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Il suicidio di un intellettuale solitario nel romanzo di Volponi: La macchina mondiale

La vita inquieta e problematica di Anteo Crocioni, personaggio della Macchina mondiale di Volponi, si conclude con il suicidio, atto estremo di vari personaggi affetti da ideali impossibili ed incapaci di accettare la realtà, che hanno attraversato la letteratura degli ultimi secoli tra Romanticismo ed Esistenzialismo.

Anteo è il personaggio centrale che domina nel romanzo, domina non solo sul mondo che gli pullula attorno privo di figure di rilievo e tutto calato nei costumi e tradizioni di villaggio, ma anche sulle poche figure che escono dall'anonimato e acquistano voce, come la moglie Massimina e l'amico Liborio. Tutto il romanzo, raccontato in prima persona a mo' di autobiografia, appare quasi come una lunga rhesis di un personaggio sofocleo. Anteo è un contadino inserito in una comunità di un paese marchigiano, caratterizzata dalle sue tradizioni, come le feste parrocchiali, le fiere, la trebbiatura, l'uccisione del maiale. Ma Anteo emerge per un'intensa attività di pensiero che lo distacca dai suoi fratelli compaesani; è abituato a pensare e, fin dall'adolescenza, si è guardato intorno, si è posto problemi sul mondo e la vita, ha cercato di esprimere opinioni e soluzioni. Anteo ha superato l'inquadramento nella società contadina di appartenenza ed è diventato filosofo. Come può spiegarsi tale originalità, che gli comporta l'estraniazione dalla tradizione e dalle consuetudini della sua comunità?

Si può dire che egli sia il vero e radicale filosofo di stampo leopardiano, il contadino pastore-errante, che vive in solitudine e, invece di sviluppare la socialità e la partecipazione ai rituali comunitari, tesi a formare l'individuo integrandolo, preferisce stare da solo, percorrere il paesaggio impervio tra colline e boschi, facendosi domande sulla vita degli esseri terrestri. Leopardi, che proviene dagli stessi luoghi marchigiani e matura una personalità pensosa e filosofica, dimostra che c'è bisogno di una ragione pura e non condizionata dalle mode storiche per attingere le radici dell'essere e le sue domande prime. Anche Leopardi, nella sua solitudine di Recanati e in quell'orizzonte collinare che chiude la vista, sviluppa non un pensiero patriottico e sociale, ma universale ed esistenziale. Il problema centrale è il rapporto tra la creatura umana e la natura, è il desiderio di capire quali direttive e finalità il creatore abbia inserito nella creazione. Anteo, uomo solitario, anche se attorniato dai suoi simili e abitanti dello stesso villaggio, sembra riflettere la personalità leopardiana non integrata nella comunità borghigiana, non perché tesa alla misantropia, ma perché non accettata dagli altri per la sua originalità ed incomprensibile diversità. Ma è proprio la diversità la condizione di partenza, che produce l'attitudine a pensare, che fa sentire inetti a vivere ma anche superiori.

L'eroe di Volponi si muove all'unisono con tutta una schiera di personaggi dotati di un sentire superiore alla media dei suoi contemporanei, capaci di mettere a nudo le errate regole della natura e della società, progettano utopie di liberazione e ne scontano il fallimento con la morte. Anteo potrebbe stare accanto all'eroe foscoliano Iacopo Ortis e all'uomo nuovo nicciano, tesi a promuovere nuovi valori all'interno delle ipocrisie sociali.Come nel romanzo di Foscolo, Volponi segue due traiettorie per svolgere la vita del personaggio, ora incrociandole, ora divaricandole per cercare una possibile soluzione all'inquietudine esistenziale. Iacopo, patriota ottocentesco ed intellettuale stoico, cerca di realizzare i suoi ideali sia in campo sociale che in quello sentimentale, ma viene emarginato da una società imborghesita e calcolatrice; è costretto ad allontanarsi anche dalla donna amata, che deve accettare le regole di una società in cui non valgono i valori, ma il successo e il possesso. Anche l'esistenza di Anteo è votata al fallimento sia dal punto di vista sentimentale che intellettuale; questi due aspetti della sua vita sono così interconnessi che l'uno può spalleggiare l'altro o annientarlo. L'amore di Massimina potrebbe favorire ed incoraggiare l'attività inventiva di Anteo, a sua volta il successo presso l'Accademia dei dotti e professori dell'Università potrebbe modificare l'atteggiamento ostile di Massimina in un rinnovato amore verso il marito, considerato non più un inetto e fannullone, ma uomo singolare e di talento.

