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Mistero Doloroso di Anna Maria Ortese

Analisi del racconto

Il lungo racconto, che può essere considerato anche un romanzo per la cospicua dimensione, si pone come un punto di convergenza di tematiche narrative, e quindi preludio di varie prospettive di sviluppo; indipendentemente dalla datazione, non sempre facile visto il riutilizzo di varianti dello stesso testo, "Il Mistero Doloroso" presenta una specularità di vicende e motivi riflessivi con due altri testi del percorso narrativo della Scrittrice, "Il porto di Toledo e Il cardillo addolorato". Il racconto, come momento di concentrazione semantica, risulta di particolare interesse per il lettore che voglia comprendere la poetica della Ortese; questa, infatti, si offre in modo più efficace ed ostensivo nel microcosmo del racconto, mentre si complica nella dimensione espansa del romanzo. Si nota l'impegno conoscitivo e riflessivo della narrazione, strettamente legata alle vicende esistenziali e mai compiaciuta dell'aspetto formale, anche quando traspare una ricerca in tal senso. Riflessioni e ripiegamenti di matrice autobiografica attraversano un processo di concentrazione simbolica, diventando motivi tipici del raccontare. In questo racconto ritroviamo appunto, in nuce, tale passaggio dalla vita alla sua codificazione nella struttura narrativa, cioè le modalità creative e strutturali di Anna Maria Ortese. Ella rinuncia all'ambientazione storica, andando al cuore dell'esistenza e alla trama profonda del destino, in una chiave primigenia ed arcanamente destoricizzata.

Interessante è ripercorrere la serie delle proposte di intitolazione del racconto per cogliere, già a partire da esse, i motivi che si combinano nel sistema di pensiero, prima che esso si converta nelle immagini e nei fantasmi della creazione poetica. Tra queste il titolo di Mistero Doloroso risulta veramente onnicomprensivo per contenere i vari tasselli, anche paradossali ed insondabili della vita; la riflessione porta la Scrittrice verso le dimensioni profonde in cui coesistono le componenti fondamentali e misteriose della Vita- Morte, tra realtà e visione, mito ed utopia. La visione, come doppia vista e fenomeno di trasognamento, si pone come condizione naturale per chi oltrepassa il velo delle vicende storiche ed attinge ad una dimensione prima in cui si vedono muoversi e pullulare gli elementi in successione e reciprocità. Questa apertura della realtà verso il suo dilatarsi nel mare dell'esistenza si coglie spesso in questo racconto, quando i personaggi percepiscono una loro alterità, un rinvio ad altre esistenze, che scompongono la loro apparente consistenza, donando momenti di estasi. Non si tratta, comunque di forme di anamnesi platonica legate alla tradizione metafisica e ad un'ontologia trascendente, bensì allusioni ad un destino tutto terrestre di cui la creatura porta il carico di mistero, ad una sacralità di questo "corpo celeste " che sostiene la vita, con baleni di felice totalità, mai colta a sufficienza dall'uomo. Tra i vari titoli, dunque, che contrassegnano non solo le varianti di questo testo, ma anche le altre raccolte narrative, facenti riferimento a personaggi, oggetti, luoghi, Mistero Doloroso rappresenta un approdo e una sintesi di pensiero, che oltrepassa ogni possibile referente della realtà contingente e fornisce il succo dello studio della vita. La vita, studiata con una passione ed un'insistenza tipicamente leopardiane, diventa dolorosa e misteriosa, proprio perché non attinge ad una soluzione ultima, ma si ripiega sulla sua infinita problematicità, tra ipotesi di presunta celestialità e catena di inesorabile trasformazione. Si comprende a pieno come questo tipo di studio oltrepassi la cosiddetta realtà e sfoci nel simbolo, nell'allegoria, nell'enigma, in un tradimento della realtà che, del resto, avveniva anche negli intellettuali neorealisti contemporanei della Nostra Scrittrice, costretti ad interrogarsi sulla materia e sulle modalità del loro impegno.

Si può passare ad individuare alcuni motivi narrativi e riflessivi del romanzo Mistero Doloroso, definito già convergenza di linee dell'opera della Ortese.Vicenda, ambiente e personaggi rinviano al successivo romanzo del Cardillo: si tratta della famiglia di un commerciante di guanti che inizialmente gode di una certa fortuna nella Napoli del Settecento; anche la figlia Ferrandina sembra avviata verso un avvenire fortunato, quando un artista del Nord- Europa è attratto dalla sua bellezza; il prosieguo della vicenda, invece, risulta infelice e contrario alle premesse, con il verificarsi di eventi funesti, come la morte dell'artista e di un bambino nato dal matrimonio, ultima la miseria fino alla catastrofe finale. A questa vicenda si intreccia, nel nostro lungo racconto, quella della nobile Caterina, lacerata dell'infelice amore per il più giovane cugino Cirillo. Il legame tra i due tronconi narrativi è costituito dalle prestazioni offerte dalla povera Ferrandina, figlia del guantaio, alle famiglie della nobiltà napoletana e dal tragico e proibito sentimento sbocciato tra Florida, figlia di Ferrandina e Cirillo.

Motivi riflessivi riutilizzati e transcodificati nel sistema narrativo della Ortese: la città di Napoli, la devozione religiosa, il legame Alto- Basso, la visionarietà, L'Amore- Morte.

L'ambiente napoletano costituisce l'humus per vari racconti, il romanzo del Cardillo, testi di reportage del "Mare di Napoli"; quasi sempre tale ambientazione indica un crocevia in cui si scontrano, lacerandosi più o meno esplicitamente, due sistemi di pensiero, quello razionale progressista del Settecento e della sua positivistica ripresa nel corso della storia successiva, e la sua frustrante smentita nei fenomeni di degrado, egoismo, superstizione. Questa corrosione critica, proprio sullo sfondo di un'area, quella napoletana, votata al pessimismo e alla sensualità naturale barocca, traspare in pagine rivelatrici del Cardillo, del Mare di Napoli (nell'Infanta sepolta), nel dibattito retrospettivo del "Mare non bagna Napoli".

La devozione costituisce il tema ricorrente nei testi, sia romanzi che racconti, primo fra tutti il già citato Mare di Napoli, oltre che collante comune nella vita sociale. I rituali, le processioni, le Madonne sontuose che attraversano i vari quartieri, adombrano un retroterra di emotiva e sensuale religiosità, un'ancestrale mescolanza di sacro-profano, senso di precarietà ed anelito verso l'eterno, che la Scrittrice coglie e valorizza ben oltre l'aridità intellettuale delle dottrine.

L'alto- basso riassume quelle connotazioni sociali che la Scrittrice non vuole analizzare secondo moduli positivistici, ma genericamente contrapporre e mescolare nella sua convinta e dolorosa utopia di naturale comunione. I suoi bassi napoletani gli antri di Granili vengono descritti così come sono, tetri e degradati, ma oltrepassati con un senso di stupore per la creatività della vita nelle sue dinamiche ed impensabili combinazioni. Cli incontri tra principi e ragazze del popolo, tra le case rosa dei nobili e i tuguri cenciosi sono momenti di grazia che baluginano nell'eden ortesiano; sono incontri dell'anima, oltre quelle separazioni sociali e culturali che le ideologie subdolamente hanno scavato. Una serie di principi e signori compare nei testi della Ortese ad illuminare, in un sogno prolungato, la tristezza dei ghetti, dei porti . Sono Enrico, Cirillo, Lemano, Ilario i signori investiti di un messaggio salvifico, di miracolo nel mistero.

La visionarietà è tema di riflessione e stile stesso della Ortese, ben comprensibile per quello che è stato detto sul suo oltrepassamento della realtà, alla ricerca della vita nella sua dimensione vera e prima. Se per altri scrittori si è trattato di tradimento della realtà dopo i loro impegni programmatici, come in una insoddisfatta e problematica costrizione a percorrere le vie dell'oltranza, per Anna Maria Ortese si tratta di un'imprescindibile ansia metafisica e un desiderio di superiore e non comune Verità in seno al destino terrestre. Si possono ritrovare i simboli, i personaggi enigmatici, le ambientazioni allegoriche come comuni procedimenti di ricerca surreale, ma è interessante notare una doppia vista come il vero topos del suo stile. La realtà delle cose e dei personaggi, impercettibilmente si apre e si dilata per far emergere un retroterra segreto di altre vite o possibilità. Sembra che la cosiddetta realtà sociale sia cornice che imprigiona ed inaridisce, mentre le nostre anime possono aspirare a ben altre realizzazioni. Si verificano stati di grazia che fanno baluginare, appunto, queste possibilità rappacificanti, creative e trasversali della vita. Si può ricordare l'indefinito statuto di personaggi come Ilario nell'Iguana, che in uno stato di grazia può ancora godere la purezza edenica dell'isola, vivendo in comunione con tutta la natura e i suoi abitanti fino a trasformare una verde iguana in una fanciulla celestiale; si può ricordare come Florida, nel Mistero Doloroso, si trasformi, con la sua semplice coroncina di erba, in una regina capace di attrarre il principe Cirillo. La Scrittrice, come in modo trasognato, allude ad altre vite, alla vita carica di mistero ed infinito che tutto contiene oltre le povere precise apparenze.

