Servizi
Contatti

Eventi


Prefazione a
La conchiglia dell'essere
di Patrizia Fazzi

la Scheda del libro

Luciano Luisi

Ritroviamo Piero della Francesca, ritroviamolo in tutto lo splendore della sua opera che illumina il quattrocento (e che porterà la sua luce nei secoli che verranno sino a noi), quel quattrocento che ha segnato una svolta fondamentale nello sviluppo della pittura, facendo germinare l’intuizione folgorante della prospettiva. Piero parte da lì, con lo spirito desto a quei problemi della geometria. Ma non è soltanto quel rigore delle regole tese a riproporre l’armonia della natura, non è soltanto la rigorosa ricerca della sezione aurea nell’impianto compositivo delle opere, è invece – come dice Salvini – “una visione sintetica immobile dello spazio nella sua totalità”. Lo spazio, l’orizzonte, l’infinito, e il presentimento della presenza di Dio.

Con questo sogno che accende il suo spirito Piero lascia Sansepolcro, il suo amatissimo paese natale, per andare a Firenze, a respirare quell’aria di rinnovamento culturale nella bottega di Domenico Veneziano, poi, cresciuto di statura, andrà nelle città in cui lo chiama il suo lavoro, presso le corti che se lo contendono, ma tornerà sempre al suo paese e ad Arezzo dove tanto di sè ha lasciato. Vi tornerà per rivedere quelle dolci colline, quel paesaggio che si è sempre portato dentro e che la memoria (o la nostalgia?) gli hanno fatto così spesso dipingere a sfondo delle sue opere.

Nel 2007 la sua terra lo ha onorato con una grande iniziativa culturale che ha lasciato più di una traccia. In quella occasione i visitatori hanno già avuto a fianco una guida insolita, tuttora valida: la poesia, questo diverso linguaggio che vuole porsi a specchio della pittura, coglierne i suggerimenti spirituali, riviverne i percorsi creativi. E’ autrice dei versi una poetessa di Arezzo, Patrizia Fazzi, che per vari anni ha ascoltato la spiritualità di Piero e l’ha fatta propria, ha cercato di penetrare nella sua serena impassibilità, fermare con la parola la luce. La sua storia di scrittrice registra, prima di questa, due raccolte di poesie, “Ci vestiremo di versi”, “Dal fondo dei fati”, alle quali ha fatto seguito nel 2008 “Il filo rosso – Segno e simbolo nell’arte di Giampaolo Talani”, silloge incentrata anch’essa sul binomio poesia-pittura. Qui, in questa intensa “La conchiglia dell’essere” il cimento è più temibile, la libertà della sua poesia subisce dei necessari condizionamenti e la Fazzi ha saputo modulare il suo linguaggio su due diversi registri espressivi, uno asciutto, scandito, come se le parole fossero ad una ad una incise su una lastra, e che serve a lei per “raccontare” il quadro, per descrivere paesaggi e figure; l’altro – in cui il tono si alza verso momenti di maggior valenza lirica – che porta la sua tensione emotiva a cogliere la simbologia, l’afflato metafisico, il messaggio, il “mistero” di ogni dipinto che ha fermato l’emozione del suo intelletto. Scrive, per la “Madonna della Misericordia” che domina il polittico che da lei prende il nome, ed è gigantesca sugli oranti ai suoi piedi, come abbracciati dal suo grande mantello:

Si fa tempio e cielo il manto
nelle braccia tese a sorreggere il dolore…

penetrando nel profondo senso simbolico dell’opera. Si trova in questo quadro il ritratto (qualche critico dice presunto) del pittore. E allora di fronte a quel volto possiamo chiederci che cosa stiano guardando gli occhi di Piero. Non certo la Vergine che lo sovrasta, così lontana (forse a significare la sua irraggiungibilità). Quello sguardo estatico, quell’impercettibile sorriso, sembra volgersi dentro di sé a quella serena visione del mondo che lo accompagnerà per tutta la vita.

Continuiamo a sfogliare queste pagine, arricchite dalle riproduzioni di Piero della Francesca: è come percorrere una ideale esposizione del maestro guidati dai versi della Fazzi in giro per mondo. Troviamo, ad esempio, “Il battesimo di Cristo”, che è alla National Gallery di Londra, in “Acqua di rinascita” e i versi ci portano davanti agli occhi l’azione di questa tavola in cui il Cristo, che è il perfetto centro nella distribuzione dello spazio, coinvolge nella sua luce tutta la scena:

L’acqua che scende cristallina e lieve
sul volto chiaro e sulle mani giunte
                      è acqua di rinascita.

