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Il mare di Napoli in L'infanta sepolta di Anna Maria Ortese

Analisi del racconto

Il racconto, diviso in tre sequenze giustapposte, mette a nudo più di altri la strutturazione e il processo narrativo di Anna Maria Ortese: la Scrittrice riutilizza moduli e temi, ambientandoli in situazioni diverse, ma conservando la visione di base, cioè il proprio codice culturale. L'opera della Ortese poggia su blocchi di pensiero, una filosofia esistenziale come struttura portante che trova la sua più adeguata espressione nella forma narrativa. Infatti, a differenza della pura riflessione, il racconto fa riferimento ad una dimensione più ampia del reale, tende a collimare con la vita stessa e col suo doloroso insondabile mistero.

Le sequenze in successione presentano la vita di un quartiere di Napoli, una scena devota di processione mariana, due cori notturni che inneggiano, il primo alla gioia dell'amore, il secondo al dolore della morte.

Si evidenziano temi che, in varie ambientazioni e combinazioni, si ritrovano nelle sillogi narrative della Scrittrice e nei romanzi. Uno di questi temi è il quartiere in cui convergono i vicoli dei bassifondi di Napoli, ben noti alla Ortese, che trasfonde nei quadri di costume la sua lunga esperienza. Altri testi di riferimento sono Un paio di occhiali e Interno familiare, racconti della raccolta "Il mare non bagna Napoli". Si tratta di vicoli stretti e bui, su cui si affaccia gente disperata, che condivide un male di vivere senza speranza, tesa a procacciarsi il necessario per la sussistenza con metodi leciti e illeciti; qui attecchiscono superstizione, violenza, prostituzione, fenomeni che si sono aggravati con l'intervento americano e la diffusione della mentalità materialistica e consumistica. E' accennata l'ambientazione storico- sociale, il periodo del Secondo Dopoguerra con l'intervento americano nella società e nei costumi dell'Italia. Il tema storico, qui solo accennato e alluso, viene argomentato nel saggio "Attraversando un paese sconosciuto" (Corpo Celeste, Adelphi, pagg. 28 sgg.) con note critiche sull'ideologia del moderno progresso, non formativo e liberatorio per le coscienze, ma solo materialistico e fisico. Al quartiere basso del popolo si contrappone la vita dei ceti elevati, in zone ariose e luminose della città, tanto da poter parlare di alto e basso in senso geografico urbanistico, ma anche morale. Questa contrapposizione, tuttavia, non trova riscontri di immediato ed esplicito impegno sociale, in quanto la Scrittrice tende a cogliere nell'esistenza dei diseredati le più naturali ed autentiche proiezioni della vita, i suoi elementi, le vibrazioni, le corde della sofferenza e del piacere ; non le astrazioni delle dottrine e delle sovrastrutture, ma voci, gesti che traducono il flusso delle energie della vita. Proprio questo pensiero naturalistico e vitalistico, linfa mitopoietica della sua arte, contribuisce ad allargare la visione della realtà, che, se anche inquadrata nella sue leggi meccaniche, attinge ad una potenzialità infinita ed irrazionale, colta solo dall'immaginazione e dalla visionarietà. Il quartiere del racconto si articola in una miriade di scene, in cui, appunto, pullula, senza freni e convenzioni, l'energia multiforme della vita: esempi sono le voci e i gesti di Santillo, un emarginato che vive di espedienti, alternando periodi di libertà a periodi di detenzione per attività illecite; la sua apparizione sul loggiato del vicolo offre una forma di comunicazione plastica a tutto tondo, che non conosce parametri sociali o moduli culturali, ma una soddisfazione pura, un gusto del vivere in sé, un senso primo e naturale di comunione con la sua omologa collettività; esempi sono i deliri profetici di una vecchia colta in trance e l'esplosione di ira tra suocera e nuora, visti come fenomeni naturali che esplodono e si placano. Di Santillo vengono rimarcati "una franca e selvaggia risata.... solenni scoppi di risa.....sguardi torbidi e dolci...le canzoni di passione e di festa...la freschezza di un fanciullo.." La maga era "una vecchia gobba....appariva urlando...invasa da spiriti maligni... dimenandosi..contorcendosi.."Lo spettacolo più apprezzato per il vicolo era il duetto litigioso che ogni tanto si accendeva tra donna Catilina e la nuora Celeste: "L'odio soffocante rasentava l'angoscia della libidine, la vecchia si precipitava sulla nuora che dava in grida altissime.."L'odio e l'inquietudine dei disperati, se pur visti come una dannazione per peccati sconosciuti e lontanissimi, una irrimediabile perdita di armonia, continuano a proiettare il fascino per la vita e la condizione umana; l'utopia nostalgica di una unitaria roussoiana condizione di vita e la separante uscita dal grembo costituisce il filo portante della riflessione della nostra Scrittrice che sempre, all'interno dei degradanti dinamismi storici, si volge con interesse e pietà a rintracciare elementi e fermenti del fluire della vita.

