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Rotonde colline e pietraie impervie:
i versi di Maria Luisa Daniele Toffanin e di Mara Donat

Convegno "Dialogare con la poesia"
Tavola rotonda
coordinata dalla prof. Renata Londero

Renata Londero
Università di Udine

Caldi focolari e fresca erba: il quieto dialogare di Maria Luisa Daniele Toffanin

La poetessa padovana Maria Luisa Daniele Toffanin divide i suoi giorni fra la scrittura lirica, la promozione di iniziative culturali ed educative presso scuole e associazioni italiane, e la quotidianità familiare. La Daniele Toffanin è approdata in età matura alla creazione poetica, «dopo aver passato i suoi più giovani e trepidi anni nell’ascolto, nel calore degli affetti familiari, nella contemplazione delle segrete liturgie celebrate nel grande tempio della realtà naturale, nello studio sensibile dei nostri maggiori poeti antichi e moderni» (Richter). E tale maturo approdo ben spiega la sapiente pacatezza che contraddistingue il suo scrivere, dietro a cui, pure, pulsa la passione per la bellezza della vita in tutte le sue forme. È quella appassionata e delicata laus vitae, appunto, di cui ha parlato uno dei suoi più cari maestri, Andrea Zanzotto (Zanzotto. s. p.). La prima raccolta, dal novalisiano titolo Dell’azzurro ed altro, è uscita nel 1998. A essa sono poi seguite altre cinque sillogi, insignite di vari e prestigiosi premi nazionali – A Tindari (2000), Per colli e cieli insieme mia euganea terra – percorso d’autunno (2002), Dell’amicizia – my red hair (2004), Iter ligure (2006), e Fragmenta (2006) –, a cui si aggiungono Nenie cantilenie e Briciole (2006-2007), deliziose filastrocche colte e popolari (in gran parte inedite) dedicate alla nipotina Giulia.

Sospese fra ritiro intimista e slancio comunicativo, le poesie della Daniele Toffanin si leggono tutte d’un fiato, complici la misura sillabica del verso, spesso breve, e la studiata carenza di punteggiatura. Seguendo, dunque, l’armonioso filo del pensiero e delle emozioni che si dipanano in questi testi, attraverso un verbo lirico denso e cesellato, teso verso un profondo «“processo di differenziazione, d’identificazione, di comunione, di realizzazione del soggetto» (Serafin. “La poesia di …”), il lettore ritrova memorie vicine e lontane dell’autrice, intessute di persone, cose e luoghi attinti tanto al piccolo-grande mondo di ogni giorno, quanto alle esperienze di viaggio e di lettura. Così, si oscilla dalla preziosa ‘casa-cuna’ veneta, che come una sfera magica tutti e tutto avvolge e custodisce (Dell’azzurro ed altro, Per colli e cieli insieme …), alla sensuale Sicilia colma di splendori naturali e suggestioni mitologiche (A Tindari); si passa dal sommesso rimpianto per l’infanzia perduta (Dell’azzurro ed altro) al ricordo elegiaco dell’amica scomparsa e della sua rossa, travolgente criniera (Dell’amicizia – my red hair), dai dolci declivi euganei alle pinete e alle marine odorose delle Cinque Terre (Iter ligure). Fino a giungere alla raffinata fattura classicheggiante dei Fragmenta, dove il colloquio della poetessa si apre a ventaglio con i suoi interlocutori prediletti: la natura, la madre, il figlio, la nipotina, le amiche, l’arte, i miti antichi, Dio.

Ma lasciamo la parola alla Daniele Toffanin, attraverso una piccola carrellata di sue liriche significative.

Acquerelli d’amore

E dentro sento
un brulicare denso
di colori e guizzi
di stemperarli
in acqua ardente
di parole nuove.

(Dell’azzurro ed altro: 13)

Casa-cuna

In gomitoli di luci
si snodano i riti.
Da angoli di buio
tremuli barbagli
divampano lontani
in luminoso falò:
per magia, la Casa.

Mia madre la gran fiamma
riscaldava ogni cosa
sprizzava ognora
scintille di festa
tra animali di gesso
bambini come pastori
per scene di Notte Santa.
Ali-parole di angeli
aleggiavano intorno,
pentagramma per musica d’anima
poi sorriso di gesti.
Splendeva cometa d’oro
in occhi puri di padre
e sopra il Presepe.
Qui le mie radici.

