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Menotti Galeotti

Poeta e narratore di incisiva personalità stilistica e sostanziale, nell'opera prosastica afferma un realismo che, pur muovendo da uno storicizzato clima novecentesco (da Bilenchi a Volponi, per indicare due diversi approdi dello stesso arcipelago), continuamente sa reinventare le proprie formula spaziando in territori di inedita fluttuazione tra verità e mondo onirico, memoria e impegno civile, postulato etico e intenso afflato umano. A tali particolarità, riversate in una scrittura scabra e coinvolgente — semplice all'apparenza, ma, al contrario, complessa e implicativa — si alimentano anche gli impulsi genetici e le costellazioni lessicali della poesia, che, dalla silloge d'esordio, La voce (2000, Libroitaliano) a Oltre mare ('06, Polistampa), è ora interamente riunita nel volume Oltre canto ('07, Helicon), subito seguito da altre raccolte in cui si evidenziano ulteriori e ancor più peculiari prospettive circa la visione dei rapporti cercati tra realtà, parola ed essenzialità d'immagine: Fuoricampo (in Identità poetiche, '08, ibid.), Mitologie interiori ('08, ibid.) e L'albero nudo ('09, ibid.). La produzione narrativa, assolutamente autonoma è tuttavia intrecciata, sotto molti punti di vista, al vibrare dell'evocazione poetica, si articola attraverso Il maestro di musica e altri racconti ('99, ibid.), Vivere per due (2000, L'Autore Libri Firenze), La compagna e racconti scelti ('01Helicon), Neno ('03, ibid.), Il lungo viaggio ('03 Bastogi), Inchiostro verde ('03, Libroitaliano), La gatta di via Cimabue ('04, Helicon), I passi e i giorni ('05, ibid.), Racconti (serie aperta) ('06, Polistampa). Tra i numerosi e importanti riconoscimenti letterari conseguiti, Galeotti, nel '08, ha ricevuto il Premio Casentino alla carriera.

La recente poesia di Menotti Galeotti

Giorgio Luti

Le raccolte poetiche di Menotti Galeotti, pur mantenendo ciascuna una ben distinta fisionomia, formano nel complesso un discorso unitario che mantiene inalterata una precisa volontà di comprensione e di comunicazione.

Una tra le più recenti, Parole sepolte, per esempio, reca un titolo che subito propone l'intenzione di penetrare oltre l'apparenza per cogliere quella «parola» in grado di trasformare il racconto, i fatti, le descrizioni, in pura parola poetica, nel segno sorprendente di un riscatto sempre cercato e molto spesso restituito alla funzione salvifica del dettato poetico.

Così, per tutto il percorso lirico, si afferma la volontà di sollevare il sipario, di scendere attraverso il segno della parola al ritmo segreto del linguaggio poetico.

Movendo dai primi segni d'infanzia lontana, l'Autore approda così a quelle parole che resuscitano il clima di un tempo, l'immagine dei gabbiani che solcano il mare, un mare che è lo spazio ideale in cui affondare la propria ricerca. Ma si deve pur dire che la parola sepolta può raggiungere anche lo spazio del dramma, l'angoscia del sangue e della morte, in uno scenario di Guerra che la poesia sa riscattare, capovolgendone i segni e gli oggetti.

Così è per in sorte d'Israele che il poeta sente urgergli vicino, premere alle porte, straziare la bellezza del creato. E tuttavia, anche in questo caso, la parola della poesia, dissepolta con costanza e coraggio, risolve il dramma in pura immagine, nel segno della fiducia nell'uomo e della speranza di un futuro riscatto.

Questa la ragione intima, alla quale fa seguito la constatazione della vittoria della poesia sull'angoscia e sul male.

E proprio il sentimento poetico trionfa nelle liriche di Vivere il sogno, la raccolta successiva, da considerare nei suoi legami con la precedente e con l'ultima in ordine di tempo, Oltre mare: in senso emblematico e nucleale qui si risolve in pura esaltazione l'immagine, l'evocazione, il paesaggio.

Domina l'idea del grande viaggio che dovrà condurre all' approdo della salvezza. Le pietre, le barriere, gli ostacoli, non bastano a frenare l'istinto profondo che conduce alla terra dei sogni.

Qui i marmi e gli alabastri sostituiscono necessariamente ogni forma che non sia pura. E il grande periplo di Annone a condurre l'esempio di ciò che ogni uomo deve compiere, in quel percorso verso la salvezza che solo la poesia concede a chi l'abbia saputa conquistare a duro prezzo.

Discorso unitario, allora; discorso che mescola realtà e utopia, trasformando in perfetta unità mondi apparentemente lontani. Oltremare è però prologo a un ulteriore e cognitiva stagione (di cui, in questa antologia personale, già si seguono le prime tracce e gli inconfondibili segnali), dove ancora la parola poetica, dissepolta, permea di sé un discorso ricco e multiforme, e sembra condurre ad una soluzione unica e irripetibile.

Nota: Le tre sillogi a cui G Luti fa riferimento nel presente volume sono riconfluite nei capitoli La parola e le tracce, Mitologia onirica, Tra orizzonti e approdi.

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