per BUONA SCIENZA e CATTIVA SCIENZA, non da scienziato, è ovvio, ma certamente da giornalista e cittadino del Mondo? Il che, penso, sia assolutamente legittimo.

Direi che la differenza è CAPILLARE, ma NETTA e gli effetti dell’una o dell’altra collocazione, di divaricano, infine, a 180 gradi.

Bisogna innanzitutto scegliere, secondo me, che cosa si vuol fare della propria vita.

Vogliamo dormire sonni beati, essere rassicurati sulle previsioni future, andare per la diritta via, dando una solida impalcatura ai nostri sogni, alle nostre aspirazioni e speranze, coinvolgendo, naturalmente, in esse i nostri cari, senza stare a sentire nessuno, forti delle nostre conoscenze e dell’esperienza; e comunque, certamente, rifuggendo dalle voci dissonanti, ma dando semmai spazio ai consensi. Fardello un po’ pesante ma protettivo e quanto mai soddisfacente?

Allora la nostra strada è quella della SCIENZA SOLARE e CONSOLATORIA.

Essa conduce, in senso generale, verso una sorta di “suicidio assistito collettivo”: La DOLCE MORTE dell’INTERA UMANITA’.

L’ordine pubblico è garantito, ma quando, via via, diventerà ORDINE UNIVERSALE non se ne accorgerà più NESSUNO (o quasi).

OPPURE non vogliamo questo?

Vogliamo imboccare la strada opposta della SCIENZA che GUARDA in FACCIA la REALTA’?

Allora dobbiamo essere ben consapevoli che il nostro percorso sarà TORMENTATO e SOFFERTO, probabilmente VANO; ma se c’è UNA SOLA CHANCE di SALVEZZA dell’Umanità (quale, infine, emergerà dai tempi, tuttavia convenzionalmente riconoscibile) e del Mondo (quale, nel frattempo, sarà diventato), essa è qui.

Quantomeno, nella peggiore (e forse, ahimè, più realistica) delle ipotesi: se c’è un VALORE nel morire lottando e non lasciandosi andare al torpore ideale e all’oblio, esso è qui.

La CATTIVA SCIENZA è comunicativa, pacata, standard (parte dal Mediocristan, come direbbe, anzi dice, il prof. N. Nicholas Taleb). Essa, elegante e precisa, dà il meglio di sé, negli SCHEMI PERFETTI: il conformismo intellettuale, le forme geometriche, la volontà di Dio ecc.

La sua pretesa di fondo è ADATTARE il MONDO, imperfetto, alla sua MATEMATICA ASTRATTA.

Nella fenomenica realtà concreta ciò non accade.

Le sue CERTEZZE, quindi, per quanto possano DILAGARE nelle menti umane, non conferiscono alcun VALORE EFFETTIVO a queste ultime, ma, semplicemente, le trascinano in un MONDO IMMAGINARIO (e comodo, direi, ma assolutamente INUTILE), quello della “musica della ragione” (Dieudonné – v. Taleb “Il Cigno nero).

E’ come se si pretendesse di insegnare a volare agli uccelli, propinando loro (scadente) ingegneria aerospaziale (N. Nicholas Taleb “Il Cigno nero” Ed. Il Saggiatore, nota a pag. 292).

La BUONA SCIENZA è provocatoria e problematica, fondamentalmente anticonformista (parte dal binario dell’Estremistan, come ci annuncia il nostro capostazione d’eccezione, Nassim Nicholas); usa filosofia, fisica, matematica, e così via, ma non si ispira in particolare a nessuna disciplina, usa metodi computazionali caotici, si attiene ad una teoria minima e considera l’eccessivo teorizzare una malattia alla quale opporre resistenza; sviluppa intuizioni dalla pratica, partendo dalle quali va verso i libri, con umiltà; e non viceversa, come, con l’arroganza del “sapere ufficiale”, si muove, invece, la “cattiva scienza”.

In definitiva:

La CATTIVA SCIENZA formula delle IPOTESI e poi fornisce le PROVE di quelle ipotesi, relativamente ad esse, anche corrette, ma dimenticando che sono, appunto, solo delle IPOTESI. Possiamo inserire questo procedimento nel concetto di “pensiero formale”; PERFETTO, ma FALLACE. Essa appartiene alla metodologia c.d. Top-down (si parte dall’affermazione di principio e si scende al “particulare”).

La BUONA SCIENZA è abbastanza INFORMALE; non ha ipotesi da proporre e non crede che le probabilità possano essere calcolate facilmente. Essa parte dall’osservazione empirica e, soprattutto attraverso un’abilità pratica sofisticata, cerca di raggiungere risultati da poter considerare come “scientificamente soddisfacenti”; c.d. metodologia Bottom-up (si parte dal basso; ciò che si osserva, ciò che si vede, naturalmente con occhio attento e non ingenuo o opaco, e si risale alle cause e ai possibili rimedi).

(Tratto da N. Nicholas Taleb “Il Cigno nero”, del quale ho particolarmente apprezzato la dedica “a Benoît Mandelbrot, un greco tra i romani”).

Si ponga mente al seguente esempio:

la MEDICINA MEDIOEVALE si basava sul “pensiero formale”, dalle enunciazioni generali si passava al paziente considerato; Top-down come la Teologia. Quanti morti e martoriati avrà contato… fin quando i chirurghi Bottom-up, in genere ex barbieri motivati e determinati, non acquisirono esperienza clinica, e soppiantarono i precedenti santoni accreditati e intoccabili (ivi pag. 293 in nota)!