L'insuccesso è spiegabile se rapportato alla sfera di interessi di Anteo: egli si presenta come scienziato ed è convinto di poter inventare qualcosa che migliori il genere umano liberandolo dai mali, dalle fatiche e dalle ingiustizie. Chiama la sua invenzione macchina, non un prodotto tecnologico specifico bensì la macchina mondiale, cioè la scoperta di leggi universali che potrebbero modificare l'andamento del mondo e stimolarlo verso il vero progresso, altro termine della moderna scienza che ricorre nel trattato del contadino intellettuale. Non si tratta quindi di macchina tecnologica, ma dell'ingranaggio del mondo di cui egli vuole studiare norme ed obiettivi, convinto che la finalità della creazione non possa essere che il bene dell'uomo, da attingere nel percorso storico. Delle macchine tecnologiche Anteo fa esperienza acquistando macchine agricole per trebbiare il grano e dedicarsi, nelle stagione del raccolto, a questo lavoro: questa esperienza lo delude perché queste macchine acquistate hanno bisogno pur sempre del duro lavoro dell'uomo, costano molto e si deteriorano in poco tempo. In fondo quella stagione non ha guadagnato secondo le aspettative, ha dovuto pagare molte riparazioni e porre un'ipoteca sulla casa. Quindi il suo interesse non va alla fragile tecnologia, bensì ad un sapere più universale che sollevi la sorte dell'uomo, destinato alla perfezione, com'è nello statuto provvidenziale della sua visione umanistica. Egli ha osservato la dura situazione dei contadini di cui fa parte, ma anche di quelli inurbati, convinti erroneamente di aver migliorato nella città il loro tenore di vita. Essi sono convinti anche di essere più liberi, mentre permangono nella condizione di schiavi, raggirati dal potere dei partiti nel tempo delle elezioni, sottomessi ai potenti che sono costretti a servire, vittime quindi di ingiustizie che essi stessi acuiscono apprendendo un'arte del vivere fatta di odio e invidia.

Anteo è deluso ed amareggiato, perché permane in lui una visione ottimistica e centralistica dell'uomo, destinato alla felicità in un'opera di continua evoluzione e perfettibilità; a differenza degli altri esseri fissati e determinati dalla condizione originaria, l'uomo è tenuto ad evolversi e a migliorarsi, perché la sua esistenza non si identifica con l'atto della creazione, ma vive una creazione continua, una specie di evoluzione creatrice che percorre i vari gradini della perfezione. E' aiutato da spiriti, definiti autori-automi, che ispirano l'azione creativa umana nel corso della storia. Il pensiero di Anteo, filosofico e poetico contemporaneamente, richiama la convinzione leopardiana circa l'unità delle due sfere, in un nuovo statuto della filosofia che, secondo lui, non doveva accostarsi alla razionalità delle scienze matematiche, ma recuperare la fluidità sintetica della conoscenza poetica.. La filosofia di Anteo è una sintesi di varie filosofie idealistiche, predisposte a valorizzare l'uomo in un percorso storico di ordine spirituale. Proprio nel contemplare un percorso storico provvidenziale ed idealizzante, non fermo e cristallizzato ma teso a percorrere i gradi dello spirito, ritroviamo le varie teologie umanistiche e storicistiche, da quella rinascimentale alla hegeliana, all'evoluzione creatrice bergsoniana, all'idealismo poetico di Hölderlin. Anche la dottrina biblica cristiana è contemplata, visto che non viene negata la presenza di Dio artefice della creazione.

Leopardi continua ad ispirare l'utopia di Anteo, come ispira tutta la sua personalità di uomo solitario, apparentemente misantropo, ma invece dotato di grande amore per l'uomo, per cui soffre ed auspica di sollevare il triste destino. La comune soluzione è il raggiungimento della società dell'amicizia, traguardo finale che dovrebbe liberare dalle opprimenti ingiustizie. Viene scambiato per comunista a causa del suo linguaggio che deriva da quella dottrina formule e termini, prima fra tutti la teoria della liberazione ed emancipazione. Tutta l'attività di pensiero di Anteo si qualifica dal punto di vista conoscitivo-teoretico e morale-poetico, come viene definita da un professore universitario che valuta il suo trattato, senza una distinzione tra la sfera della speculazione utopica e quella dell'essere nella storia. Anteo, infatti, non sa indicare i mezzi per realizzare la tanto auspicata perfezione dell'uomo, il passaggio è solo attesa di un miracolo e di una palingenesi, non giustificabile scientificamente, un fenomeno teologico e spirituale guidato solo apparentemente dall'uomo. Il fallimento sta nell'identificare le due sfere e nel presumere una discesa dell'utopia nella realtà. Quando si accorge, dai suoi eventi personali, che il mondo non procede secondo i suoi ideali, entra in crisi e non trova via d'uscita che nel suicidio.

Quando anche la natura, che percorre in solitudine per occultarsi socialmente, gli rivela la sua indifferenza, Anteo, come Iacopo, non sa trovare altro scampo al dolore che nella morte. Anteo, a sua volta, vive in un tempo in cui è difficile assurgere ad eroe: non c'è più l'ideale di patria a consacrare le sue energie vitali e non c'è all'orizzonte nessun altro ideale che possa renderlo meritevole agli occhi degli altri. Non c'è più il palcoscenico dell'eroe tragico che lascia un testamento di valore col suo gesto nobile, tale che faccia riflettere la parte benpensante della società, o prepari tempi migliori per la società futura. Anteo non attinge l'eroismo, perché il suo gesto riguarda solo lui, anzi si configura come un gesto umiliante di chi non si è piegato al buon senso e all'etica del sacrificio quotidiano del contadino lavoratore, ma ha voluto tralignare dai suoi avi e perciò appare punito come un eroe maledetto. La società gretta ed astuta del secondo Novecento è protesa a risolvere i problemi della quotidianità; assorbita dagli stimoli di inurbamento e dalla ricerca di espedienti per meglio sopravvivere, non riconosce eroi ed uomini superiori, passa sopra a tutti gli eventi come mera normalità destinata alla dimenticanza.

Il suicidio di Anteo è preceduto e motivato dalla notizia dell'infanticidio commesso dalla moglie Massimina, ma l'omicidio del neonato colpisce solo lui, mentre lascia indifferente l'impietosa società, satura di tutti gli atti di dolore e follia che si susseguono senza lasciare tracce. Si tratta di due eventi drammatici che completano il romanzo, eppure non attingono l'alone tragico che nei secoli passati accendevano le anime di elevata sensibilità. Anche Anteo, come Iacopo, si trova ad affrontare due grandi problematiche che ineriscono alla sua vita in modo acuto ed ossessivo, non riesce a districarle e non sa quale delle due sia quella fondamentale per superare anche l'altra. Da una parte si pone l'elaborazione del pensiero da cui si aspetta di conoscere e migliorare la macchina del mondo con fini di bene universale, dall'altra il sentimento per Massimina da cui si aspetta di essere ricambiato ed apprezzato. I due paralleli percorsi, per cui tanto si impegna, non si realizzano, anzi producono disapprovazione ed incomprensione, risolvendosi addirittura nel male e nell'ingiustizia. I valori romantici del passato percorrono ancora il libro e connotano il protagonista, ma si imbattono in un mondo storico non adatto a recepirli e che quindi li abbassa riducendoli a livello personale, ad hobby scelti per proprio piacere.

La società di Anteo è quella contadina, ritratta in un particolare momento di passaggio, attratta dai richiami della città, dove potrà trovare più facili espedienti di vita. I suoi fondamenti di sussistenza, la dote e la terra, stanno per essere sostituiti dal più vantaggioso denaro, in una sfida da affrontare nella fabbrica o nei servizi cittadini. Il senso del guadagno sta inaridendo gli animi con la ricerca di vie più produttive e l'abbandono delle campagne. Anteo conosce ambedue gli ambienti, quello dei proprietari terrieri sempre più affamati di terra da far fruttare e quella della città di Roma dove anche Massimina si è trasferita per servire in una casa di alti funzionari, pullulante di attività ed esercizi economici. In tale quadro di cambiamenti non è possibile emergere per valori etici personali o per impegno umanitario. Infatti i paesani disprezzano Anteo come nullafacente e gli fanno dispetti, e Massimina, che potrebbe incoraggiarlo nelle sue ricerche, si accoda alle opinioni comuni, soprattutto dei suoi parenti, ragionando secondo calcolo economico e non col sentimento e col cuore. Perfino la comunità degli intellettuali universitari, cui sottopone il suo trattato sulla macchina del mondo, non lo accoglie, non lo riconosce scienziato e neppure filosofo, ma solo poeta. Infatti il suo pensiero non è ascrivibile a qualche specifico paradigma; anche dal punto di vista politico, chi a Roma lo sente parlare, in un momento di dibattito elettorale e di supremazia della Democrazia Cristiana, lo scambia per comunista che aspira alla liberazione dell'uomo. Con tutti questi distinguo che lo separano dai gruppi, dalle classi e dai parametri del suo tempo, Anteo può essere riconosciuto solo poeta, perché solo il poeta può superare il mondo in cui vive e tracciare utopie alternative, e da questo punto di vista, il poeta può essere visto ora come uomo superiore, ora come inferiore; il personaggio di Volponi vive una condizione di isolamento ed inferiorità nella società tecnologica e scientifica e paga in modo scottante il fio di coltivare , in una società materialistica ed egoistica, progetti di amicizia universale.

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