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I luoghi di Sebastiano
Sebastiano Schiavon: lo strapazzasiori

Sebastiano Schiavon (1883-1922): chi era costui? Che cosa dice questo nome alle giovani generazioni? E quale memoria ne conservano i cattolici padovani, impegnati o non impegnati sul fronte del sindacato e della politica?

La risposta ai quesiti è decisamente negativa. In un paese, in un popolo nei quali il senso della memoria è, se non assente, certamente latitante, non meraviglia dunque questa ignoranza. Ma c’è sempre qualche persona sensibile, amante della storia, che non ha dimenticato l’esortazione foscoliana… “alle istorie”, appunto. Può succedere allora che esca un libro scritto appositamente per i giovani e dall’emblematico titolo “I luoghi di Sebastiano”; “scritto appositamente”, poi, non soltanto perché ai giovani è dedicato, ma pure per il modo in cui è stato concepito, costruito.

  Gli autori sono Maria Luisa Daniele Toffanin e Massimo Toffanin, che aveva già firmato un saggio sul sindacalista e politico padovano: “Sebastiano Schiavon – lo strapazzasiori”.

E l’impostazione della nuova opera è un dialogo diretto fra loro, gli autori appunto, e una nipote adolescente che ignora tante cose, persone, eventi, fenomeni del passato, ancorché sia un passato abbastanza vicino, almeno geograficamente parlando.

Sebastiano Schiavon come emerge e come può imporsi all’attenzione di una tredicenne, e dei suoi coetanei, del mondo di oggi?

Innanzitutto per quella fede in valori non perituri: quelli dell’onestà, della coerenza fra il dire, magari propagandistico, e l’azione sindacale e politica pratica. Uomo di parola e quindi sindacalista e politico onesto, preoccupato di mantenere fede agli impegni presi e nella fedeltà agli ideali, appunto.

Schiavon è figura descritta a tutto tondo dagli autori, che nel dialogo con la ragazzina si premurano di creare poi tutto l’ambiente: naturale, sociale, religioso, nel quale il protagonista si trovò ad operare, e con le figure dei protagonisti, a incominciare dal vescovo Pellizzo a Gavino Sabadin, dal senatore Ceschi a Cesare Crescente, sposo di una sorella di Sebastiano.

Legatissimo alla Chiesa e al mondo della cooperazione cattolica, in favore dei contadini poveri e abbandonati, promotore dell’applicazione della famosa enciclica “Rerum Novarum” di papa Leone XIII, Schiavon instancabilmente operò per tutta la sua breve vita con spirito di sacrificio, senza protagonismi, ma con determinazione, per affermare giustizia, solidarietà, rispetto del prossimo e attenzioni soprattutto nei confronti dei diseredati, appunto, rappresentati allora dalla società rurale, da contadini malconsiderati e maltrattati.

Ma quel che emerge in particolare, a nostro parere, è come anche allora, purtroppo, esistessero nel mondo del sindacato e della politica, arrivisti senza scrupoli e, nel caso specifico dello Schiavon, gente della sua stessa parte, del suo ambiente, che lo ingannò.

Un’ultima notazione ci vien fuori dalla penna: sindacalista e politico, Schiavon non si arricchì e il confronto con l’oggi viene spontaneo!

Recensione
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