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Esperidi: interpretazione del racconto di Antonio Tabucchi

Nel racconto, inserito nella raccolta Donna di Porto Pim, (Sellerio Editore), si tratta di un viaggio dell'Oltre, la rivisitazione dello sconfinamento oltre le Colonne d'Ercole, nell'estremo Occidente. L'impronta letteraria richiama la vicenda dell'Ulisse dantesco, o meglio dei due eroi che nella Commedia svolgono l'eccezionale viaggio: l'eroe non legittimato, che opera un gesto di sfida in un viaggio di non ritorno nell'Oceano occidentale, "mare ignoto che sta oltre le Colonne", e l'alter ego di Dante, il Dante agens, che, guidato da una divina investitura, può portare a termine il viaggio di ritorno e farne materia di comunicazione e di insegnamento per l'umanità. Anche qui l'agens e viator è anche l'auctor che, tra ombre ed illusioni, può riferire e scrivere la sua visione. Tabucchi recupera aspetti di entrambi gli eroi della Commedia e anche la forma omodiegetica del racconto, capace di far sentire al lettore la voce di un'esperienza personale, definita sogno, visione, sortilegio. Dopo aver attraversato i segni mitici e simbolici, percepiti frammentariamente nella scacchiera del mondo, il ricercatore può attingere la sostanza delle apparizioni figurali e trovarsi faccia a faccia con la vera scacchiera assoluta. Nei templi del mondo delle Esperidi lo scrittore moderno concentra in tappe essenziali tutto l'articolato sistema dantesco, mantenendo il lato emozionale del viaggio di sconfinamento e soprattutto l'apposizione di un messaggio conclusivo in coerenza con la propria filosofia di vita. La foresta lussureggiante, circondata dal mare, con le sue isole segrete, corrispondenti ai gironi dell'altra vita, reminiscenza multiculturale dell'Eden, riassume e conferma le verità destinali avvertite e presentite tra le maglie della storia; si potrebbe applicare al racconto l'interpretazione figurale della Commedia: quello che nel mondo è figura imperfetta, labile, sempre in attesa e rinvio, sempre oggetto di fede e speranza, attinge nel regno eterno la sua perfetta realizzazione. Conclusione, svelamento e sostanza, di contro a semplici e dubbiose speranze, acquietano la ricerca dell'eroe e danno senso al mondo; vivere tale esperienza di disvelamento rientra nei compiti dell'arte e nella sua disposizione comunicativa verso la società. Solo nella visio mistica tutto acquista una ragione, e Dante dalle plaghe del Paradiso può contemplare, in perfetta chiarezza e pace, l'armonia dell'universo, costituito dalle numerose vie e dai molteplici destini in cui ogni creatura naviga nel mare dell'infinito. Un solo punto infinitesimale di luce intensa decide l'ordine di tutto il sistema, gli eroismi e le devianze.

Tutta l'opera di Tabucchi, intessuta di rimandi, apparizioni e segrete allusioni, è un'inquieta ricerca di verità e presuppone un conclusivo viaggio di sconfinamento in un oltremondo alle fonti ultime del mistero. In questi templi delle Esperidi è riposta la sapienza, divenuta finalmente sostanza "delle cose sperate", e il viator può aggirarsi nelle isole mitiche in cui i pellegrini adorano un singolare panteon di dei dai nomi umani e paganeggianti che presiedono l'odio, l'amore, la nostalgia, la pietà. Gli aspetti stessi della natura delle isole lasciano trasparire, illustrandoli, i sentimenti e le passioni costitutive della condizione umana, immersa nella pena " per ciò che non fu e che avrebbe potuto essere", o nella ebbrezza e nell'intontimento dell'amore come per l'azione di "un suono che si riproduce in un'eco infinita e rapisce chi lo sente", o in una sorta di felicità difficilmente comprensibile, "la felicità di chi ha compreso così pienamente il senso della vita che per lui la morte non ha più importanza"

Qual è la verità che viene comunicata da questi templi del mistero? La verità è stata già adombrata in fieri, nel corso di tutta la narrazione tabucchiana, e sempre accompagnata da sospesa inquietudine pur soltanto nelle sue veloci apparizioni. La verità del mondo è incomprensibile e intraducibile, naufragio senza ritorno come quello presentito da Tristano nella sua cefalea ; la vita quindi è una congerie di linee non convergenti, di sentieri interrotti, di equivoci ed obiettivi dimidiati, di prospettive frustrate, di rovelli e nostalgie della mente alla ricerca del tempo perduto. Il disvelamento, quindi, non offre certezze e orientamenti di vita, ma un non senso che pure acquista un atarattico senso ed acquieta la ricerca. Ci sembra di percepire l'armonia che sempre accompagna il momento conclusivo, quello che appiana i rovelli dello spirito, l'abbandono fiducioso di Dante o la sintesi orgogliosa e lucida di Leopardi.

Se questo racconto rappresenta una summa del pensiero dell'autore, lo è anche per la sua forte letterarietà; in tutta l'opera di Tabucchi la citazione letteraria costituisce una folta segnaletica, un contenitore dei dubbi, delle apprensioni, delle angoscie solitarie dell'uomo contemporaneo, ma qui la citazione perde la sua frammentarietà si estende all'insieme in una sintesi plastico- musicale classicheggiante; ci sembra di ritrovare il cosmo ovidiano con le sue immagini fantastiche e labili, eppure vere rappresentazioni del'essenza del mondo.

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