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Il treno e il viaggio tra le allegorie di Caproni

Selva, boscaglia, bestie cacciatori sono tutte figure che appartengono alla mitologia di Caproni e costituiscono, nel loro insieme, un paesaggio nudo e desolato, abbandonato dalla civiltà, come se il poeta avesse voluto annullare tutto quelloche è stato costruito dell'uomo nel corso della storia, per scoprire gli elementi primi ed escatologici della vita. La ricerca del viaggio rinuncia a tutte le connotazioni consuete nel romanzo cavalleresco, alle suspence e agli incontri e colpi di scena sorprendendo, per puntare sull'aridità e su un semantico silenzio. Fra questi luoghi non-luoghi, connotati da surreale assenza, si inserisce il treno, anch'esso immagine figurata e simbolo della filosofia di Caproni. Il treno, come immagine di percorso e transito, si coniuga perfettamente con la geografia escatologica della poesia della maturità del poeta. Non è il treno mezzo di comunicazione. Che unisce genti e mondi, promuove il commercio e progresso, fattore di civiltà, ma simbolo de destino e mistero del vivere. Si tratta di un elemento di condensazione semantica che supera, quanto a significazione, gli altri luoghi indicati, riassumendoli tutti. Ciò che interessa a Caproni non è la varietà dei percorsi e le mete intermedie, ma la fermata finale, che si impone con perentorietà destinale e suscita angoscia anche al passeggero più sereno e paziente. Si presenta al viaggiatore nell'atto della discesa una dimensione indefinita e brumosa, avvolta in una nebbia che non lascia intravvedere altri orizzonti, né un fondo di appoggio per lo sguardo in cui trovate la pace dell'approdo.

Il treno, fin dall'inizio, è stata un'apparizione di grande interesse sociale e culturale, offrendosi. Nella simbologia collettiva ad una varietà di interpretazioni. Mentre la discussione politica ne recepiva le istanze positive di progresso e modernità, la filosofia e l'arte coglieva le ripercussioni psicologiche e la carica di suggestioni e di interrogativi.. Se non mancano, nel corso dell'ottocento, espressioni poetiche di ottimistica visione del nuovo mezzo di comunicazione. Per la maggior parte la poesia, rapportando il treno alla vita intima ed individuale dell'uomo, ne coglie implicazioni problematiche, fino a farne uno strumento, direttamente o indirettamente, di morte. Esso poteva rappresentare rapidità di spostamento e unione per i popoli, ma anche movimento solitario, anonimato dell'indifferenziate massa di passeggeri, rischio e mancanza di sicurezza. La macchina avanza senza ostacoli, capace di sfondare valichi e sentieri, senza indugi o forme di approccio umano;diventa, cioè, macchina inesorabile, incrocio problematico di destini e spettatore di eventi di morte. Questa connotazione epico- tragica si ritrova proprio nello scrittore più aperto al progresso scientifico come Zola. Mentre voleva riportate la vita umana entro le determinazioni e i parametri della scienza, egli faceva sentire i risvolti tragici della macchina- destino, che, come una fredda e disumana provvidenza, distribuisce le sorti. La si vede irrompere nelle campagne e diffondere angoscia e funesti presagi, determinando per ciascuno il suo momento fatale. Suicidi ed omicidi intercorrono nel percorso, all'interno e all'esterno del treno, in una visione ferrea e disincantata di cui la macchina riesce eloquente apatica figurazione.

Anche Caproni fa del treno un'immagina ricorrente del destino che rapisce l'uomo, lo preleva dai vari borghi della sua esistenza e dalle protettive abitudini della comunità, per condurlo al confine, un valico grigio ed incolore in cui si addensa la nebbia e null'altro si vede. Numerose liriche presentano il tema del viaggio in treno collegato a tematiche esistenziali, emblematiche del mistero che si addensa sulla vita dell'uomo nel suo percorso terreno, avulsa da tutte le ricorrenze storiche e collettive che nulla possono sul destino a cui il singolo deve rispondere personalmente in un corpo a corpo con gli elementi e le forze prime dell'esistenza. Nella lirica Ad portam Inferi, appartenete al Seme del piangere, è evidente come il treno sia la sintesi semantica delle altre allegorie della poetica di Caproni: si fa allusione ad un paesaggio impervio, ricordo della boscaglia di altre sezioni poetiche, in cui si muovono silenziosi cani e cacciatori, e questa brughiera nebbiosa ed inospitale è luogo di transito ferroviario; non si sentono voci, pur trattandosi di un luogo di attesa e di ritrovo di passeggeri sulle panchine; il clima che si respira è cimiteriale e denso di angoscia, il passeggero in sosta, in questo caso Annina, sente allontanarsi la vita nel mondo e la prossimità dell'ultima posta. Il luogo di confine della stazione presuppone un valico verso un oltre imprecisato, come meta del viaggio. L'approccio alla destinazione rende Annina inquieta, perché viene a mancare qualsiasi protezione nel passato e nel futuro; del passato restano barlumi confusi ed evanescenti, del futuro non trapela nulla se non il senso di un approssimarsi ad una realtà indiscutibile. Riesce chiaro il senso della vicenda allegorica, come immagine triste ed incolore della morte, destinazione ultima del destino di ognuno. Il treno è simile alla Parca, che recide il filo della vita nella mitologia pagana, è il nuovo simbolo conforme all'età della tecnica.

Si nota il carattere gelido della filosofia esistenziale di Caproni, che non assegna al morto una vitalità escatologica di memorie e speranze, come accade ai personaggi danteschi, che continuano a vivere una vita alternativa densa di eventi, in cui lo stesso contrappasso morale produce un costante raffronto tra le due forme di vita. Nessuna delle due dimensioni scolorisce, nelle coscienza di colui che seguita ad essere, pur in modo diverso, vivo ed anzi assurge a personaggio emblematico dell'eterna dinamica tra i due mondi.

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