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Per Isabel: analisi del romanzo

La vicenda narrata appare verosimile e realistica, una storia consueta di vita e morte, una parabola esistenziale che si dipana analetticamente dal presente al passato. Accade nella vita di ciascuno che si riallaccino dei fili a distanza di tempo e riportino in primo piano fatti e volti apparentemente dimenticati, e invece solo sospesi e in giacenza nella memoria. Ed ecco il lavorio della memoria, per cause occasionali ed impensate, smuove le pedine del passato, ordinandole secondo sue modalità. Questa dinamica interiore viene messa in moto soprattutto quando subentra un evento traumatico come la morte: apprendere la scomparsa di una persona, di cui avevamo perso le tracce, sollecita un lavorio di indagine, che diventa un percorso conoscitivo esistenziale. Praticamente, l'evento drammatico, che pone quasi di sorpresa fine alla vita, ci interroga sul problema del destino, e tutti i nostri ricordi su persone ed eventi si dispongono in tal senso, come tappe di un grande libro i cui segni si offrono all'interpretazione. Tutto questo si ritrova nel romanzo di Tabucchi"Per Isabel", dove il personaggio narrante ci fa partecipi della sua esperienza di disagio per la scomparsa della giovinetta, sulle cui tracce egli si rimette dopo anni di dimenticanza, con la difficoltà di ricomporle secondo un ordine plausibile.

Attraverso l'inchiesta, che si svolge nei capitoli del romanzo, si estrapolano tre tappe della vita: l'adolescenza e giovinezza all'insegna dell'amicizia e familiarità con Isabel, la separazione dei due destini con le ovvie variabili esistenziali, il ritorno a lei come recupero postumo dell'immagine cara tra interrogativi e sospesa nostalgia. Su tutto aleggia il senso del passato irrevocabile, all'insegna degli "equivoci" della vita con le sue illusioni e le successive rotte insospettate. La successione triadica suggerisce un rinvio a Dante che, dalla Vita Nova alla Commedia attraverso il Convivio, indica un percorso di ricerca dalle passioni del mondo ad una matura e superiore dimensione di ritrovamento. Le tappe, poi, adombrano le coordinate essenziali del grande libro della vita, che immancabilmente si ripete, pur con le sue varianti. Il periodo giovanile si pone all'insegna di semplici ed ingenue forme di amicizia; segue il percorso nel mondo, in cui ognuno è come trascinato dagli eventi della storia e produce azioni e fatti all'interno della comunità con la pretesa di svolgere funzioni e ruoli, finché un evento traumatico non subentra con il suo corredo di pentimento ed angoscia. E' il libro della vita che Dante come Tabucchi conoscono e su cui indagano in una ricerca mistica dai diversi risvolti.

Per Dante il percorso in climax ascendente, dopo il penoso traviamento, si conclude nella letizia dell'acquisizione della verità, che è il premio conquistato per i suoi meriti. In Tabucchi la visione finale, che restituisce l'immagine di Isabel, non ha nulla di divino e beato, non è permessa da Dio in un regno in cui il pellegrino è approdato, appunto, per sublime privilegio, ma è partorita da mente umana e dalle sue doti di interiore risarcimento. Appare come un'immagine della memoria che riporta ad un momento del passato, fissata in una posizione e in un luogo ameno, che appunto la memoria ha saputo selezionare in maniera compensatrice. Segue subito dopo la smentita dell'incanto nell'approdo al cimitero, con la presa di coscienza della morte di Isabel. La sede della visione e dell'incanto, del tempo ritrovato e dell'apparizione, quindi, è l'anima con le sue potenzialità sublimi e misteriose, che possono appagare gli aneliti umani. Nel dialogo interiore inizia e si compie, per Tabucchi, il mistero, senza sconfinamenti nei regni dell'assoluto. L'incontro con Isabel è anticipato dall'esperienza, per certi versi analoga, di Lise, la cui narrazione, a mo' di racconto nel racconto, nelle cornice di una comunità buddistica, costituisce per il viator un'augurale premonizione. Anche Lise, dopo anni di attesa e solitudine, ha potuto rincontrare il figlio scomparso, attivando il linguaggio dell'anima che supera tutti gli ostacoli fisici e cosmici, ad una velocità superiore a quella della luce. Anche il pellegrino tabucchiano è guidato nel suo itinerario, tra i vari enigmatici segnali di orientamento, da un poeta, come Dante da Virgilio. Anzi Tabucchi si identifica nel poeta a lui caro, vive con lui il percorso esistenziale di "suchende", ricorrente nelle sue pagine. Il poeta Tadeus, sicuramente pseudonimo di Pessoa, anche in Requiem ha una parte importante, in quanto prepara l'incontro con Isabel e accompagna il protagonista nella casa solitaria sul faro dove si svolse una vicenda amorosa.