Il quartiere si lega al mare e al porto, altro tema pregnante della Scrittrice, che vi ricorre per l'ambientazione di vari racconti e soprattutto del romanzo autobiografico "Il porto di Toledo". Si tratta di un motivo a sfondo personale, con riferimento alle fantasticherie di un'adolescenza, proiettata in sogni avventurosi in compagnia di eroi epico- picareschi, e alla trasfigurazione della vita marinara dei suoi fratelli. In questo racconto al porto delle avventure immaginarie si sostituisce il porto attuale, in cui avvengono attività illecite e lo sbarco degli Americani.

Il tema della processione mariana introduce il tema religioso, ricorrente in vari racconti e spunto argomentativo dei romanzi, trattato in chiave socio- devozionale o ascetico- mistico. Nel Porto di Toledo e nell'Infanta sepolta vengono presentati due diversi santuari dedicati alla Vergine: alla Madonna festeggiata con processioni e fastosi riti devozionali si contrappone la Vergine nera, l'Infanta, chiusa nella sua grotta, solitaria, lontana dalla vita circostante, simbolo di ascesi e macerazione. Qui la Madonna percorre le vie sulle spalle dei portatori, celebrata con partecipazione e segni di mondana devozione, come le vesti ricche e colorate, i gioielli luminosi, le offerte in denaro. In questi testi si delinea il pensiero della Ortese, che non aderisce alle pratiche ascetiche e neppure alle forme esterne e profane del culto, pregne di richiami alla civiltà barocca mediterranea, indicando una forma di religiosità confacente all'uomo, intima e naturale, una utopia di comunione e coesione cosmica. Nel racconto "Jane, il mare", racconto della raccolta "L'Infanta sepolta", la dottrina religiosa con le sue pratiche e i suoi precetti, non contribuisce alla rigenerazione e all'armonia interiore, bensì isterilisce ed intristisce; solo la bellezza della natura e la visione del mare possono rispondere ai bisogni e agli aneliti dell'uomo; la protagonista, fuori dalle strettoie delle Scritture, può trovare soddisfazione in una vita cosmica. e in uno spazio terrestre destinato ad una piena gioiosa fruizione.

Nell'ultima sequenza emergono echi e voci della vita notturna del quartiere, fissati in forme iterative di esito simbolico: due cori sfilano contrapposti e in successione, inneggiando all'Amore e alla Morte. La voce collettiva richiama le corali degli stasimi tragici, tesi a cogliere in modo sentenzioso i principi della realtà. Ad una prima contestualizzazione, il primo coro sembra riportare ad una situazione di costume, alle canzoni d'amore accompagnate dai mandolini tipiche dell'ambiente napoletano; il secondo coro è un lamento di prefiche, vestite a lutto, sulla morte dei loro figli portati via dalla guerra. In effetti essi trasfondono la realtà in simbolo, in quella filosofia dell'Amore e della Morte che circola nell'opera della Ortese. La Scrittrice privilegia la connessione di concreto ed astratto con passaggi, quasi naturali ed inavvertiti, dall'aperta situazione narrativa all'immagine chiusa ed intensa del simbolo. Il topos dell'amore- morte ora si distende nella narrazione della vicenda estatica di giovinette prematuramente e leopardianamente destinate alla morte(Florida in Mistero doloroso, L'iguana nel romanzo omonimo, la giovane malata accennata in Interno familiare), ora si concentra nella scena corale e simbolica del Mare di Napoli. Personaggi simbolici, rappresentativi della filosofia della Ortese, sono quelli delle scene di "Via Grande" (in L'Infanta Sepolta), tanto simili alla scene del foscoliano Velo delle Grazie. Un personaggio singolare è quello che dà il titolo all'omonimo racconto, sempre nelle raccolta dell'Infanta Sepolta, vera personificazione del vario fermento della vita, della sua tragica e vivace mutevolezza. Questo personaggio è chiamato Passione e conduce con sé ora "apoteosi di piume, veli, fiori...un torneo di gioventù di bellezza, di fortuna, di gioia...." ora "poveri uomini e donne tristi... croci e supplizi spaventevoli..", ora "una folla selvaggia e ridente di buffoni...risate beffarde.." Nel simbolo la Ortese rapprende il suo senso misterioso del divenire della vita, che è proprio come un Personaggio singolare"in una carrozza metà bianca, metà nera, parata a metà per festa di nozze, pel rimanente a lutto.Quattro pariglie di cavalli, due bianche, due nere, due ornate di fiori d'arancio, l'altra di mortuarie passiflore e rose funerarie.. un viso metà sconvolto, metà dolce e sereno..."
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