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Il passaggio di Enea di Giorgio Caproni ambientato nel mondo attuale

Anche Caproni, come altri poeti contemporanei, recupera il mito attualizzandolo. Egli riscopre il mito di Enea, che, accanto a quello di Ulisse, ha imperniato tanta letteratura contemporanea. Pascoli è il primo a rivestire le storie mitiche di forme attuali, inserendo al loro interno i suoi sentimenti e in genere i problemi dell'uomo del suo tempo. Egli intende dare voce ai personaggi antichi rendendoli vivi, convinto che l'antichità non sia il tempo dei morti, ma parli un linguaggio universale. Il mito di Enea compare nel disegno della Terra promessa di Ungaretti, in cui il poeta si proponeva di trattare il viaggio dell'eroe troiano. Del disegno rimangono i cori del lamento di Didone. La forma del lamento compare anche nei testi di Caproni che alludono al passaggio di Enea.

A quale distanza l'attualità poetica si pone rispetto al mito epico dell'eroe troiano! Enea, pur essendo un eroe partecipe del destino funesto della sua patria, non ha grande importanza nell'epica di Omero ed ha un ruolo marginale rispetto agli eroi che si sacrificano per Troia. Enea è per eccellenza l'eroe romano e , tra gli eroi scampati alla guerra troiana e divenuti fondatori di nuove città, è il più importante, come più importante è Roma e la sua storia. E' l'eroe che già nell'immagine che si offre di lui, con il padre sulle spalle e il figlioletto in mano, vuole essere il fondatore di una città e di un mos maiorum che si impernia sui valori della famiglia e della patria. Proprio per questi valori, di cui è portatore, è amato dagli dei che, dopo le peripezie, gli riservano un illustre destino insieme ai suoi discendenti. Si tratta quindi di un mito positivo, di cui si impadronisce il pensiero stoico provvidenziale che disegna la china ascendente della storia romana. Un mito significativo per l'alleanza e la fiducia tra Enea e gli dei, la stessa fiducia che impernia tutta la storia di Roma, come viene celebrata da Virgilio e Livio.

Il passaggio di Enea, nell'opera di Caproni, è introdotto da una serie di testi che accennano ad una situazione problematica e desolata: la prima parte, con testi della dimensione di sonetti, ha il titolo di Lamenti; qui , tra esclamazioni, interiezioni ed interrogativi, strutture ricorrenti nel linguaggio di Caproni, si evidenzia un clima privo di speranza in cui si intravvede non una nuova alba, ma un tramonto senza luce. La voce narrante chiede al personaggio, chiamato padre, perché voglia avventurarsi in un mondo difficile, ormai avanzato com'è negli anni. Sono versi che apprtengono agli anni tedeschi, anni di guerra che semina orrore e morte, e motivano l'ambientazione tetra e la forma del lamento. I testi successivi presentano una realtà desublimata in cui l'uomo si trova a vivere: mancano ideale ed azioni di rilievo, per cui tutto appare ripetitivo, di una quotidianità scialba e quasi priva di senso. Anche i nomi mitici, come Eurudice, Proserpina, Erebo, perdono il loro alone a contatto con una realtà che li dissacra, una realtà tetra e immersa nel fumo, elemento ricorrente nella poesia di Caproni per indicare qualcosa di indefinito che offusca e inghiotte senza alternative ed illusioni. I versi della Funicolare sono l'allegoria della vita , in cui l'uomo è trascinato senza obiettivi fino alla dispersione nella nebbia della morte. Il testo del Passaggio di Enea è immerso in un'atmosfrea visionaria ed onirica. Nell'ora del riposo notturno le luci, attraverso le persiane della casa, disegnano figure nelle pareti ; sono figure deformate di motori e machine pulsanti che, nel loro assordante rotolio, danno l'idea di un passaggio importante, quello del mitico eroe Enea. L'occhio disfastto e stanco vaga nel paese dei Cimmeri e rivive la vicenda dell'eroe che cerca, profugo da una guerra sanguinaria, un pontile d'attracco per iniziare la sua fuga e ,con essa , porre le basi di una nuova vita. Con il suo triste passato alle spalle, egli non trova neppure il conforto di un solido futuro, perché tutto è incerto e gli anni sono bui. Anche il risveglio, dopo la delusione dell'avventura vissuta in sogno, non appare limpido. Il sole è scialbo e stenta ad alzarsi, anche il ronzio dei motori, unico segno di vita, è cessato. Il sogno è presagio ed allegoria della vita in cui il poeta , stanco delle violenze della storia e di un destino umano privo di riscatto, auspica nuovi segni di rinnovamento e un intervento provvidenziale impersonato da Enea , l'uomo appunto della provvidenza fondatore di una nuove civiltà. L'avventura dell'eroe romano viene desublimata nella realtà, privata di quella provvidenzialità e quell'aiuto divino che la connota nella letteratura latina. Caproni immerge l'eroe nella nostra epoca, negli anni bui della guerra, che non promettono nuove albe di una storia rinnovata. Reduce dalle rovine della patria, si imbatte in un mondo egualmente buio, in cui non ci sono divinità protettrici dei destini umani. Si tratta del modo di Caproni, con i suoi paesaggi desolati, la sue nebbie che offuscano, i suoi misteri che restano oscuri e senza soluzione. All'eroe positivo, destinato a creare una nuova storia, subentra un eroe incerto e spossato, incapace di azione, perché il mondo che attraversa è riluttante ad acogliere le sue idee e la sua opera.

