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I treni diretti a Madras
analisi del racconto di Antonio Tabucchi

Il racconto, in Piccoli equivoci senza importanza (Universale Feltrinelli), contiene in sè in germe il romanzo Notturno indiano per l'analogia delle tematiche e il leit motiv del viaggio-ricerca. Centrale è in entrambi il motivo dell'incontro sorprendente, che, nel romanzo, si ripete nelle varie tappe in cui si articola. Ritorna la caratteristica, tipicamente tabucchiana, di disseminare indizi e curiosità sollecitanti per il lettore, cosa che avvicina l'opera dell'autore al genere poliziesco; morti e scomparse nuovono l'azione, innescando un lavorio di ricerca e chiarificazione irrisolti, poi, nell'economia del testo, trasformando l'aura poliziesca in una mera parvenza di contro all'interesse filosofico ed esistenziale, che è l'anima fondante della scrittura di Tabucchi.

Nel romanzo, il protagonista sembra viaggiare attraverso l'India alla ricerca di un amico di cui non ha più notizie, in verità è alla ricerca di se stesso e di una identità in crisi; nel racconto il motivo della ricerca si sposta sul personaggio che affianca il protagonista dopo l'incontro in treno e, con la sua figura marcatamente intellettuale, finisce per concentrare l'attenzione e condurre i fili della vicenda; egli persegue un suo piano di vendetta per i soprusi subiti nel passato, ma lascia emergere un'istanza filosofica e metafisica che conferisce al viaggio il carattere di pellegrinaggio all'insegna di una divinità ispiratrice, il dio Shiva, la cui immagine, racchiusa nella danza ciclica della vita, ha guidato le mosse del suo destino.

I due viaggiatori, nel racconto e nel romanzo, scelgono di percorrere l'India profonda, al di fuori degli itinerari comuni e veloci che vengono proposti al turista; essi si sono affidati ad una guida definita strana, che insolitamente consiglia percorsi lenti e sconosciuti all'insegna di tradizioni antiche, ritualità esoteriche ed incontri sorprendenti: "La mia guida era un libretto un po' eccentrico che dava consigli perfettamente incongrui...Trattava il viaggiatore non come un predone avido di immagini stereotipe al quale si consigliano tre o quattro itinerari obbligatori come nei grandi musei visitati di corsa, ma alla stregua di un essere vagante.. disponibile all'ozio e all'errore. Con l'aereo farete un viaggio comodo e rapido, ma salterete l'India dei villaggi e dei paesaggi indimenticabili...Con i treni...vedrete la vera India..." Praticamente si rivolge ad una tipologia rara di turista,che accetta di deviare dalla linea convenzionale ed osa affrontare disagi e lentezza dei trasporti in cambio di mito e mistero. L'India diventa così un mondo alternativo alla moderna ma vuota civiltà occidentale, in cui scienza e tecnologia hanno allontanato l'uomo dalle sue radici, depauperandolo spiritualmente. I nostri personaggi sono diretti a Goa e Madras, sedi di società teosofiche e luoghi di culto connotati da indefinita profonda religiosità.

L'incontro tra due viaggiatori si ripete in entrambi i testi, formando un significativo trait d'union tra il racconto, di cui è vicenda centrale, e il secondo capitolo del romanzo, creando un clima di allusioni e sospese significazioni; si potrebbe parlare di atmosfera musicale come sottofondo degli enunciati, e non sarebbe fuor di luogo visto l'interesse poetico e musicale che sempre Tabucchi riesce a creare intorno alla cornice dei suoi testi, presentati anche con nomi di tipologie musicali, come Notturno o Requiem. Proprio il ritmo di un notturno, tra colori fiochi e silenzio di fondo, conferisce agli enunciati un sovrasenso che le parole da sole non potrebbero acquistare. Gli scambi comunicativi, segmentati e interrotti, esprimono più di quanto apertamente dicono, aprendo negli interstizi margini interpretativi ineffabili che chiamano in causa tutte le potenzialità del silenzio e dell'anima. Nel racconto la segmentazione introspettiva riguarda la seconda parte dell'incontro, dopo lo scambio convenzionale tra i due turisti che si trovano nello stesso vagone ferroviario e scoprono di fare lo stesso percorso con lo stesso interesse verso la profondità dell'India. Quando irrompe nel dialogo in modo inatteso il nome di Peter Schlemihl, assunto dal dotto viaggiatore, la comunicazione si fa più difficile ed impenetrabile, sfociando in una sorta di ricerca metafisica, all'insegna di Shiva, il dio che governa la vita con la sua danza ciclica. Ancora più suggestiva è la sequenza dialogica del secondo capitolo del romanzo, un vero notturno, incorniciato dai lamentosi salmodianti canti dei santoni e punteggiato dai forti interrogativi sul peso del corpo-valigia e sull'attesa della liberazione dell'anima. I due testi si illuminano a vicenda attraverso riscontri ed analogie, la similarità dei procedimenti come la sospensione, l'allusione, il vuoto di relazione logica tra gli enunciati con l'evocazione di sensi ulteriori, l'irruzione di riferimenti letterari ed artistici, come i nomi di Mantegna e Mann, che sollecitano interpretazioni ben oltre il livello sintagmatico testuale.

Già il nome Peter Schlemihl del vero protagonista del racconto costituisce un elemento di schock, non facilmente superabile tra le righe di una vicenda biografica oscillante tra un giro di offesa- vendetta e ricerca di senso esistenziale che conferisce al personaggio esemplarità assoluta. Si tratta di un nome casualmente letterario, proveniente dall'invenzione di Chamisso, o una di quelle comparse eterne che continueranno ad attraversare la storia, come i Faust e gli Edipo, in quanto concrezioni figurali del destino? Si ha l'idea che in Tabucchi, come in altri autori e nell'arte del nostro tempo, i personaggi risorgano come forme del destino, cioé espressioni della condizione umana. Il ritratto del viaggiatore, prima ancora della sua nominazione, è quello di un uomo dignitoso ed interessante, ma sofferente e dimidiato, come se fosse afflitto da una deficienza; di qui un certo abbattimento che nasce dalla coscienza di inferiorità e mancanza incolmabili, nonostante l'impegno a curarsi e perfezionarsi:" Era un europeo di una grassezza flaccida, portava un completo blu abbastanza fuori luogo dato il clima,e un cappello elegante. trasse di tasca un fazzoletto candido, si pulì con cura gli occhiali. Aveva un'aria affabile, ma riservata, quasi compunta.....La sua voce aveva una nota struggente...i suoiocchi erano lustri, e il volto glabro pareva più pallido...C'era una sorta di incompiutezza nel suo aspetto, di dimidiato..."

Peter Schlemihl richiama la condizione umana dimidiata ed imperfetta, che tanto pesa e muove la ricerca di superamento; si tratta di una condizione incarnata nell'uomo e nelle figure mitico- letterarie di riferimento, in cui esssa ha preso vita ed immagine esemplare. Tale incompletezza è legittimata dal dio stesso che ha fissato le regole del mondo e ha collocato ritualmente nel ciclo vitale la varietà dei destini; l'uomo anela a raggiungere le profondità della vita, tra ansia di superarsi per essere simile al dio e il riconoscimento religioso dei limiti destinali che il dio gli addita. Il racconto quasi ci immette nella cornice religiosa di una tragedia greca, con il richiamo rituale alle divinità guida nel processo conoscitivo esistenziale, in un caso Shiva nell'altro Dioniso.

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