A ben vedere, anche qui, come nelle antiche dispute elleniche, c’è da assegnare una PALMA della VITTORIA:

Vogliamo cercare di avere VAGAMENTE ragione, o preferiamo avere PRECISAMENTE torto?

Siamo pronti ad affrontare rischi, confusione, contrasti, per tentare di COMPRENDERE, arrivare al nocciolo di una questione, o tendiamo, piuttosto, a realizzare l’eleganza platonica delle teorie, per quanto infondate, pur di gustarne il PIACERE armonico e “pulito”?

Reputo inutile esplicitare quali sono le risposte che, personalmente, sento di dare a questi interrogativi; ma non voglio, invece, sottrarmi ad una importante precisazione:

Tutto questo discorso riguarda il VALORE della SCIENZA in sé; non l’USO che l’Uomo poi ha fatto e fa dei suoi RISULTATI, che riguarda tutt’altra questione.

Einstein è un Genio eccelso dell’Umanità, indipendentemente dalle applicazioni attuate, in vari campi e ad opera di varie fonti, della SCISSIONE NUCLEARE, sulle quali il dibattito è sempre aperto, ma non riguarda il contesto di questo articolo.

Occorre solo qui ricordare che dobbiamo alla BUONA SCIENZA, la consapevolezza del surriscaldamento continuo e irreversibile del nostro Pianeta, cagionato dal buco dell’ozono, provocato dall’incosciente emissione permanente di un surplus di gas nocivi, da parte dell’Uomo, industrialmente evoluto, con tutto ciò che questo vuol dire. Si parte da qui, per qualsiasi seguente passo si ritenga sia utile, sulla via della ricerca dei rimedi.

La CATTIVA SCIENZA, invece nega il problema, o nega la causa di esso, correlativamente ipotizza eventuali soluzioni spontanee o, comunque, facili. Essa, cioè, non parte precisamente da nessun punto, o vari vaghi riferimenti tra essi collegati e finisce, sostanzialmente, col girare intorno a se stessa.

La BUONA SCIENZA ci dice che l’inquinamento generalizzato e massiccio, anche tossico e radioattivo, sta uccidendo e continuerà ad uccidere le risorse del Pianeta, il mare, le foreste, le naturali riserve d’acqua; gli stili di vita estremi, di approvvigionamento e di consumo di energia, renderanno presto la Terra misera e desertica, in costanza di un sovraffollamento che ricondurrà tutto questo ad aspri, cruenti e orribili conflitti.

La CATTIVA SCIENZA, invece, addormenta le nostre coscienze con gli slogan “è sempre stato così”, “Madre Natura è più forte di tutto”, “gli sconvolgimenti climatici, scioglimento dei ghiacciai e deforestazione devastante sono solo bufale” e così via, o ricorrendo all’”analisi ponderata” dei rapporti di forza, al riferimento salvifico rivolto a Dio, perché bisogna pur sempre credere “in Colui che ha fatto il Mondo”, non tralasciando il richiamo perentorio alla “normalità”, alla vita di tutti i giorni. Se qualcuno volesse osservare che è cambiata anche la vita di tutti i giorni, scoprirebbe che è solo un suo “effetto illusorio”.

La BUONA SCIENZA, infine ci prospetta la possibilità di una EVOLUZIONE, per cui come, nel corso delle varie Ere, ci siamo evoluti, adattandoci alla mutevole FISIONOMIA del MONDO, possiamo continuare a farlo e quindi, non limitarci a sopravvivere, per quanto possibile, ma VIVERE proprio, passando da una fase di DECADENZA ed EFFIMERA SOPRAVVIVENZA nelle precedenti forme, ad una DIVERSA VITA in una NUOVA FORMA; oppure (o nello stesso tempo, per chi potrà) un’altra possibilità: TRASMIGRARE, con la forza delle scoperte della mente piuttosto che con i motori delle macchine, in un altro Universo, dove ci siano Corpi celesti floridi ed inesplorati, con condizioni di vita analoghe a quelle della Terra, PARALLELO al nostro Universo, o FUTURO, dove i tempi si rapportino da un nanosecondo a centinaia di migliaia di anni/luce.

La CATTIVA SCIENZA, invece, ci accompagna sì all’ALTRO MONDO, ma quello biblico.

Non ci prospetta alcuna altra possibilità, se non quella di farci giungere fino alla fine della nostra vita, prevalentemente immersi in una sorta di PIGRIZIA EPISTEMOLOGICA, lasciando che essa trascorra SERENA e DEDITA ad ALTRO che non ad occuparci intellettualmente, sia pure di tanto in tanto, di un futuro, da ritenersi, tutto sommato, REMOTO e riguardante i nostri POSTERI che, in ogni caso, non avremmo mai nessuna possibilità di vedere coi nostri occhi.

In parole povere:

Scopo della BUONA SCIENZA è farci aprire gli occhi; scopo della CATTIVA SCIENZA è non disturbare la nostra pennichella pomeridiana. Tutto qui

Occorre stabilire ciò che si vuole.

Vale quel che si vuole.

Forio 4.9.2017

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