Questo romanzo conclude la produzione tabucchiana e ne costituisce la summa, ripercorrendo in una matura e consolidata sintesi immagini, personaggi e tipologie narrative. Ritornano i personaggi che hanno costellato il continuum narrativo, quali Isabel, Tadeus, Lise; ritornano connotati qualificanti come inchieste, scomparse, risurrezioni, visioni; ritornano le oscillazioni narrative che non permettono di inquadrare il romanzo di Tabucchi in una determinata tipologia.

Isabel, Xavier, Tadeus, Lyse fanno in questo romanzo la loro comparsa conclusiva, come in un ultimo atto teatrale, quando, all'abbassarsi del sipario, ricompaiono insieme davanti allo spettatore tutti i personaggi che hanno avuto una parte nel corso del dramma. L'autore ha voluto dare compimento e soluzione a percorsi problematici avviati e poi sospesi nella precedente narrativa. Il lettore, dopo aver seguito le loro comparse di testo in testo, può qui completarne l'identità biografica. Quale è stata la vicenda di Isabel, di Xavier, di Tadeus? Essi hanno preso posto nei vari romanzi, come presenze- assenze, personaggi del passato e della memoria, pronti a sfidare la morte in una qualche forma di resurrezione, a riemergere secondo vari gradi e potenziali canali della vita, fisica e soprattutto spirituale. Ad esempio, Xavier, l'amico dell'io narrante di Notturno Indiano, scomparso nell'India delle città sante e delle società teosofiche, ritorna in veste di sacerdote, addetto al culto in un'area svizzera apetra alla religiosità orientale; Isabel completa qui la sua scheda biografica di personaggio apparso in Requiem in modo umbratile, sepolto nelle memorie di un passato arcano, come fuso in un paesaggio solitario da cui era impossibile riemergere. L'io narrante non poteva che offrire un requiem ai personaggi del passato, la cui evocazione era gravata tristemente dalla coltre della morte; anche Isabel, pur ricercata ansiosamente nella casa sulla scogliera di chiara memoria montaliana, è avvolta dalla legge distruttiva del tempo che ha fatto crollare il tetto della casa, una volta accogliente teatro degli incontri; il fantasma, quindi, si allontana ridotto a triste emblema del destino. Nell'ultimo romanzo Isabel sembra offrirsi ad una ricognizione biografica, con una scheda concreta circa l'ambiente dell'adolescenza, la vicenda dei genitori, il percorso universitario, fino a contenere flash di ingenua vitalità adolescenziale e convinzioni giovanili. Nella seconda parte torna a tuffarsi nella dimensione del mistero, ridiventa fantasma della memoria e della veggenza, ma il mistero, come a fare da pendant alla casa dell'assenza e della negata evocazione, qui si apre in una visione dell'immagine femminile pacifica e purificata, fragile e pur melodicamente senza tempo. Il destino di dolore che ispira Requiem, qui si addolcisce e si pacifica nella circolarità poetico- musicale di Amore- Morte.

Tadeus è il personaggio più presente nell'opera di Tabucchi, come pseudonimo di Pessoa, ed è introdotto a svolgere varie funzioni: in Requiem, dopo l'incontro nel cimitero, in cui effettivamente è sepolto, accompagna l'io narrante per le vie e i ristoranti di Lisbona, risorge come figura vitale ed eloquente, guida turistica e gastronomica, in una di quelle risurrezioni congeniali alla memoria di Tabucchi. In Notturno Indiano aleggia come poeta tra i poeti con suoi versi consonanti con l'inquietudine e il mistero insondabile del mondo. Qui, in Isabel, Tadeus è personaggio narrante che vuole fare chiarezza sul suo passato e sulla relazione con la ragazza. La riproposizione dei personaggi indica la circolarità della narrativa tabucchiana, come percorso di ricerca esistenziale che si frange nei molteplici rivoli dei capitoli e deborda sempre indefinita e inconclusa, da un testo all'altro, così da dare al lettore l'idea di una tensione inappagata fin'anche alle ultime pagine. Non esiste progressione nella fabula tabucchiana, come non si risolve l'enigma della vita e del destino, concordemente con la citazione poetica di versi della poesia Natale di Pessoa.