E stupisce l’abbagliante bianco perlaceo del corpo del Cristo, ed ancor più il bianco niveo, albale, del penitente che si nasconde per togliersi i panni di dosso (i suoi peccati, certo, lavati dal battesimo del Salvatore) e viene alla mente il pensiero illuminante di Roberto Longhi: “Sembrano, in Piero, i colori nascere per la prima volta come elementi di una invenzione del mondo”.

Ecco ora la Madonna del Parto, in cui gli angeli aprono come uno scenario rivelatore su questa umanissima Madonna col suo ventre già rotondo su cui posa la mano quasi nell’atto di sentire già i battiti del suo bambino…

…crinale di vita che si annuncia
fessura ancestrale che da sempre
                               si fa grembo…

E qui, la Fazzi nota acutamente:

          ….s’incrociano i colori
come nel contatto scambievole…
…e slarga il sipario alla creatura nuova…

intuendo che quell’alternarsi dei colori negli abiti dei due angeli rappresentano simbolicamente l’unione dell’uomo e la donna come artefici della vita, gesto d’amore che si sublima nella maternità di Maria che porta nel ventre la salvezza dell’umanità. E a conclusione del suo testo la poetessa ha uno slancio di riconoscenza verso il pittore per il suo dono:

Grazie sia a te, Piero,
per aver fermato nell’iride
        l’aurora di ogni storia.

Non poteva mancare fra le diciassette poesie ( strofe di una sorta di poema del quale siano state perdute delle pagine) una sosta di fronte a quel capolavoro, quel racconto per immagini, che è “La leggenda della Vera Croce”. E l‘attenzione della poetessa aretina s’incentra in quel “ramoscello” che, posto sulla bocca di Adamo morente, diventerà albero e sarà la Croce. E qui, in questa prima stazione, si contempla la morte di Adamo, che ha trasmesso a tutti noi questo oltraggio alla vita:

E’ stato il primo uomo
            e fu la prima morte:
il dolore spalanca urlante le braccia alla sua donna
la prima a generare nell’amore
             la stirpe del peccato originale…

I versi colgono uno dei rari gesti concitati che si trovi nella pittura di Piero della Francesca, dove i personaggi, nella loro imperturbabilità, sembrano guardare la vita dietro un vetro. E qui, in quest’opera di vasto respiro compositivo, come nell’altra (della quale troviamo in successione la poesia) e cioè “L’adorazione al sacro legno e l’incontro di Salomone con la regina di Saba”, si può rilevare come il pittore usi quasi un procedimento che oggi potremmo definire cinematografico, mettendo in sequenza due avvenimenti che avvengono in tempi successivi. Qui la regina di Saba, nel quadro in cui le due azioni sono divise da una colonna, indossa persino abiti diversi. Nella parte sinistra dell’affresco la troviamo china di fronte a quel legno che intuisce essere della Croce, e per quel gesto la poetessa trova i suoi versi più felici per tradurre quella sublime atmosfera metafisica:

…dalle mani giunte sale
                                  sinfonia di luce
a volti e sguardi

e il paesaggio si slarga
                            s’infinita
aereo verde e celeste,
                            volo puro.

E vogliamo concludere con un ultimo quadro che l’autrice ha posto in apertura della sua raccolta alla quale dà anche il titolo “La conchiglia dell’essere”; concludervi perché forse quello in cui meglio si riassume la visione di Piero della Francesca, la “Pala Montefeltro”. Qui tutto allude alla nascita, alla creazione del cosmo, al passaggio dal non essere all’essere: c’è la conchiglia (una valva di pecten) come contenitore simbolico della creazione; si pensi alla nascita di Venere da una conchiglia nella scultura antica, tema ripreso dal Botticelli; c’è l’uovo, simbolo della vita per molti popoli primitivi, forma primigenia della vita, placenta, grembo, e l’uovo scende perpendicolare sul capo della Madonna, ad indicare in Lei la suprema maternità. Leggiamo insieme:

Perfetto
            nitido
                    sospeso
dalla conchiglia dell’essere
                          si tende
    filo che scende
                    arcano
guscio di luce
    che s’imprime nei volti
             persi nell’incanto
sulle vesti stracciate
         sui decori preziosi,

nicchia gravitante di mistero.

Chiudiamo qui il libro per lasciare al lettore il piacere di leggere le altre poesie, magari – e sarebbe il modo migliore – guardando i quadri che le hanno suscitate. A noi non resta, mutuando un suo verso, che dire alla poetessa:”Grazie sia a te, Patrizia” di questa testimonianza d’amore per Piero della Francesca , con la quale hai saputo dare una lettura ai valori spirituali di quest’artista tra i più spirituali della storia della pittura.
Materiale
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza