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Il romanzo senza qualità di Tabucchi

Il romanzo nasceva come genere della civiltà moderna, quando l'epica aveva esaurito la sua funzione, come riflesso di una società statica con i suoi topoi sublimi ed eroici. Subentrava la storia come potenzialità dinamica, capace di modificare assetti millenari , vista variamente, come forza innovativa tesa in avanti verso finalità di progresso, o fiumana difficile da comprendere ed arrestare, simile all'energia stessa caotica della vita. Storia e tempo diventavano i veri protagonisti che spazzavano via le vecchie forme culturali, portando alla ribalta il romanzo, l'unica forma espressiva capace di aderire al ritmo della realtà; in esso infatti confluivano i vari registri dello spirito umano precedentemente separati nelle gerarchie dei generi, in un alveo ampio e sfaccettato , proprio come il multiforme mondo della storia. Ecco perché il romanzo, che sostituiva l'epica, era il romanzo storico- sociale, attento a cogliere i nessi e i cambiamenti in seno alla realtà, tanto più fecondo quanto più ispirato ad una cornice in movimento che offriva grande quantità di nessi e sfaccettature. Se tutto era tempo che scorre e quindi storia, tante potevano essere le storie in cui lo Spirito collettivo poteva frazionarsi e tanti i romanzi che potevano trarre ispirazione dalle vicende del passato e perfino dal presente, offrire l'atmosfera e la temperatura della grande "Commedia umana". Il romanzo seppe darsi anche uno statuto creativo, coordinandosi con la storia, ma allo stesso tempo differenziandosi: si tratta del "componimento misto di storia e di invenzione", formula postulata da Manzoni nella definizione del genere stesso. Si introduceva all'interno una bella storia sentimentale, attrattiva ed appagante per il lettore, alla luce sempre della verosimiglianza storica delle azioni dei personaggi. La storia d'amore , inoltre, procedeva di pari passo con un processo di formazione dell'eroe, ritratto nelle sue fasi di maturazione sociale, sempre più in grado di volgere i suoi sforzi in accordo con gli obiettivi della società di appartenenza. Il romanzo storico, quindi , si presentava anche come romanzo sentimentale e di formazione, secondo la marca goethiana del Bildungsroman.

Ma se il muovo genere letterario nasceva sulla rotta del divenire storico, era destinato a modificarsi nel corso del tempo, assumendo i vari epiteti di romanzo naturalista, simbolista, psicologico, esistenziale, promuovendo ogni volta un dibattito intorno al suo stesso statuto, per cui i cliché, che facilitavano la diffusione di una formula narrativa, venivano annientati da una corrosione critica sempre in atto. Soprattutto nel Novecento il romanzo abbandona la sua identità originaria, per distanziarsi dalla storia e far convergere l'attenzione sull'esistenza, come se non fosse più possibile una concordia tra vicenda singola e storia pubblica, come se l'esistenza volesse interrogarsi sulla sua nuda essenza fuori dagli apparati e dalle organizzazioni sociali vuote e spersonalizzanti, come se non fosse più possibile una meta di integrazione nel mondo sociale di appartenenza, ma si osservasse da un'ottica di lontananza cosmica l'assurdo e il nulla di ogni impegno. Questo tipo di romanzo si afferma con figure di narratori che non sono interessati al gradimento della massa, ma alla realizzazione ed espressione di un percorso di pensiero, esauriscono la loro funzione nell'analisi del problema esistenziale in cui affinano i mezzi di indagine e penetrazione.

Il romanzo di Tabucchi si pone nell'odierna ottica di rinnovamento e svolge una sperimentazione degna di nota , difficile forse anche da illustrare e che il lettore potrà chiarire solo attraverso la lettura dei suoi testi, disposti in un continuum narrativo e in una ricorsività di problematiche. Il romanzo tabucchiano merita, infatti, una trattazione a parte, per la compresenza di varie sfaccettature narrative dietro a cui l'autore dissimula la sua ricerca di senso. Egli attraversa varie tipologie narrative, quella storica, poliziesca, fantastica, magica, metafisica , esistenziale, e in tale attraversamento produce un'alterazione dei vari generi toccati e perfino del genere narrativo tout court. Tabucchi mostra di conoscere bene le formule della narrativa tradizionale e ne riconosce il canonico numero dieci, ricorrente anche nel procedimento socratico dell'analisi calviniana del romanzo, ma le oltrepassa con una specie di rispettosa trasgressione. In Requiem l'incontro con un vagabondo venditore di storie avviene all'insegna del pathos e della pietà, per cui l'arte della finzione, respinta dai canonici luoghi del sublime letterario, seguita a sussistere tra avvilente mercificazione e riconosciuta necessità biologica umana. Le varie accezioni del racconto tradizionale in Tabucchi finiscono talora per convivere, diventando cornice per un percorso di conoscenza che , con la dissociazione e lo sfondamento dei parametri spazio- temporali, produce un'inquietante tensione. Si tratta di un romanzo drammatico, che si affaccia su lontananze cosmiche, su notturni di diffusa musicalità, su percorsi iniziatici popolati da voci letterarie vaganti e bagliori oracolari. In questo attraversamento e superamento delle forme narrative accreditate, Tabucchi attinge un indeterminismo esente da formule e una poetica di stampo esistenziale, ben evidenziata nei luoghi di concentrazione di pensiero, disseminati negli incipit delle prefazioni e in passi argomentativi interni. Se la ricerca esistenziale e destinale è ciò che sta a cuore a Tabucchi, essa non può essere contenuta entro le strettoie della formula poliziesca avviata in molti suoi testi, e se l'esistenza rimane mistero inquietante su cui si proietta l'ombra fatale della morte, è chiaro che risultano superate le formule del romanzo storico- sociale, scientifico e provvidenziale, sviluppate nel corso dell'Ottocento. Tabucchi non si accontenta di osservare la vita nella sua cornice di fenomeni storici e sociali, ma denota un'ansia metafisica che non si acquieta nella scoperta di una legge naturale- scientifica o etico-spirituale, ma allude ad una verità posta en abime in un'invisibile oltranza.

Il romanzo problematico di Tabucchi, molto vicino al carattere saggistico per i frequenti inserti argomentativi, discute di se stesso e delle sue possibilità conoscitive, della sua stessa esistenza , una volta alterati e superati i parametri e le funzioni guida da sempre riconosciuti validi per una appartenenza letteraria. Nel romanzo di Tristano le verità cosiddette storiche, che hanno contribuito al farsi della vita del personaggio, non solo vengono contestate da una coscienza che si pone al di sopra della referenzialità umana, come per i personaggi di Pirandello usciti fuori dalla dialettica delle forme, ma risultano vanificate da quel residuo di vita che è solo memoria ed immaginazione ed annegano in un flusso universale e cosmico. L'avvio al romanzo storico, percepito in alcuni testi tabucchiani, produce una frustrazione in chi volesse riscontrare nell'autore un impegno di ricognizione delle forze storiche; in Sostiene Pereira si è voluto ritrovare non solo un impegno di comprensione delle forze storiche in azione, ma perfino un impegno di immedesimazione ideologico- politica dell'intellettuale, una sorta di schieramento a favore della libertà e dei diritti umani contro ogni forma di autoritaria regressione; ma, pur all'interno di tale propositiva argomentazione, non sfugge, anzi si impone , la linea prima del romanzo, convergente sulla tematica della morte e dell'anima, affrontata con espedienti filosofici e soprattutto psicologici, in quanto dramma interiore del personaggio stesso. Nel Piccolo naviglio lo scrittore cita eventi e fonti storiografiche per sminuirne, al contempo, verità e portata , per accusarne la vuota ed impietosa astrazione, a cui contrappone la minuta e pullulante realtà del vivere quotidiano, confacente, appunto, al tipo di indagine esistenzialista privilegiata. Assistiamo ad un rinnovamento narrativo e alla problematizzazione del romanzo, come accade in Calvino, che socraticamente smonta le forme narrative ad una ad una, in Una notte d'inverno un viaggiatore, per tuffarsi nel regno dell'invisibile e dell'intreccio dei destini, nei romanzi mitico-allegorici, Le città invisibili e Il castello dei destini incrociati

Nel romanzo di Tabucchi è difficile individuare il destinatario, in una scrittura non situazionata e indeterministica, affidata a semplici voci che disperdono il messaggio tra le onde dell'aria. Come non si può cogliere il movente concreto dell'ispirazione, così viene meno la presenza di un pubblico di riferimento. Nel monologo di Pereira, convertito in discorso indiretto, si ha l'idea di un personaggio che parla al mondo da una posizione sospesa, senza volgere l'attenzione ad una particolare società. Perfino nel romanzo epistolare, Si sta facendo sempre più tardi, le lettere sembrano appartenere ad anime diverse che non possono dare nessuna direzione ai loro messaggi, che trovano interrotte le vie della comunicazione, vedono la vita inquadrata su spazi e tempi diversi, per cui è impedito qualsiasi dialogo o incontro e la tensione si scarica nell'atto gratuito della parola. La parola, parte ineliminabile del processo conoscitivo e sentimentale, si disperde in una miscela di irrelate comunicazioni, o si ferma in un desertico ed alienante fermo posta, senza raggiungere mai l'agognato interlocutore, mentre i tempi premono accavallandosi e su tutti incombe il taglio inesorabile della Parca. Il fermo posta è, in definitiva, il misterioso libro della vita che reitera le sue mosse in un'eterna indecifrabilità. Lo stesso indeterminismo vale per l'ispirazione, che in Tabucchi finisce per collimare col mistero cosmico, in una forma di scrittura tesa verso forme magico- oracolari. Lo scrittore raccoglie voci e segni che giungono da lontano, segreti e privi di coordinate; è il caso dei volatili del Beato Angelico, dei messaggi astrali rimodulati da Lyse nel remoto osservatorio del Cile, delle voci veicolate da un pitico pipistrello in una grotta nel romanzo di Isabel. I messaggi cosmici, che intervengono a mo' di illuminanti ed urgenti epifanie nei romanzi di Tabucchi, rievocano l'iter misterioso dei sonetti di Orfeo di Rilke, che si impongono al poeta come fulmini, dirigendo , come entità metastoriche, il corso della vita e i programmi estetici. Personaggi, messaggi, voci ed immagini sono per Tabucchi avventure interiori, un vero laboratorio spirituale paragonabile a quello pirandelliano in cui cassetti, biblioteche, voci e fogli attraggono lo scrittore nella morsa della loro surreale animazione.

Viene esperita da Tabucchi anche la formula del racconto fantastico con possibili sconfinamenti nella magia e nell'horror che ricordano Hoffman e Poe, come nel racconto Incantesimo, brillante esemplare del genere. Ma in Tabucchi è più appropriato parlare di immaginazione visionaria, cioè della capacità dell'autore di vedere in profondo la realtà, di penetrare oltre il fenomeno, di cogliere quell'oltre che si cela al di là del filo dell'orizzonte; tutto l'apparato della realtà con le sue strutture si sgretola e perde consistenza, per rivelare una seconda e più cosmica dimensione di cui si fanno portavoce apparizioni ed epifanie di una profondità enigmatica e quasi mitica. Apparizioni, sogni, visioni si associano e fluiscono l'uno nell'altro, a ribadire, come in Proust, la perenne vita dello spirito che si fa strada in modo intermittente negli interstizi della realtà sociale. In Tabucchi questa ricerca di sconfinamento risulta feconda ed inquietante: i morti risorgono o invadono la vita dei personaggi influenzandola più che i fatti storici, come la moglie di Pereira, il padre dell'io narrante di Requiem, Isabel nel racconto della sua vita e della sua morte. Requiem è un romanzo pieno di resurrezioni tanto che le due realtà, quella materiale e surreale, diventano inseparabili e come naturali. E' il caso dell'amico Tadeus che, dopo l'incontro in cimitero, accompagna il protagonista per le vie e i ristoranti della città , facendo da guida turistica e gastronomica. Si potrebbe ricondurre la tematica della morte, presente fra l'altro anche nello sfondo poliziesco di alcuni testi tabucchiani, a quell'ansia metafisica ricorrente nella letteratura del Novecento in critica tensione tra tempo ed eternità, ma sembra appropriata anche una rilettura personale della teoria bergsoniana della dinamica temporale; la vicenda di morte e risurrezione , la vicenda di personaggi che sembrano forare il tempo per incunearsi nelle biforcazioni del divenire ed imporre la loro superiore coscienza, sembrano indicare una linea interrotta ed irregolare, ma anche continua e ciclica della vita , riprodotta dalla particolare forma di continuità senza tempo del raccontare tabucchiano.

Il romanzo di Tabucchi si riconosce per il suo spessore letterario ed artistico, si nutre di letteratura, e soprattutto fa dell'essenza della letteratura la sua identità. Memoria, coscienza, attività dell'anima, muse del pensiero e dell'arte, muovono la scrittura, una scrittura svuotata di eventi e ragioni di senso, che sembra poggiare sul nulla e porsi al di fuori di ogni possibile ordine ed organizzazione sociale, proprio perché volta verso una spiritualità eternamente presente e pur sempre mistero ed ignoto. Si tratta di uno spirito non di stampo hegeliano tutt'uno con la storia e legato al suo dinamico progresso, ma cosmico ed immanente, percepito come fondamento certo ed unitario, ma sempre inafferrabile e latente dietro i frammenti e le ambiguità del mondo. Nell'ultimo capitolo di Notturno indiano il protagonista del viaggio racconta ad una giornalista sua ospite la trama di un romanzo che si appresta a scrivere e che , in verità, risulta quella del suo stesso vissuto nel testo tabuccchiano appena concluso. La trama non soddisfa l'interlocutrice alla ricerca di eventi e conclusioni che non trova nell'inedito canovaccio, non ortodosso e non rispondente alla tipologia poliziesca apparentemente adita dall'inventore. La ricerca di un amico che non vuole essere trovato e sempre si nasconde, pur facendo percepire la sua presenza e muovendo i fili urgenti dell'indagine, appare invenzione povera e sterile, finché non si coglie in essa la metafora della ricerca dell'anima, una realtà suprema ed essenziale che svuota di significato tutte le altre evenienze della vita. La ricerca mistica dell'io tabucchiano fa scadere alla stregua di apparente fenomeno tutta la trama illusoriamente razionale delle strutture del mondo, rovesciando logiche ed ordini , per cui nessuno può raggiungere l'altro che si muove su traiettorie diverse e sentieri sempre devianti da ogni possibile e velleitaria linea. I personaggi di Tabucchi si muovono a disagio entro le vicende della storia che li attornia, né sanno ricostruire le coordinate del loro passato di cui in retrospettiva confondono l'ordine fattuale e valoriale, per cui essi inaugurano una letterarietà pura, in quanto coscienza e spiritualità come unici fattori della vita e della scrittura.

La letterarietà è anche esibizione della biblioteca e delle collezioni artistiche a cui l'autore attribuisce la sua formazione: si tratta di una ricca esposizione di libri ed opere artistiche o musicali, che l'autore dispone abilmente all'interno del racconto o nelle prefazioni, come tracce della sua poetica. Si tratta di una forma di letterarietà esibita con riferimenti e citazioni , dilatata su orizzonti sia sincronici che diacronici, dal mondo greco classico a quello contemporaneo, da quello europeo a quello orientale. Questo spessore letterario costituisce una trama costante, una segnaletica di concentrazione semantica, volutamente opposta alla consueta segnaletica della nostra civiltà scientifica ed economica. Alcuni testi sono denominati Mandala, sonate, requiem, come se l'autore volesse orientarci verso una fruizione di tipo lirico-musicale, attenta cioè ad un respiro interiore e segreto, fatto di pause, ritmi, armonie di alti e bassi, pieni e vuoti, e certi dialoghi offrono , appunto, pause e sospensioni atte a tradurre la voce dell'anima. Le citazioni disseminate nel corpo del testo, o ben selezionate e collocate sentenziosamente nelle prefazioni, ribadiscono presenze e realtà "avia", inerenti cioé le vie non battute dell'invisibile, i temi esistenziali dell'anima e del destino. I nomi di Hesse, Pessoa (in Notturno indiano ed Isabel) tracciano le fila di una lunga ricerca teosofica, puntando ad un'ultra filosofia densa di mistero ed inquietudine. I necrologi di vari autori in Sostiene Pereira si pongono come punti di concentrazione di pensiero nella coscienza del personaggio Pereira, come se le biografie suggellate dalla morte potessero offrire un'interpretazione figurale delle mosse del destino e disvelare l'anima.

Se realtà prima e seconda scambiano vicendevolmente il loro valore. se la vita reale non ha più legge e consistenza ed è la vita invisibile quella vera , mossa dalla coscienza e dall'anima, ne deriva che in Tabucchi vita e letteratura coincidono. La ricerca dunque muove verso i luoghi misteriosi che la civiltà tende a chiudere con la sua trama di relazioni e convenzioni, si inoltra verso gli interstizi latenti, afferra oggetti e sottili evenienze e ne fa enigmi da cogliere, rinvii oracolari da percorrere. La vita diventa mappa non di tipo storico, sociale, politico, ma libro segreto, scritto o non scritto, contrassegnata da voci vaganti, parole frante ma incisive, fermenti di coscienza pullulanti nell'universo senza ordine fisso, depositi del sentire e sapere fermi in qualche segreto fermo posta; l'intellettuale ha le antenne sensibili alla percezione di tanto fermento cosmico, raccoglie enigmi e voci diventando personaggio coscienza con impresse su di sè stimmate e segni laceranti, come un Cristo che si accolla i dolori di tutto il mondo e tutta la storia, lui solo percependola nella sua profonda intuizione.

Il romanzo di Tabucchi, come anche tutta la sua opera narrativa, esula dunque da formule di riferimento e sembra possa essere definito più in negativo che in positivo, cioé per le caratteristiche che non ha più e che la storia letteraria aveva fissato; quando vengono meno le coordinate dell'organizzazione sociale, i parametri spazio- temporali e le stesse convenzioni della funzionalità narrativa, sembra aprirsi un vuoto letterario, una vera e propria frustrazione dell'attesa insorge nell'animo del lettore consueto ad aggirarsi tra un sistema di personaggi e le peripezie di una storia concretamente vissuta, come accade alla fotografa di Notturno indiano, ma proprio su tali equivoci e rovesciamenti di tendenze Tabucchi punta per creare il legame più vero e profondo tra letteratura e vita. Se la vita è ambiguità. equivoco, illusioni e sentieri interrotti, la letteratura ne è la coscienza; se cadono i fili logici e razionali tra le cose, frammentando anche lo spazio e il tempo in cellule vaganti, la letteratura è costretta a muoversi in queste labili e devianti direzioni; la letteratura avverte anche il mistero e l'enigma a cui i frammenti rinviano, chiama tale mistero anima , destino, cosmo e ad essi anela tra i segni che trova disseminati nel mondo. La vita diventa una palestra di visioni ed epifanie e l'io tabucchiano ascolta e trascrive tutto ciò che nel paesaggio e nella chiacchiera del mondo appare significativo. Quindi discorsi, frasi e parole irrelate, citazioni tornate alla mente, parti e frammenti di arte, come le particolarità sminuzzate delle Tentazioni di Sant'Antonio di Bosch, dialoghi ascoltati per caso, curiosità folcloriche, diventano simboli e richiami dell'Oltre, degni di depositarsi nel libro della vita e della letteratura. Il romanzo di Tabucchi, quindi, possiede molte qualità e molte sfaccettature, come la vita che si offre alla sua comprensione, muove la ricerca , o meglio un percorso metafisico- mistico. Non si tratta di metafisica o allegoria in senso tradizionale, con rinvii a verità certe e possibili all'impegno del viator, ma di una tensione inappagata in una dimensione notturna caratterizzata dall'inquietudine. Ecco perché Tabucchi introduce spesso atmosfere musicali e liriche , per suggerire ciò che non può adire le vie logiche e si annida meglio nel ritmo, nel linguaggio che evoca ed allude più che dire. Al mistero si accede con nuove forme di linguaggio, con segrete disposizioni dell'anima, come può fare Lyse cui è permesso una comunicazione prodigiosa , un viaggio nello spazio galattico in una veloce illuminazione. In momenti di grazia come questi, i frammenti vaganti del mondo recuperano una loro unità come nel punto dell'Alef di Borges, dopo gli infiniti impedimenti dei sentieri che si biforcano.

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