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Il reale e l’immaginario

A un certo punto della vita s’incontra l’ora in cui preme al cuore fare chiarezza per leggere il significato della collana di eventi che hanno costellato l’esistenza, si giunge così a rivivere – e rivalutare come in questo caso – un’infinità di volte il profilo della memoria.

Il sole ora non è più quello della giovinezza innamorata degli altri e di sé, il sole sta tramontando, ma è proprio in questa preziosa ora crepuscolare obliqua che ci si confronta con le ombre, e meglio si coglie – e si raccoglie – l’essenza dei doni elargiti durante il corso del cammino come orme e tracce che s’inoltrano verso la meta.

Tutto ci viene incontro nella sua piena significazione, adesso sta a noi testimoniarla attraverso la primaria vocazione alla scrittura, dono per esprimerci.

Nelle tue pagine mi sono riconosciuta passo dopo passo, sì la tua poesia accoglie il tutto: dal muro del pianto alla luce (quando radente, quando sfolgorante) ma sempre capace d’illuminare quanto esiste intorno e dentro di noi, essenza di vissuto che si aggiunge all’universale esperito, assommandosi al tesoro comune.

In questa simbiosi di sinergie accogli “il muto canto che s’è levato dentro le perdute cose”, che in te perdurano per essere dette, celebrate, tramandate. È poesia corale e dunque sacra, la tua, che benedice passato e presente avviandoci al futuro che fraternamente ci attende.

In tale prospettiva un miracolo di compiuta sapienza si apre per noi alla pagina “terre martoriate da battaglie”, secondo me la lirica pietra cardine dell’intera raccolta, che non voglio commentare in quanto ogni nota aggiunta non potrebbe comunque eguagliare la tua apertura del cuore a bellezza e verità.

È una conquista della poesia arrivare a questi punti di assoluta tensione e illuminazione. Dinanzi a tali miracoli non c’è che da tacere con ammirazione e rispetto per quanto ci è stato comunicato, e che da ora in poi farà parte della nostra più intima e segreta convinzione.

Dono più grande di questo non si può fare: sono versi memorabili.

In tanta vastità di cielo splendono e c’innamorano anche i tenerissimi versi che consacrano all’incontro d’amore, sanguinando ferite ancora aperte e incanti da rivivere in lontananze incommensurabili, eterne nel sempre. Così ci raggiungi con passo di danza, ancora fanciulla, nella gloriosa alba dell’inizio che prelude al nuovo grande inizio dell’assoluto splendore.

Recensione
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