Il tema dell'amore si lega a quello della morte, come in tanta letteratura attraversata e rielaborata dalla Scrittrice: dal modulo cortese derivano le figure di principi e signori come i soggetti dell'amore, della vita leggiadra, della festa. Anche nel Mistero doloroso il principe Cirillo si presenta allo sguardo trasognato delle due donne della famiglia Civile all'interno di un clima festivo, tra carrozze che avanzano lentamente, contornate di equipaggi fastosi e meravigliosi. Sono proprio gli ornamenti, le case splendide, il contegno solenne a conferire a queste figure superiori di principi una grande attrazione, come anelito che si asssocia all'idea di felicità. Nel nostro racconto la vicenda d'amore si riveste anche dei toni dell'estasi e della visione religiosa, che smaterializzano l'adolescente Florida con immagini degne della Beatrice dantesca. Tutta la vita di Florida e l'aspetto stesso richiamano un'altra dimensione, irreale e celeste: Fertì, la madre, "la considerava un essere di un mondo superiore, celeste, inviolabile. Le capitava,quando raggiungeva Florida nel grande letto, e la trovava addormentata, d'inginocchiarsi ai suoi piedi bisbigliando brevi orazioni. La fronte ovale....emanava uno splendore serico verde, quasi lunare.." (Mistero doloroso, pag.21) Nella sua vita ella godeva di mirabili visioni, come quella in cui viene vista a colloquio con un giovane biondo ed elegante in una luce dorata, tutto poi misteriosamente scomparso. Il principe, alla vista di Florida all'interno della folla intenta alla novena, avverte un senso di intesa che va oltre le circostanze dell'incontro, "una grazia, d'ignoto nome, fissando la quale, si sentiva tornare sereno e fanciullo.." (op. cit. pag.50). Nella giovinetta amata, che trapassa brevemente in una cornice primaverile, richiamando l'illusorietà delle cose belle, si è avvertito uno spunto leopardiano, ed effettivamente la presenza di Leopardi emana dalla cornice radiosa del Maggio, stagione sempre idillicamente associata all'amore e ai sogni della giovinezza. Leopardiana è anche la filosofia dell'amore, priva di rimandi trascendenti e umanamente chiusa sullo spirito delle illusioni, che fanno balenare all'amante alterità felici, incompatibili con le leggi della terrestrità, e quindi foriere di dolore e morte.

Anna Maria Ortese, come suole fare, rielabora tutti i moduli precedenti per immettervi la sua visione della vita, nei suoi aspetti arcani e primigeni ; anche qui la Napoli del Settecento perde ogni rapporto con la storia per ancorarsi al mistero universale degli esseri viventi che, se escono dalle forme e leggi formulate dalla società, avvertono recondite reminiscenze e velate lontane verità. Nell'amore si appianano quelle opposizioni e separazioni create dalle ideologie storiche, crolla quel binomio alto- basso che, nei racconti della Ortese, connota le mappe della vita urbana. Nell'amore la Scrittrice veicola la sua utopia di comunione e reciprocità degli esseri viventi, recuperando il mito e smentendo le dottrine, sia teologiche sia progressistiche. La cultura diventa una forma di sensibilità per riaccostarsi alle fonti della vita, alle sue potenzialità terrestri, astrali e misteriosamente dolorose. Ferrandina riconosce alle forme sociali la consistenza di diritti inviolabili e prova orrore per ogni forma di contaminazione sociale; i diritti della nobiltà sono qualcosa di grande come Patria e Dio, ella non può vedere se non con orrore che "la sua Florì si era fatta notare da un uomo così raro, una piccirilla, una figlia del popolo....Cirillo si era abbassato a osservare una bimba! E questa bimba, sua figlia, questo peccato lo aveva incoraggiato." (Mistero doloroso, pag 65). Ma l'amore supera ogni determinazione, producendo lo smarrimento dell'infrazione di un divieto e un indefinito insopprimibile richiamo, espresso dalle sensazioni imprecise di Florida "Le pareva di trovarsi in un luogo dov'era già stata, chissà quando...la colpiva un sentimento più tenero e indicibile, simile ai pochi ed evanescenti ricordi di vita infantile...come una persona che non ricordi nulla, di sé né del suo passato, ma senta che in questa sua vita vi è uno splendore amato, e ne gioisca, dove fosse e chi fosse lei medesima non era più cosa precisa.." (op.cit. pag. 31-32).
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