Per presentare il tema del Passaggio di Enea, Caproni utilizza un linguaggio sostenuto ed elaborato e si appoggia alla metrica tradizionale. I Lamenti hanno la dimensione del sonetto, anche se non diviso in strofe. Il discorso ampio ed attento alla posizione delle parole messe in risalto, vuole essere adeguato alla narrazione mitica e alla vicenda dei suoi importanti eroi. Ma, se si riflette all'attualizzazione del mito fatta da Caproni e alle nuove situazioni in cui esso è collocato, non si può che sentire uno iato e una dissonanza tra il contenuto e l'aspetto formale. La vicenda di Enea viene rovesciata e abbassata, perde il suo alone e il suo alto significato. Il suo viaggio appare inutile, perché non ci sono le condizioni per agire positivamente nella storia, come era stato al suo approdo nella terra italica in cui avrebbe fondato nuove città e dato origine ad una gloriosa stirpe. Caproni non ha ancora studiato nuove modalità espressive, che acquisirà già nella sezione del Conte di Kevenhuller. Qui il poeta vuole ricalcare la materia cavalleresca e riprendere il tema delle avventure del cavaliere contro i mostri e le forze della natura, ma, rovesciandone il contenuto, aggiorna anche la forma. Non ci sono più situazioni fantastiche e sorprendenti in cui il cavaliere si mette in mostra, ma una fuga ininterrotta in una boscaglia impervia e squallida, alla ricerca di una bestia che non si incontrerà mai. Alla negatività dell'avventura e all'ambiente tetro corrisponde un disagio formale che si esprime con parole stentate e frammentarie, quasi sillabate. Il non senso dell'esposizione corrisponde all'illogicità della vicenda. Si tratta del Caproni della maturità poetica, in cui il linguaggio afasico e rotto corrisponde alla desertificazione della vita e alla perdita di senso. Il Passaggio di Enea invece appartiene ad un periodo in cui il poeta è ancora legato alle ampie strutture della tradizione ed è portato ad utilizzare tutti gli espedienti del rinvio e della ripetizione per compattare il testo.

L'aspetto formale richiama i Sonetti dell'Anniversario, anch'essi legati alla versificazione tradizionale ed espressi in uno stile prezioso, addirittura “chiuso.” Gli eventi che li ispirano sono luttuosi, ma appena accennata è la mancanza della persona amata, come resta accennato il passaggio di Enea sullo sfondo degli annni di guerra. Gli eventi sono filtrati dalla ricerca stilistica e il compatto preziosismo lessicale- retorico allontana la realtà, rendendola intangibile alla percezione del lettore. Il lettore non è sollecitato nella sua sensibilità emozionale, poiché è come garantito dal nitore espressivo. Una variazione riguarda il colore delle descrizioni, tendenti al grigio nei Lamenti e al rossastro nei Sonetti dell'Anniversario. Da una parte i bagliori della luce e il vigore richiamato dal movimento dei cavalli indica una permanente forza interiore e uno stato d'animo risentito, dall'altra i toni spenti e nerastri indicano l'incombere della stanchezza esistenziale senza spiragli e con pensieri dominanti di morte. I testi del Passaggio di Enea, se ancora nella lirica delle Biciclette richiamano sentimenti della giovinezza , legati al gruppo giovanile e alle evasioni del passato irrevocabile, trovano il loro centro tematico-riflessivo nei versi della Funicolare dove compare l'ossessivo giro a vuoto della vita che solo si chiude nel vortice della nebbia. Al nitore luminoso dei versi dell'Anniversario subentra, altresì, una visionarietà che conferisce l'impronta surreale di un'altra dimensione.

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