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Le Stanze della funicolare nella poesia di Giorgio Caproni: un viaggio dal nulla al nulla.

Le stanze della funicolare appartengono alla tematica del viaggio ricorrente nei versi di Caproni e ne costituiscono la fase ancora giovanile, quando il poeta non ha ancora approfondito la sua filosofia e non ha evoluto conseguentemente il linguaggio espressivo. Infatti, nella fase matura la visione esistenziale, implicita nel viaggio, diventerà centrale e modificherà anche l'aspetto del poetare, rendendolo consono al pensiero.

L'attraversamento della città di Genova conserva tratti realistici, con accenni descrittivi dei quartieri di volta in volta intravisti attraverso i vetri della navicella ; l'occhio ne fissa gli aspetti distintivi ed annota le varie stazioni in cui avviene l'alt con la discesa dei viaggiatori. Gallerie, panni distesi, il cimitero monumentale di Staglieno caratterizzano le zone del percorso, perfino si annotano le sensazioni prodotte dalla brezza marina e dal paesaggio luminoso sotto il sole; un'aria di sensualità colpisce il viaggiatore, come nella poesia giovanile in cui dominano colori e sapori intensi tipici dei luoghi di mare dove gli elementi fondanti, aria, acqua, luce appaiono più prorompenti che altrove. Traspare l'amore di Caproni per le città della sua vita, Livorno e Genova, legate da analogie paesaggistiche e fra l'altro da quelle note vivide e sensoriali ispirate dall'ambiente marino.

Ma vari aspetti, sia logistici sia formali, rimandano al periodo maturo e riflessivo di Caproni, a cominciare dallo strumento di trasporto che viene nominato in vari modi peraltro indefiniti ed imprecisi come navicella ed urna. Il ritornello dell'alt delle fermate presenta un viaggio senza conclusione, perché il viaggiatore non trova mai motivo di scendere in un percorso perciò incerto e indefinito. Egli è assorto e introverso, è solo con se stesso, non nota la presenza di altri compagni di viaggio; sembra quasi che sia solo ad occupare il vagone e, non trovando nessun luogo confacente per la discesa, non fa che girare a vuoto, in un moto continuo in cui il finale si ricongiunge con l'inizio.

Sempre il viaggio, nel mondo della letteratura, si carica di significato: è un porsi al di fuori della vita e della quotidianità per studiare la vita, per tessere progetti e formulare obiettivi da attuare nel ritorno alla realtà. Il percorso conoscitivo interrompe la quotidianità abitudinaria ed inconsapevole, favorendo le aperture del pensiero e dell'immaginazione. Di qui la scia di impressioni, riflessioni, progetti, utopie alternative rese possibili dalla sospensione della continuità inconsapevole. Il viaggio del Petrarca sul monte Ventoso non è una semplice passeggiata, ma momento di riflessione privo di coordinate spazio- temporali, in cui gli oggetti della visione colpiscono il suo spirito sollecitando memorie e mete insospettabili. Il movimento stesso diventa occasione di confronto interiore e lavorio dell'anima. I ricordi, le citazioni dotte, i libri letti prevalgono sulle descrizioni della realtà che si apre ai suoi occhi, come anche prevalgono i desideri e i bisogni dell'animo che adombrano una realtà alternativa, una progettazione di futura vita diversa. Egli riconosce la fragilità delle cose terrene e della storia umana in generale, e da ciò prende avvio il progetto di conversione verso i valori spirituali. Un viaggio sensazionale è quello dell'eroe calviniano nel Barone rampante. Egli rinnega la sua vita familiare per porsi al di sopra tra gli alberi, ma proprio dal di fuori comprende meglio la realtà e avvia un progetto di vita alternativo, più umano e razionale. In Caproni il viator, nonostante trovi inqualificanti tutte le stazioni del mondo in cui poter vivere ed operare, non progetta nulla in alternativa, si lascia trasportare dalla navicella fino ad affondare nella nebbia, in cui il viaggio si chiude su se stesso.