Ora che mi sento chiusa
in un tondo d’angoscia
persa in un vuoto di cielo
come se troppe stelle
insieme si fossero spente,
cerco la Cuna d’amore
per dissetarmi di Luce.

(Dell’azzurro ed altro: 53)

XI

Fanciulli vidi
bagnarsi di onde
leggeri i corpi di luna
e fanciulle vidi
alzarsi da schiuma
con ali di cigno
e unirsi insieme
in cerchi di acqua.

Forme composte
con gesti flessuosi
di membra di mani
in crateri di argilla
a propiziarsi con riti
l’arcano ignoto silenzio
e vivere eterni nei miti.

E noi con l’anima confusa
ormai in catene di acqua e luce.

(A Tindari: 21)

Ed era ancora bambina

E lavava lavava
lavava il suo volto di sole
alle gelide mani dell’aria
la rossa criniera danzante
allo zufolo del vento nevoso.
E ninfa spirito boschivo
ne respirava energia
con la pelle dell’anima
purificando ogni pensiero
all’innocenza delle cose
verità sempre dai primordi.
Ridesta al primo candore
si mangiava la neve
ed era ancora bambina
coglieva il tarassaco argenteo
ed era radice di terra.
Così ogni gesto era vita
ricomposta in cerchi d’armonia
nella sfera d’armonia intorno.

(Dell’amicizia – my red hair: 28)

Non è muta la pineta

Non è muta la pineta
nell’ora della pace
calda più del sole

voce è di cose
remote all’umano
fremiti silenzi alterni rumori.

E un due tre
fante cavallo re

la pigna regina
si stacca si spacca
e a terra si squama.

Saltellano scintillano
pinoli a cascata
s’arrestano in attesa.

E la favola bella
si rinnova nelle mani d’erba.

(Iter ligure: 36)

Mia preghiera
a S.

In questa sera di foschia
per te
che m’hai invaso la casa
coi capelli di sole

irretito il cuore
con tenere parole
e un nido hai creato per lui
con la tua mente di piume

per te
in questa sera di foschia
offesa l’ora felice montana
dal crepuscolo pungente,

sia mia preghiera
l’ardente arcobaleno
che acuto preme il cielo
e accende di luce-speranza
anche il sonno della croda.

(Fragmenta: 28)

Voce i tuoi occhi

Limpida voce i tuoi occhi
globi di luce abitati
da fiordalisi
schegge di sole erba d’aprile.

Dice cosmica malinconia
al dolore che ti percorre
nelle esili fibre
quasi mistero in te celato
pur sazia e nel tepore del nido.

Dice gioia d’esserci
tra gli altri e le cose
e insieme urgenza
di coniugare in sillabe
la luce-voce dei tuoi occhi.

Ma tu così piccina
già tutto della vita
senti sveli
o è il mio sguardo trepido
che nel tuo legge oltre?

(Briciole)

. . .

° ° °

Bibliografia citata

Daniele Toffanin, Maria Luisa. Dell’azzurro ed altro. Padova: La Garangola. 1998.
__________. A Tindari. Patti: Nicola Calabria Editore. 2000.
__________. Dell’amicizia – my red hair. Venafro: Edizioni Eva. 2004.
__________. Iter ligure. Pisa: ETS. 2006.
__________. Fragmenta. Venezia: Marsilio. 2006.
__________. Briciole. 2006-2007 (inedita).

Richter, Mario. “La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin”. Il Bianco e il Nero, 11 (2009). In corso di stampa.

Serafin, Silvana. “Premessa: Una voce d’intesa”. Voci da lontano. Emigrazione italiana in Messico Argentina Uruguay. Ed. Silvana Serafin. Venezia: Mazzanti. 2008: 7-10.
_______. “La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin: tra passione e razionalità”. In corso di stampa.

Zanzotto, Andrea. “Quarta di copertina”. Maria Luisa Daniele Toffanin. Per colli e cieli insieme mia euganea terra - percorso d’autunno. Padova: La Garangola. 2002.


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