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Peter Russell Vita e Poesia

La zona grigia di compromissione in cui tutti ci muoviamo, è già in sé una ideologia, una ideologia bianca. Peter Russell ne era convinto.

Abbiamo dato agli azzeccagarbugli la lingua del Principe di Salina sullo sfondo di una realtà che è andata a fondo per lasciare posto all’iperrealtà, alla pseudorealtà e alla iporealtà, alla ipoverità, alla pseudoverità e alla iperverità; nel frattempo la distanza tra segno e referente, tra segno e cosa, è diventata smisurata, insondabile. Dal capitalismo della produzione e del consumo siamo arrivati ad un capitalismo semiurgico, della manipolazione dei segni, semiotico, semantico nel quale le parole sono diventate innocue, si sono iperbarizzate, atrofizzate, sono entrate in frigorifero e da lì ne sono uscite a temperatura zero gradi.

Questo ponderoso volume curato da Wilma Minotti Cerini, che raccoglie poesie di Russell, recensioni di vari critici e poeti sull’opera del poeta inglese, è un libro utilissimo perché ci consente di misurare il polso, le pulsazioni del poeta inglese. L’editore Thomas Fleming una volta dichiarò: «Quando cominciai ad accorgermi di Peter Russell, mi chiesi vagamente perché un poeta inglese vivesse separato dalla sua madrelingua, in Italia. Ma più leggevo più capivo che lo stato della cultura angloamericana, la nostra lingua così come la nostra letteratura, fanno dell’Inghilterra e dell’America luoghi non consoni all’ultimo dei grandi moderni» (citato da Franco Loi a pag. 474).

Il linguaggio dellapoesia di Peter Russell, a ben guardare, sembra un linguaggio letterario di seconda cottura. Ma è che tutta la migliore poesia degli ultimi decenni del novecento europeo appare essere di seconda, o peggio, di terza cottura, ripassata in padella. I puristi del bel verso eufonico sono dei nostalgici e nulla più, poi ci sono i rottamatori, gli specialisti della rottamazione nipotini dei Novissimi del 1961. Così l’arte figurativa. Osserviamo i vari strati di pittura dell’arte figurativa di oggi, gli strati di colore, i graffi, le smagliature, i tagli, le ulcerazioni sovrapposte sui quali il pittore stende la pittura, ehm… definitiva, volevo dire ultima, giacché di definitivo nell’arte di oggi non è rimasto un bel niente; ebbene, quelle cose lì sono il conglomerato di una idea di poiesis che si fa per fotosintesi, in modo naturale, quando invece non c’è bisogno di alcuna fotosintesi di frasari intonsi, è il reale stesso che si dà come compostaggio di cortometraggi, complessificazione di frasari di seconda e terza istanza. Russell capisce per tempo che non è più possibile alla fine del novecento fare una scrittura definitiva e definitoria, non è più pensabile licenziare una scrittura poetica ultimata ma non si arrende alla discesa culturale della poesia che si è fatta in Europa negli ultimi decenni.

Russell è stato forse l’ultimo dei poeti modernisti europei che ha scritto poesia alla maniera antica, come un novello Omero:

Il cieco Omero, schernito dalla truppa ignorante,
Sorretto tra i muli, inventò l’Olimpo;
E l’Ellade esplose in fiamme d’oro, e l’Europa
Lenta lenta crebbe dai suoi lunghi esametri…

Oggi noi siamo un po’ tutti epigoni dei poeti modernisti europei, per noi oggi è forse possibile soltanto una scrittura che porti in sé un quantum di ancillarità, di improvvisazione, tra inquietudine e incertezza… la nuova fenomenologia del poetico che si è formata dopo la fine del modernismo nella poesia europea ha in sé il marchio di fabbrica della propria vulnerabilità e della tendenza alla disparizione oltre che all’ammutinamento. Ho sempre avuto la convinzione che la poiesis di Peter Russell tenda all’ammutinamento nella misura in cui è votata all’ammutolimento, tenda alla riaffermazione orgogliosa della verità del discorso poetico, e questa petitio principii lo ha portato ad una poesia della sublimazione del prosaico, ad una ribellione individualistica alle mode che tendevano a derubricare e a tascabilizzare le questioni metafisiche che il modernismo aveva lasciato in eredità.

La costituzionalizzazione della poiesis in un dettato costituzionale neosperimentale che ha avuto luogo a partire dagli anni sessanta ad oggi in Europa è stato un prodotto storico inevitabile in quanto inconscio e inconscio in quanto inevitabile, ma questo non è un motivo sufficiente per la sua assoluzione o benedizione. È un fatto inoppugnabile che la poesia di Russell trovi le sue tematiche nella poesia ellenistica e latina della civiltà europea piuttosto che nella sperimentazione delle post-avanguardie europee, e questo qualcosa vorrà pure significare.

Recensione
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