Compare poi il tema della nebbia che ricorre nella poesia di Caproni sempre per indicare il limite, il confine del viaggio, quando si perdono i connotati precisi della realtà e si penetra in una specie di terra di nessuno, sconosciuta e brumosa, senza colore e presenze che agiscano come segnali. La nebbia, come zona ultima e apocalittica non dà le stesse sensazioni della poesia del Pascoli, dove le presenze cimiteriali e le memorie familiari incombono sull'animo, fornendo una alternativa alla vita reale cittadina non amata ed allontanata dal poeta. La nebbia nella poesia di Caproni non desta memorie, non traccia vive presenze, ma si identifica con il nulla. Sembra che il movimento e il divenire della vita “leopardianamente esca dal nulla e ritorni nella nebbia del nulla. Caproni mette in evidenza questo circolo negativo nel percorso della funicolare, destando interrogativi che si qualificano come ansie di una mente laica e razionale nel momento dello sconfinamento nel buio dell'irrazionalità. Si intravvede un'oltranza cui è difficile dare sostanza e qualità e certamente accenna ad un'ontologia critica negativa.

La funicolare, inaugurando la tematica del viaggio, anticipa il treno, altra figura che avrà tanta parte nella poesia del Caproni maturo. In ambedue i casi si tratta di un viaggio allegorico e non realistico, che coincide con il percorso della vita e con le problematiche esistenziali del poeta. La funicolare, che attraversa i quartieri di Genova annotati con il loro nome, sembra indicare un percorso reale, ma il simbolo prende il sopravvento e suggerisce qualcosa di ulteriore, di evanescente che inizia dal nulla e finisce nel nulla, inizia con i colori incerti di una notte che volge verso l'alba e si conclude nella nebbia che inghiotte e vanifica la realtà. Soprattutto l'ultima strofa suggerisce l'idea di una sparizione, di un passaggio privo di coordinate e l'insistenza del tema della nebbia finisce per vanificare i poche referenti disseminati nelle strofe precedenti. Alla tematica del viaggio in Caproni sempre si associa l'indeterminatezza e l'idea inquietante del nulla. Al poeta non interessano le stazioni intermedie ancora imperniate della realtà storica, ma quella finale in cui il treno e la funicolare si inoltrano nella nebbia, ad indicare il passaggio verso un'altra dimensione fuori della storia, una dimensione metafisica ma di cui Caproni sente l'inquietudine piuttosto che la certezza rassicurante. La mancanza di fondamento rende sospesa ed abissale ogni proiezione e si ripercuote anche sul mondo delle cose e degli uomini, coinvolti tutti da una legge di sparizione.

I versi della funicolare introducono la tematica del viaggio e preludono alla poesia della maturità, ma ancora ricordano la fase giovanile con il suo interesse realistico verso luoghi e presenze, soprattutto verso il mondo dei giovani presentato nella sua dimensione felice ed avvolta da un certo incantamento. A riportare i versi della funicolare alla fase giovanile è anche lo stile: linguaggio e versificazione sono ancora tradizionali, con un periodare chiuso, una terminologia ricercata e la ripetizione in clausola di un verso-ritornello. Si ha ancora la sensazione di nitidezza e logica discorsività, aspetti classici che si infrangeranno nella poesia della maturità con il frantumarsi di ogni struttura. Tuttavia già si notano un ritmo tensivo e una certa difficoltà a chiudere il discorso, che sembra quasi sul punto di esplodere per mettere a nudo brandelli pregnanti del testo. La poesia della funicolare si pone, quindi, in un periodo intermedio tra la fase descrittiva giovanile, attenta ai colori del mare e alla vita dei giovani che accarezzano gioiosamente le loro vivaci sensazioni, e la ripiegata maturità in cui si infrange il mito della giovinezza portando con sé una riflessione destrutturante e l'angoscia della desertificazione.

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