L'incontro con Isabel, alla fine del romanzo a lei dedicato, non è che l'incontro larvale con un fantasma, alla luce dell'immaginazione poetico-musicale che fa da contrappunto alla memoria; si tratta di un tempo ritrovato in una specie di intermittenza del cuore, non il trapasso ad una dimensione eterna, al di là dell'umano. La melodia di Bethowen, tripartita nei tempi dell'adieux, absence, retour, si pone come insegna tipologica del narrare tabucchiano, che ritrova nei toni musicali il respiro della vita e dell'anima. Qui i tempi bethoweniani sembrano proprio ripercorrere le fasi canoniche della vita, tra addii e ritorni, intervallati da periodi di oblio e assenza. Nello stesso tempo sembrano riprodurre i processi interiori della mente nelle loro modalità involontarie ed infinite, tra palpitazione e stupore. Il fantasma giovanile di Isabel riemerge in una visione sospesa e simbolica difficile da ricostruire nell'età matura così lontana ed aliena dalla pienezza della vita Nova. L'esecuzione del violinista può operare il miracolo dell'apparizione, ad indicare il supporto che la musica offre ai fini delle conquiste spirituali; tematica musicale ed ansia metafisica collegano il Nostro Autore alla temperie culturale del Novecento connotata dalla memoria proustiana. Non troviamo certo in Tabucchi, aduso alla brevità e concisione, l'ampia cornice artistica della memoria proustiana, come continuo sublime controcanto da opporre alle vanità materiali, ma dell'arte rimangono ritmo e respiro, quanto basta per suggerirne la presenza.

Con il romanzo Isabel Tabucchi si connette a tutto l'impianto di ricerca dell'uomo contemporaneo che, frustrato dall'universo tecnologico, abbandona le vie strumentali della ragione per rimettersi nell'alveo originario dell'esistenza e nei misteri dell'uomo antico. In effetti in Tabucchi assistiamo alla problematiche dell'uomo colte nella loro essenza, come connotati dell'uomo di tutti i tempi. Le citazioni cui egli ricorre, attingono al patrimonio di pensiero universale, dal mondo greco a quello attuale: qui, già nell'esergo e nel prologo, una frase dell'Antigone si intreccia con un'espressione di Hölderlin improntata, con i tipici accenti criptici della maturità del poeta, sulla dialettica cosmica, comune alla spiritualità romantica. In questa vivente dialettica del mondo i poeti dell'Ottocento e Novecento trovarono una pacificazione ai dilemmi della storia, combinando in una sincretistica religiosità la sapienza occidentale ed orientale. Il romanzo Isabel si pone in questo cerchio di coordinate che da Hölderlin portano ad Hesse e al suo circolo di cultura indiana buddistica tra le Alpi svizzere. Nella seconda parte del romanzo di Isabel Hesse assume una posizione centrale, inarcando la narrazione verso aree di misteriche ed occulte ritualità, con incontri dilemmatici e sibillini. In questa sezione campeggia la figura di un poeta, chiamato" Fantasma che cammina", uomo cadaverico, avvolto in un lenzuolo bianco ed immerso in un delirio senza tempo. La sua figura orribile sembra portare su di sè le piaghe del mondo, come un Cristo che vive il dolore di tutti gli uomini e di tutti i tempi. Il fantasma richiama l'artista Klingsor, descritto da Hesse nell'Ultima estate della sua vita. Il personaggio scheletrico e sfigurato del fantasma tabucchiano è una specie di Ecce Homo, proprio come l'artista hessiano che nel suo autoritratto fissa un'immagine potente e nuda dell'essere uomo. Con questo personaggio Tabucchi è riuscito nel suo intento di scorporamento della vita che, ridotta alla sua parte essenziale, cioè l'anima, guarda il corpo dal suo punto di vista, mera materia in disfacimento. ll tema ricorrente della valigia del corpo, gravame ed appesantimento per l'io spirituale in Notturno indiano, massa informe che gronda sudore in Sostiene Pereira, cancrena che divora Tristano, raggiunge un risultato di esasperato espressionismo. Ma i prodromi Tabucchi li cerca in immagini universali della letteratura classica, in Edipo, in Ippolito, nel saggio della Repubblica platonica, immagini tutte della sindone dell'uomo colta nella verità del suo destino. Il mito ed il canto corale tragico hanno fissato in un eterno presente il tema dell'uomo alle prese con l'insondabile destino. A queste immagini emblematiche tornano ad ispirarsi pensatori e poeti di tutti i tempi, e tra questi Tabucchi appassionato frequentatore del mistero e dell'eroico amor fati anche in questo romanzo.

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